Ai Weiwei. Il Braveheart dell’arte

Artista e architetto. Anzi, art-star e archi-star. Suo malgrado. Perché il cinese Ai Weiwei deve la sua popolare notorietà non tanto alle sue opere, ma alla lunga reclusione che ha scontato in patria. Colpa, in gran parte, di un blog che ora Johan and Levi propone in italiano.

Ai Weiwei

Questo blog è stato chiuso. Se avete domande, per favore digitare il 95105670; cliccate sudare un’occhiatanella stringa a sinistra per visitare altri eccellenti blog”. È quanto si leggeva, inserendo nella barra di navigazione l’indirizzo blog.sina.com.cn/aiweiwei che rimandava, appunto, al blog di Ai Weiwei, artista, architetto e attivista dei diritti umani o dissidente, come ama definirsi, detenuto in una località segreta – dal 2 aprile al 22 giugno 2011 – per la sua netta opposizione al regime (una detenzione che ha visto, fortunatamente, una mobilitazione generale degli stati generali dell’arte).
Un blog “chiuso a tempo indeterminato” dalle autorità cinesi – immediatamente dopo una verifica governativa – perché non in linea con la politica di censura del Comitato centrale. Difatti le autorità del Comitato centrale del Partito Comunista cinese (che il 28 ottobre 2011 aveva annunciato di limitare o meglio di contrastare “l’eccesso di intrattenimento” di programmi e di social network con “tendenze volgari”), pensano bene di bloccare il pensiero scomodo e provocatorio di un artista che ha trasformato, a detta di Obrist, il blog in “una delle grandi sculture sociali del nostro tempo”.

Ai Weiwei - Il blog. Scritti, interviste, invettive 2006-2009

Inclinando la rete a una potente arma per stabilire contatti planetari e aprire dibattiti feroci sul presente (sulle pressioni politiche a senso unico), Ai Weiwei, figlio di Jiang Haicheng (1910-1996), celebre poeta noto come Ai Qing, ha sempre visto nella rete e nel cyberspazio “un potente mezzo di cambiamento sociale”.
La libertà di pensiero, i segni della storia e l’azionismo. Ma anche la lotta, l’apertura a un dibattito più strettamente planetario e la volontà intellettuale di invocare la democrazia e parlare al mondo. Sono questi gli spazi d’azione che è possibile (ri)seguire, ora, nel potente libro Ai Weiwei. Il blog. Scritti, interviste, invettive, 2006-2009, pubblicato dalla casa editrice Johan & Levi di Milano.
Un volume, curato da Stefano Chiodi, che ripercorre una miscellanea di interventi pubblici – di “un rito divenuto quotidiano”, suggerisce Lee Ambrozy, curatrice dell’edizione americana – apparsi sul blog di Ai Weiwei tra il 2006 e il 2009. Si tratta di pensieri, serrate analisi, visioni e riflessioni sullo stato delle cose, sull’inefficienza di una classe politica che, forse ancora in linea con la Grande rivoluzione culturale proletaria promossa da Mao a partire dal 1966, vede l’artista, l’intellettuale, il pensatore come un batterio da debellare, come la nona categoria puzzolente o anche come il demone dalla testa di bue e dal corpo di serpente.

Tradizione e globalizzazione secondo Ai Weiwei

Lasciateci dimenticare ogni persecuzione, ogni umiliazione, ogni massacro, ogni occultamento, ogni menzogna, ogni crollo e ogni morte”, scrive in un post, Lasciateci dimenticare, del 28 maggio 2009. “Dimenticate tutto ciò che potrebbe essere un ricordo doloroso e dimenticate ogni volta che dimentichiamo […]. Per la nostra stessa sopravvivenza, lasciateci dimenticare”. Un dimenticare che è, per dirla con Agnetti, un dimenticare a memoria, un’attesa forse. L’attesa di un cambiamento, di una vita più giusta e felice.

Antonello Tolve

Ai Weiwei – Il blog. Scritti, interviste, invettive 2006-2009
a cura di Stefano Chiodi
Johan & Levi, Milano 2012
Pagg. 392, € 20
ISBN 9788860100634
www.johanandlevi.com

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.