BiennalType: l’estetica delle lettere di Lorenzo Marini al Padiglione Venezia della Biennale

A ogni ospite di APERTURE STRAORDINARIE – nuovo programma di incontri presso il Padiglione Venezia – sarà dedicata una lettera speciale. Così l’opera di Marini diventa il nuovo simbolo della manifestazione del Padiglione Venezia

Lorenzo Marini alla presentazione di BiennalType
Lorenzo Marini alla presentazione di BiennalType

È partito APERTURE STRAORDINARIE: UNA MOSTRA AL PADIGLIONE VENEZIA, il progetto voluto dal Comune di Venezia che proseguirà fino a 31 dicembre 2020 ai Giardini della Biennale. Si tratta di “un ponte virtuale con la Biennale 2021, ma anche di un’opportunità per immaginare e plasmare un mondo diverso e invitare i giovani a credere in questo futuro prossimo, apparentemente così incerto”, spiegano gli organizzatori. Per tutta la durata dell’evento si svolgerà un ricco programma di incontri, organizzato dalla curatrice Giovanna Zabotti, che coinvolgerà protagonisti del mondo del cinema, del teatro, dell’arte ma anche della musica e del giornalismo. Tra questi Ferzan Ozpetek, Diodato, Gioele Dix, Fabrizio Plessi, Mogol e Riccardo Illy, ognuno di loro chiamato a raccontare al pubblico il proprio universo creativo. 

Il Manifesto di Lorenzo Marini
Il Manifesto di Lorenzo Marini

BIENNALTYPE: IL PROGETTO TRA ARTE E GRAFICA DI LORENZO MARINI

Il progetto si completa diun’opera che è diventata il simbolo dell’intera manifestazione: si tratta di BiennalType,appositamente pensata per l’occasione da Lorenzo Marini (Monselice, 1958) pubblicitario, scrittore e artista, caposcuola della corrente artistica TypeArt. BiennalType consiste in una superficie in acciaio specchiato 85×85 cm, recante alcune lettere dell’alfabeto, le stesse che sono state utilizzate per i manifesti e per ogni tipo di supporto di comunicazione del Padiglione Venezia ai Giardini. L’intento è coniugare arte e grafica, comunicazione e segno pittorico, ironia e creatività: per farlo l’artista è partito dagli ospiti in programma, dedicando a ognuno di loro una lettera personalizzata “a loro immagine e somiglianza”. Anche la disposizione dei caratteri non è quella dell’alfabeto canonico: leggiamo infatti nella prima riga D, O, F, B, L, che stanno a significare Diodato, Ozpetek, Fanti, Boni, Letta, mentre sotto M, F, P, F, C, a rappresentare Marini, Fila, Plessi, Fresa, Cibic; e così via per 25 partecipazioni. “Con questo pezzo d’arte ho voluto celebrare ogni singola personalità e creare uno spazio visivo sinergico, un percorso in grado di raccontare una storia nuova, ma soprattutto in grado di concepire insieme le realtà artigianali, artistiche e culturali della Biennale”, ha commentato l’artista. 

il Padiglione Venezia
il Padiglione Venezia

ANCHE LE MUSE INQUIETE ALLA BIENNALE DI VENEZIA

La parola chiave della manifestazione è interdisciplinarietà, ovvero quell’intreccio di arti che caratterizza la vicenda della Biennale di Venezia stessa. Ne è una prova la mostra Le Muse Inquiete: la Biennale di fronte alla storia coordinata da Cecilia Alemani, che si svolge parallelamente nello stesso periodo nel Padiglione Centrale (fino all’8 dicembre 2020): un percorso realizzato dall’archivio storico ASAC che per la prima volta indaga sulla storia della manifestazione lagunare coinvolgendo i settori Arte, Cinema, Teatro, Danza, Musica e Architettura. 

– Giulia Ronchi

www.labiennale.org

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.