Consigli di lettura estivi. Con Tiziano Scarpa

Negli scorsi mesi ve ne abbiamo parlato a più riprese. Ma se ancora non avete letto “Il brevetto del geco” di Tiziano Scarpa, recuperate mentre siete in vacanza. Ve lo consigliamo caldamente.

Tiziano Scarpa, Il brevetto del geco, Einaudi, Torino 2016
Tiziano Scarpa, Il brevetto del geco, Einaudi, Torino 2016

Cominciamo dalla copertina. L’illustrazione di Massimo Caccia riproduce il lato frontale di una lavatrice. Nello spazio dell’oblò, un geco. La superficie dello stesso oblò – fidatevi – è in teflon. La combinazione di questi tre elementi potrebbero spiegare l’intreccio delle due (più una) storie, prima alternate e poi avviluppate e poi di nuovo sciolte, che costituiscono Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa [qui trovate le recensioni di Luca Bertolo e Christian Caliandro].
Perché ne parliamo nella rubrica Stralcio di prova? Perché questo è lo spazio dedicato alle narrazioni che chiamano in causa l’arte. E una delle due storie, quella che vede protagonista Federico Morpio, ci casca dentro perfettamente. Federico è un artista quasi quarantenne, macerato dall’invidia ma sempre più consapevole. Consapevole della mediocrità del proprio lavoro, delle proprie sensazioni, dei propri asti. E questa coscienza di sé e dell’ambiente matura nel momento in cui, per un evento (in)atteso, si allontana dalla mania. Che poi questo capiti a Venezia, a pochi giorni dalla Biennale, è uno dei paradossi sui quali è costruito il romanzo.

L'intervento di Dan Flavin alla Chiesa Rossa di Milano
L’intervento di Dan Flavin alla Chiesa Rossa di Milano

In realtà, imbevuta d’arte è anche l’altra storia. Perché l’avvicinamento alla fede avviene tramite capolavori che solo per semplicità possiamo definire d’arte sacra (la Chiesa Rossa di Milano con i neon di Dan Flavin; la Cena in Emmaus di Caravaggio: “È quasi una bestemmia, questo quadro, perché trasforma in una durata quello che Gesù aveva voluto fosse soltanto un attimo”; il Padiglione della Santa Sede in Biennale). E per la visionarietà di quel cronovisore che Adele e Ottavio inseguono fino all’Isola di San Giorgio Maggiore, e che veramente (non) fu inventato da Padre Pellegrino Maria Ernetti.
I motivi per leggere il libro si moltiplicano. Lasciamo per ultima la lingua, l’accumulazione ora fluida ora incalzante – ora ideogrammatica – alla quale Scarpa sottopone il flusso narrativo.

João Maria Gusmão e Pedro Paiva. Papagaio, Installation view, HangarBicocca, Milano
João Maria Gusmão e Pedro Paiva. Papagaio, Installation view, HangarBicocca, Milano

Ancora non basta? L’ennesimo valore aggiunto risiede nel fatto che l’autore parla dell’artworld con piena cognizione di causa – e non succede spesso, e in questa rubrica lo abbiamo sovente sottolineato. Qualche prova? “L’epoca a cui era appartenuto Cattelan non era in grado di sopportare la disperazione senza che fosse avvolta in un packaging scherzoso. I suoi erano pacchi-regalo avvelenati”. Facile citare Cattelan? In quanti però ci mettono insieme, per dire, João Maria Gusmão e Pedro Paiva oppure Ragnar Kjartansson? Facile citare Artissima? C’è anche The Others. E poi le note estetico-sociologiche: “Il sublime contemporaneo procura un sacro rancore: ci si sente una nullità dinanzi all’economia, invidiando sgomenti il monumentale potere del denaro”.

PS: se amate Artribune, c’è anche lui, a pagina 84.

Marco Enrico Giacomelli

Tiziano Scarpa – Il brevetto del geco
Einaudi, Torino 2016
Pagg. 336, € 20
ISBN 9788806203115
www.einaudi.it

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #30

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.