Underground e mainstream. Il saggio di Alberto Mario Banti

Edito da Laterza, il volume firmato da Alberto Mario Banti fa luce su una dialettica ben radicata nella società contemporanea, quella tra cultura underground e tendenze mainstream. Volgendo lo sguardo alle complesse dinamiche del secolo scorso.

Alberto Mario Banti, Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd (Laterza 2017)
Alberto Mario Banti, Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd (Laterza 2017)

Sebbene le interferenze tra cultura alta e cultura bassa possano contare su una letteratura ad ampio spettro disciplinare, sono ancora vasti gli spazi in cui inserire nuovi sguardi. Ne è una conferma, il poderoso volume Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd di Alberto Mario Banti, ordinario di storia contemporanea all’Università di Pisa.
Edito da Laterza, il libro mette insieme l’enciclopedico resoconto di un’epoca in cui radio, cinema, fumetti, musica, televisioni, pubblicità, arte, ossia un paradigma intertestuale complesso, esercita un dominio culturale di massa. Muovendo dalla contrapposizione tra ‘mainstream’ e controculture, antitesi in cui si scorgono evidenti echi adorniani, Banti individua, quale termine ante quem, il 1933. È la data della proiezione, in anteprima nelle sale americane, de I tre porcellini, prototipo cinematografico e culturale confezionato dalle major hollywoodiane per un intrattenimento risarcitorio. Il format, con tanto di lieto fine, è destinato a lenire per lungo tempo trepidazioni e disagi della società americana e, per estensione, di quella occidentale. Si tratta di un universo rassicurante, raffinatamente congeniato per generare una devota fidelizzazione del pubblico, tuttavia progressivamente aggredito dall’insorgere di altre storie. Provengono da segmenti di popolazione che vivono la marginalità, la segregazione razziale o cominciano a maturare una coscienza di classe e di genere, alla base delle rivolte giovanili tra gli Anni Sessanta e i Settanta.

Alberto Mario Banti, Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd (Laterza 2017), copertina
Alberto Mario Banti, Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd (Laterza 2017), copertina

DALL’HOLLYWOOD RENAISSANCE ALLE CORPORATION

Per Banti, la nascente controcultura conosce la sua più compiuta espressione nel rock (cui riserva un mastodontico compendio documentario), imparentato al ‘mood’ pop, abitato da mostri sacri come Beatles, Dylan, Hendrix, solo per fare qualche nome, e saldato a un registro di rivendicazioni sociali e di militanza politica. Connessioni che tenderanno a diradarsi alle soglie della globalizzazione, bollata dalla nuova stagione del capitalismo e soprattutto dal tramonto delle grandi narrazioni. Pertanto, la destrutturazione propria del postmoderno coincide, nell’argomentare tassonomico di Banti, con la chiusura dell’‘Hollywood Renaissance’ e con un lento scivolamento verso il gigantismo delle Corporation, divenute simultaneamente case di produzione cinematografica e discografiche, emittenti tv e sistema di comunicazione, potenti al punto di assecondare anche sensibilità underground. E se allora il ‘mainstream’ trova nuove e più potenti reincarnazioni (le serie tv, per esempio), la controcultura che fine fa? Continua a rilanciare ‘trend’, sebbene svilita da una frammentazione della scena musicale globale e delle comunità generazionali di riferimento, fino al momento in cui guadagna spazi di affermazione planetaria con il web e con una cultura generata direttamente dagli utenti. Tra i pregi del libro l’utilizzo di un semplificativo schematismo, se si vuole manicheo, che tuttavia non impedisce rimandi ad approcci più complessi ma che anzi aiuta a maneggiare l’ipertrofia dei materiali, un archivio di dati facilmente fruibile per ulteriori percorsi interpretativi.

Marilena Di Tursi

Alberto Mario Banti ‒ Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd
Laterza, Bari 2017
Pagg. 608, € 29
ISBN 9788858129210
www.laterza.it

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Marilena Di Tursi
Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto sulla promozione dei giovani artisti pugliesi dal 1988 fino ad oggi. È autrice di numerose pubblicazioni e di testi critici di presentazione dell’opera di giovani artisti, contenuti in cataloghi redatti in occasione di mostre personali e collettive. Per conto della Fondazione Corriere della Sera, in qualità di membro del consiglio scientifico, ha curato cicli di incontri dedicati all’arte contemporanea nell’ambito dell’iniziativa “Da Est a Ovest Bari incontra il mondo” (2015/2016) e “Quanto è contemporanea l’arte contemporanea?” (2016, con Marco Scotini, Achille Bonito Oliva, Domenico Fontana, Marco Senaldi). Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia dell’arte contemporanea, ha conseguito la specializzazione triennale in storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il titolo di Dottore di ricerca in Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei beni culturali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Insegna Storia dell’arte nel locale Liceo artistico.