100 anni del manifesto Campari creato da Leonetto Cappiello

Anche i testimonial di fantasia compiono gli anni. È la volta dello spiritello icona del marchio Campari, inventato dal grafico Leonetto Cappiello.

Lo spiritello di Cappiello (particolare)
Lo spiritello di Cappiello (particolare)

Buon compleanno spiritello Campari! Era il lontano 1921 quando scaturì dalla fantasia di Leonetto Cappiello e comparve come testimonial sui manifesti Campari: una sorta di genio della lampada avvolto all’interno delle volute di una buccia d’arancia, perfetto abbinamento per la bevanda. Come il Pierrot bifronte rosso e bianco, divenne una star della pubblicità – sempre per mano di Leonetto Cappiello, padre della grafica pubblicitaria del Novecento.
Quale fu la formula vincente di questa immagine? Innanzitutto il suo autore è il primo a creare, o meglio ad usare in ambito pubblicitario, il personaggio-idea, un’incarnazione che rappresenta il prodotto senza essere riferibile allo stesso in maniera didascalica. In secondo luogo questa figura dal sorriso sfacciato ha un’anima da tentatore, un carattere furbo, come un personaggio della Commedia dell’arte (viene in mente Zanni). Lo spiritello recita una parte e il pubblico italiano, ma non solo, può solidarizzare ed empatizzare con lui. Campari si scopre all’avanguardia per la capacità di stringere sodalizi con artisti e designer d’eccezione, come succederà pochi anni dopo con il caso Fortunato Depero. Per festeggiare il centenario, fino a venerdì 26 novembre 2021 il manifesto dello spiritello e altri correlati sono in vendita sullo store online di Fondazione Sonia e Massimo Cirulli con una riduzione del 25% applicando il codice sconto MANIFESTI21.

 

CHI ERA LEONETTO CAPPIELLO?

Nato a Livorno il 9 aprile 1875 e morto a Cannes il 2 febbraio 1942, Leonetto Cappiello era mago della grafica pubblicitaria europea. Rivoluzionatore post-Chéret, debutta a Parigi come caricaturista alla rivista Le Rire, e il suo primo manifesto è Frou-Frou, del 1899. Nel 1924 lavora per la manifattura Gobelins e per quella di Beauvais, realizza oltre 3.000 manifesti dai colori smaglianti, in cui le sagome si stagliano sul fondale a tinta unita, spesso nero. Tra i suoi migliori si ricordano Livorno-stagione balneare del1901, Corset de Furet, del 1902; Mele, del 1907, Cinzano, del 1910, e Bitter Campari, del 1921. Nel 1914 e nel 1922 partecipa alla Biennale di Venezia, nel 1939 all’Exposition de l’Affiche del Conservatoire des Arts et Mètiers di Parigi e all’Exposition des Arts Dècoratives de Paris.

– Giorgia Basili

Store Fondazione Sonia e Massimo Cirulli

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.