61. Biennale Arte – The Unfinished Business of Living Together
Il Padiglione svizzero alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta «The Unfinished Business of Living Together».
Comunicato stampa
«The Unfinished Business of Living Together» prende in considerazione il tema della convivenza sia come promessa sociale che come forma di conflitto. Il progetto impiega l’arte per rivitalizzare l’archivio come spazio di intervento e di dibattito attivo.
La mostra prende avvio dalle voci tratte da una puntata del programma televisivo «Telearena», andata in onda dal vivo nell’aprile del 1978, durante la quale il cosiddetto «problema dell’omosessualità» venne discusso pubblicamente e in forma contradditoria. Questa trasmissione segnò una delle prime occasioni in cui individui che si identificavano come omosessuali acquisirono una voce pubblica mainstream al di là dei gruppi subculturali, catalizzando e costruendo coalizioni tra le comunità lesbiche e gay in tutta la Svizzera. Questo tema fu ripreso sei anni più tardi dal talk show francofono «Agora» (1984), che mise in contatto via satellite il pubblico svizzero, francese e canadese. Entrambi i programmi utilizzarono brevi scenette scritte dagli sceneggiatori delle rispettive emittenti televisive per stimolare il dibattito in studio e incoraggiare il pubblico a esprimersi sull’argomento sulla base delle proprie esperienze.
Per il team artistico designato per il Padiglione svizzero alla Biennale Arte 2026, le sfide legate alla convivenza restano irrisolte e possono essere affrontate in svariati modi. I tentativi di cambiamento sociale continuano a scontrarsi con norme consolidate e sistemi istituzionalizzati di esclusione e silenzio. In questo contesto, l’omosessualità costituisce una cartina di tornasole per esaminare, traendo spunto da un esempio storico specifico, come le norme sociali determinino chi ha il diritto di parola e di essere ascoltato. Il dibattito attorno a questo tema rivela schemi ricorrenti di portata più generale come la sicurezza dello Stato che richiede pratiche di sorveglianza o il panico morale riguardo la famiglia nucleare, che ci mostrano come varie forme di differenza finiscano per essere percepite come minacce all’ordine sociale.
La mostra accende i riflettori sia sulle opportunità che sulle tensioni del «vivere insieme». Al centro, una produzione video che si estende nello spazio combina materiali d’archivio con nuove immagini e suoni. Ampliandosi nel giardino del Padiglione, il progetto si confronta con i rischi dell’intimità nello spazio pubblico, esplorando come la memoria si ancori ai luoghi e come l’archivio possa essere riattivato come risorsa viva per diverse narrazioni.
Rivisitando e ricostruendo i meccanismi formali di questi programmi televisivi, l’esposizione sfrutta i formati del montaggio e dell’installazione per suscitare interrogativi di più ampio respiro riguardo alle infrastrutture mediali.
Come sottolinea il team artistico:
«Proveniamo da diverse regioni linguistiche della Svizzera e oltre. Rappresentando generazioni differenti e condividendo prospettive internazionali, speriamo in un Padiglione che inviti i visitatori a riflettere: quando e dove sta accadendo questo? L’archivio fa da riferimento in questo caso? A chi appartiene il passato? Il pubblico si schiererà in modo netto?»
L’esposizione è il frutto di un lavoro artistico e curatoriale collaborativo. Ogni membro del gruppo apporta le proprie competenze e arricchisce il progetto con le proprie sfaccettature. In fin dei conti, «The Unfinished Business of Living Together» sperimenta come voci, spazi e prospettive possano essere condivisi e necessitino di essere costantemente riconfigurati.