È con un numero, il “12”, che apre la prima esposizione del 2012 la Galleria L’IMMAGINE di Cesena.

Informazioni

  • Luogo: L'IMMAGINE GALLERIA D'ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Piazza Aguselli 42 - Cesena - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 25/03/2012 - al 12/05/2012
  • Vernissage: 25/03/2012 ore 17
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: dal mercoledì alla domenica compresa 10 – 13 e 16 – 19.30 Chiuso lunedì e martedì

Comunicato stampa

È con un numero, il “12”, che apre la prima esposizione del 2012 la Galleria L’IMMAGINE di Cesena.
Nella numerologia, il 12, è considerato il numero antico del completamento come segnale della fine della fanciullezza ed ingresso nella vita adulta e dunque induce l'idea di una trasformazione radicale [...che] si fonda su un passaggio molto difficile e faticoso che è il solo che davvero porta a crescere


Per noi, 12, sono gli anni dalla nostra apertura, ed è sicuramente vero che attraverso passaggi difficili e faticosi ma ricchi anche di consensi e soddisfazioni, ci accingiamo ad entrare nella vita adulta della professione.
‘12 anni, nei quali il piccolo salotto della Galleria ha visto esposte le opere di tanti artisti celebrati, di contemporanei e di giovani, alcuni dei quali stiamo accompagnando nella loro salita verso una fama che percepiamo certa.
‘12 anni, di scelte per portare a Cesena, artisti di grande spessore ma in particolar modo opere di grande qualità nelle quali piacere e investimento si fondono.
‘12 anni, nei quali abbiamo cercato di esplorare in particolar modo linguaggi artistici figurativi con qualche puntata verso l’informale non solo italiano.
‘12, parlerà di Novecento internazionale e della contemporaneità

Per festeggiare questi anni insieme, non avremmo saputo farlo meglio se non presentando dodici artisti in una mostra collettiva straordinaria.
Alcuni di loro ci hanno accompagnato nel nostro viaggio nell’arte, altri sono nuove proposte di quelle che piacciono a noi, linguaggi personali e intriganti, curiosi e innovativi, artisti da controllare da vicino perché sentiamo avranno un peso nel mondo dell’arte, che magari, ritroveremo in mostre personali, per conoscerli in modo più approfondito, proprio presso la nostra sede in un prossimo futuro.
Questa esposizione, pur con poche e selezionate opere per ciascun artista, vuole far notare le differenti personalità, alcune delle quali ha influenzato tanti altri artisti della seconda metà del Novecento.
Dei dodici artisti presentati, distanti per età e geografie, alcuni, hanno operato nei campi più disparati: pittura, scultura, fotografia, video, installazione, altri, in particolare, la sola pittura magari utilizzando tecniche non comuni.
Osservando le loro opere individuate per questa occasione sarà inevitabile rintracciare in ognuno di loro la potenza del segno che li contraddistingue.

Enrico BAJ, uno dei Grandi Artisti del’900 italiano, ha partecipato in primo piano alle avanguardie degli anni Cinquanta, fondando il movimento nucleare nel 1951 che è stato grandemente innovativo e aperto ad instaurare contatti con artisti e intellettuali europei.
L’opera di Baj si articola in vari periodi che hanno in comune l’ironia dissacratoria e il continuo rinnovarsi dell’espressività.
Da un lato gli “specchi”, i “mobili”, i “meccani”, le “dame”, le “modificazioni”, i “d’après” (omaggi e insieme rifacimenti parodistici di Picasso, Seurat e altri) in cui prevale l’aspetto ludico e il piacere di fare pittura con ogni sorta di materiali, decorazioni, passamaneria, oggetti a cui il collage fornisce molteplici varianti e possibilità. Dall’altro, partendo dalle figurazioni nucleari degli anni Cinquanta, che testimoniano le paure seguite a Hiroshima e proiettate nel futuro, che manifestano un forte impegno civile contro ogni tipo di aggressività.
L’artista che nasce a Milano nel 1924, si spegne nel 2003.

Luca BELLANDI, artista livornese contemporaneo che negli ultimi anni ha raccolto successi e consensi attraverso una serie di mostre allestite fra Italia, Europa e Stati Uniti.
I suoi soggetti sono in particolar modo le figure femminili, muse eteree vestite di abiti che disegnano un corpo solo intuito, invitando in maniera irresistibile, con la loro sensualità latente, ad entrare nel proprio mondo, donne che si possono solo immaginare, definite tra pieghe di tessuti drappeggiati e sfumature di colore.
Lilith è l’archetipo della donna libera, non sottomessa all’uomo ed al proprio egoismo, non condizionata dalle sue imposizioni e dai suoi ricatti.

Silvia CAMPORESI
È sensuale la fotografia di Camporesi, artista forlivese contemporanea, con, al suo attivo importanti esposizioni nazionali ed internazionali. Cromatismi densi, texture pastose, luci morbide: il sacro che passa attraverso il corpo.
Dall’immobilità di un gesto d’Ouverture, opera esposta, come invito ad una simbolica apertura delle danze. Posso affermare, dice Silvia in una recente intervista, che tutta la mia ricerca affronta sempre una sola tematica: l’evoluzione spirituale.
Quando parlo di spiritualità non parlo necessariamente di religione, così come quando parlo di fede non cito nessun Dio in particolare. Questa sottile terra di confine fra “sacro nel luogo sacro” e “sacro nel quotidiano” che mi affascina e mi ispira, e credo sia il terreno più fertile per parlare di evoluzione spirituale. La ricerca di Silvia Camporesi è quella di ricreare un’atmosfera sacrale attraverso diverse combinazioni, creando visioni per le quali ognuno che guarda possa giungere ad una propria verità.

Gianluigi COLIN, nasce a Pordenone nel 1956. Voce originale e autonoma nel panorama dell’arte italiana, mette al centro della sua riflessione i simboli della nostra contemporaneità utilizzando il “materiale che il mondo gli offre”: soggetti delle sue opere sono le icone e gli eventi del presente, selezionate in quell’oceano di informazioni che i mezzi di comunicazione di massa ci presentano incessantemente. Colin che è art director del “Corriere della Sera”, ha tenuto conferenze, seminari e corsi universitari, nel suo lavoro c’è un dialogo costante tra immagini e parole.
L’artista lavora “dentro un mondo di carta” operando con una tecnica complessa: attinge immagini dai quotidiani, accartoccia quei fogli, li fotografa e li stampa su carta di giornale. Il materiale è poi incollato su un’ulteriore stratificazione fatta di sedimentazioni di carta sempre di giornale e da ultimo interviene sulla sua opera con nuove stropicciature. Quasi un tentativo di preservare quelle immagini e quelle parole dall’inevitabile destino dei quotidiani a cui appartengono: la breve durata di ventiquattrore.
Appartiene al novero di quegli artisti che vogliono essere testimoni della storia come Goya, Rauschenberg e Warhol, scrive di lui Barbara Rose che ha curato la recente mostra al MADRE di Napoli, Invece di limitarsi a riprodurre un’immagine fotografica, però, Colin la trasforma, stropicciando e deformando la pagina stampata su cui è impressa per poi fotografarne gli effetti di rilievo scultoreo”.
Sue opere sono presenti in collezioni private, musei e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero.

Roberto CRIPPA, Singolare personalità della ricerca artistica e della sperimentazione, Crippa uno dei maggiori artisti del dopoguerra, nacque a Monza nel 1921. Aderì al movimento spazialista con Lucio Fontana, Giorgio Kaisserlian, Sergio D’Angelo, Enrico Baj, Carlo Cardazzo e Cesare Peverelli. Nonostante la prematura scomparsa, morì nel 1972, in un incidente di volo, ha lasciato un corpus importante di opere grazie alla tempestività con cui la critica, fin dagli anni giovanili, riconobbe il suo straordinario talento e i riconoscimenti che presto ottenne in Italia e all’estero. Come per tanti altri artisti anche la sua opera si è evoluta ciclicamente, all’inizio degli anni Cinquanta si incentrava attorno ad una serie di dipinti detti Spirali, di carattere geometrico e astratto, come quelle presenti in questa mostra; con il gesto geometrico quasi-circolare (ma mai perfettamente tondo) l’artista creava degli spazi involuti, da cui si generavano raggi che si proiettavano fuori dalla bidimensionalità della tela, in linea coi principi del "Manifesto" spazialista. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo.

Sonia DELAUNAY
L’ artista che ha rivoluzionato la storia dell’arte, della moda e del costume del secolo scorso, nasce in Ucraina nel 1885. Attinge proprio lì quelle indimenticabili visioni colorate, costantemente presenti nel suo lavoro.
Sono soprattutto i colori dei vestiti dei contadini russi a rimanerle impressi nella mente, dopo il suo trasferimento a Parigi nel 1906. La Delaunay si spinse oltre la pittura, indirizzandosi dal 1913 verso la produzione tridimensionale: tessuti, stoffe, vestiti, ambienti a contrasti simultanei, creazioni astratte con rapporti cromatici, dove l’artista sembra anticipare problematiche poi affrontate da altri artisti, anche se con significati diversi, si è parlato di Dorazio, Morellet, Calder, Vasarely.
Già orientata verso una pittura di puro colore, Sonia affiancò il marito, Robert Delaunay, nelle ricerche sul colore e sulla rifrazione della luce, in cui l'effetto dinamico è espresso dalle sole modulazioni del colore e della luce che conferiscono all'opera un tono lirico, approdando al movimento chiamato orfismo (o cubismo orfico). Si spegne a Parigi nel 1979.

Domenico GRENCI, giovane artista calabrese, indaga, con l’utilizzo del bitume, l’universo femminile, sul senso della bellezza nella contemporaneità passando per sentieri che guardano da vicino varie esperienze legate alla storia dell'arte.
Volti come depositi di forme culturali e passionali, un intreccio tra memoria e oblio che mette in evidenza paradossi e conflitti, e sottilmente colpiscono chi guarda.
Dipinti che esprimono una sensibilità pittorica particolarissima, indagando la grazia di una passionalità appena passata che risale alla memoria.
Le muse ispiratrici di Grenci toccano con leggerezza e sensibilità la tela, dove l’incompletezza della sua pittura, povera di sontuose tecniche, fa affiorare la bellezza intesa nel suo senso più profondo.

Paul JENKINS, uno dei maggiori pittori contemporanei viventi, nato a Kansas City, Missouri, nel 1923.
Si è formato presso l'Art Student League di New York, in particolare con il pittore Yasuo Kuniyoshi. Accostatosi al fervore dell'espressionismo astratto americano, assiduo amico di Jackson Pollock e attento all'opera di Mark Rothko, Jenkins maturò il suo stile, unico e riconoscibile, in più di mezzo secolo di attività, dopo l'esperienza europea. La prima mostra a Parigi fu nel 1954. Ispirato dalla forza primordiale del colore e al suo stendersi sulla tela bianca, l'artista accosta la naturalezza del gesto espressionista, alla misura europea della storia e della tradizione, cercando una risoluzione all'interno di una feconda e iniziale contraddizione di opposti, mediata dalla conoscenza e dalla continua frequentazione della cultura orientale.
La pittura di Jenkins si pone come unica e assoluta meditazione in equilibrio tra natura e storia, presente e passato, istinto e ragione.

Jiri KOLAR, l’artista nasce in Boemia nel 1914 e muore a Praga nel 2002.
La scoperta di Marinetti avviò Kolar sulla strada della poesia moderna e gettò le basi della sua ricerca artistica. Poi l'incontro con il Surrealismo dal quale derivò l'idea dei collage.
Frammenti strappati o tagliati di testi e immagini provenienti dalle fonti più diverse, per costruire un personale alfabeto con cui ridisegnare il mondo. A comporre l'ordito di questi "Chiasmage" sono pagine del Larousse, della Bibbia, del Corano, tabelle di orari ferroviari, atlanti stellari, carte musicali, testi in caratteri latini, ebraici, gotici, arabi, ideogrammi cinesi… ridotti prima in brandelli e poi ricomposti seguendo una trama segreta.
Partendo sempre dalle immagini, esplora il collage in tutte le sue forme: dai "Rollage" ai "Frottage" fino agli "Intercollage".
Kolář, dopo avere ereditato il modus operandi della tradizione dada-surrealista (privata, però della carica provocatoria), ha continuato a ricercare un linguaggio poetico e lieve con cui decifrare la realtà. Una sorta di "alfabeto morale"- con cui l'artista ha saputo "rendere fantastiche le cose più umili dello sguardo quotidiano", sottraendole al loro destino e rallentando il corso della loro esistenza.

Luciano DE LIBERATO, abruzzese, artista eletto di assoluto primo piano nel panorama artistico contemporaneo, le sue opere celebrano l’infinito viaggio del segno, alla ricerca del colore nel Segno, della Luce sull’ombra, sull’enigma e la teatralità.
Trame e Sudari, Territori della Memoria, Cotoni, Grovigli di Fettucce, Teatri, Nodi, Labirinti, fino alle recentissime Accumulazioni, presentate alla Biennale di Venezia 2011, sono il cordone ombelicale su cui l’artista ha dipanato la sua matassa.
De Liberato è artista colto, sensibile e raffinato, in lotta con le superfici per controllarne lo spazio, come conquista della bellezza della vita, come reazione all’inquietudine del caos. “Oggetto dell’intelletto”, così sono state definite le sue opere da Maurizio Fagiolo, una ricerca continua mai esausta. Lo scorso anno si è interessata alla sua opera l’autorevole Galleria Saatchi di Londra, che lo sta esponendo in varie città degli Stati Uniti.

Emilio TADINI, milanese del 1927, uno dei maggiori artisti e intellettuali del dopoguerra, col suo linguaggio personalissimo e versatile ha saputo affrontare i temi più attuali della cronaca, e le forme più arcaiche dell’immaginario occidentale, come mito e fiaba.
Tadini ha costruito, coi dipinti, e coi romanzi, una lunga storia, un sistema simbolico molto complesso che non può essere inteso se non misurando con le sue stesse parole lo spessore della pittura;raramente le due lingue sono state così strettamente correlate.
Una storia d’artista, che rappresenta uno dei pochi momenti innovatori della nostra pittura, al di fuori delle mode e dei consensi costruiti.
L’Artista si spegne nella sua città nel 2002.

Man RAY, una delle figure più geniali, brillanti, anticonvenzionali ed eclettiche della storia dell’arte del Novecento, passa e indaga lungo tutta la sua vita, fin dall’inizio, il Cubismo, il Dadaismo, il Surrealismo, anticipando, a volte in modo inconsapevole, i Movimenti, con intuizioni tanto lucide quanto occasionali, senza mai perdere di vista l’unico vero obbiettivo del suo essere artista: la libertà di pensiero e la completa indipendenza espressiva.
Le opere esposte sono della serie “femmes”.
Presente in Galleria, anche il catalogo Man Ray-“The fifthy Faces of Juliet”, elegante edizione stampata in 1000 esemplari numerati.
Il grande artista americano che nasce a Philadelphia nel 1890, muore a Parigi nel 1976.


Organizzazione: Maria Grazia Melandri