Muri
La mostra, nata nel quartiere di Barriera di Milano, evoca fin da subito il tema del confine, della soglia e del margine, elementi intrinseci alla storia urbana e sociale del luogo.
Comunicato stampa
L’Officina ADhoc, studio di architettura e design fondato da Enrico Fabbri, torna con una nuova esposizione ed è lieta di presentare MURI, mostra collettiva curata da Elena Radovix. L'esposizione, che si terrà dall'11 settembre al14 ottobre 2025, trasforma lo spazio postindustriale di via Cervino 24 in un laboratorio di riflessione sul rapporto intimo e complesso tra arte e architettura.
Muri di Barriera.
La mostra, nata nel quartiere di Barriera di Milano, evoca fin da subito il tema del confine, della soglia e del margine, elementi intrinseci alla storia urbana e sociale del luogo. L'architettura non è qui un semplice contenitore, ma un protagonista attivo, un tessuto narrativo che interroga i visitatori. I muri superano il proprio essere unicamente elemento divisorio ma divengono la tela su cui si stratificano storie, trasformazioni e memorie.
L'Officina ADhoc, che si occupa da sempre di intrecciare relazioni tra persone, luoghi e cose, fornisce il contesto ideale per questo dialogo. "Il muro, metafora della nostra condizione umana, si offre come punto di incontro tra l'individuo e lo spazio urbano: è protezione e prigione, identità e separazione" spiega la curatrice Elena Radovix. La mostra esplora come il muro, nel suo essere elemento architettonico, possa diventare un'opera d'arte, un archivio e uno specchio delle tensioni sociali.
I VideoPodcast
Operazione inedita e coerente con le forme di divulgazione più accattivanti del presente, per questa collettiva Officina AdHoc ha realizzato dei video podcast di circa 15, 20 minuti, per ogni artista. Dando così occasione ad ognuno di loro di raccontare il proprio percorso professionale, i progetti realizzati e il pensiero che li sottende, con un focus particolare per le opere esposte in mostra. Questi diverranno materiali informativi per i potenti e molto seguiti canali social di Officina AdHoc.
Gli artisti in mostra: un dialogo tra materia e significato
La collettiva riunisce sei artisti – Laura Berruto, Raffaella Brusaglino, Claudio Cravero, Bahar Heidarzade, Guido Pigni e Michele Rigoni – che attraverso linguaggi diversi (fotografia, pittura, incisione, collage e installazione) analizzano il muro dal punto di vista fisico e simbolico, creando una narrazione che sfuma i confini tra le discipline.
Bahar Heidarzade realizza un'installazione site-specific, Mattoni di Memoria, che fa del gesto del costruire un atto politico. L’artista, attraverso l'architettura effimera, invita a riflettere sui confini e sulla loro funzione di scudo, o prigione.
Guido Pigni usa lastre di ferro dismesse per le sue incisioni, trasformando i materiali industriali in memorie urbane. I suoi lavori mostrano come il degrado architettonico sia una metafora del deterioramento sociale, rendendo i muri palinsesti vivi.
Michele Rigoni con l'installazione Periferie, stampata a grande formato, rende la parete dello studio parte dell'opera, invitando il pubblico a entrare in una scena urbana per diventarne parte. Il muro diventa così una soglia tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere.
Raffaella Brusaglino esplora il rapporto tra arte e tecnica, fondendo materiali pittorici con frammenti di progetti architettonici del padre. Il risultato sono tele che rievocano muri-mappa, in un dialogo tra memoria personale e storia condivisa.
La mostra rappresenta un'occasione per riflettere su come arte e architettura si influenzino a vicenda, trasformando lo spazio costruito in un'esperienza emotiva, critica e poetica.