Wonder Woman, il mito. La prima mostra dedicata ad un supereroe

Al Palazzo Morando di Milano dal 17 novembre 2021 al 20 marzo 2022 è in mostra Wonder Woman o meglio… a questa super eroina è dedicata un’intera esposizione che analizza le sue origine e ripropone li costumi e l’armatura come suo essere e difesa dal mondo circostante.

Wonder Woman 2009
Wonder Woman 2009

Ideata per l’editoria nel 1941 dallo psicologo americano William Moulton Marston, con le prime illustrazioni di Harry G. Peter, Wonder Woman è diventata negli anni Settanta l’omonima serie televisiva statunitense, con protagonista un’intramontabile Lynda Carter, per conquistare infine il grande schermo con i film Wonder Woman (2017) e Wonder Woman 1984 (2020), entrambi interpretati da Gal Gadot e distribuiti in Italia da Warner Bros. Pictures. A questa eroina, che ha compiuto 80 anni, è ora dedicata una grande mostra, un primo progetto museale interamente dedicato al suo personaggio. Dal 17 novembre 2021 al 20 marzo 2022 le sale espositive di Palazzo Morando a Milano ospitano Wonder Woman. Il mito. La mostra eplora la figura di Wonder Woman e la storia  a partire dalle origini. Dall’illustrazione e il fumetto al cinema, dalla cultura pop alla moda, il percorso è curato da Alessia Marchi e articolato in sezioni dove coabitano comics e tavole originali (dalla Golden Age ai nostri giorni), videoinstallazioni, costumi e props dell’universo cinematografico.

IN BREVE LE ORIGINI DI WONDER WOMAN

La storia di Wonder Woman ha inizio negli anni 40 del Novecento quando il professor William Moulton Marston è docente di psicologia ad Harvard, dove insegna anche la moglie, Elizabeth Marston. I due sono molto giovani e si innamorano di una studentessa, Olive Byrne, iniziando così una relazione a tre che si protrae negli anni. Come abbiamo visto anche in Professor Marston & the Wonder Women, Marston era già stato più volte accusato di immoralità per le proprie scelte private e sessuali e ispirato dalle due donne amate, precisamente nel 1941, ha dato vita a Diana Prince, appunto Wonder Woman, supereroina che avrebbe dovuto riscattare i fumetti dall’eccessiva violenza maschile. E da ben 80 anni questa eroina è e continua a essere esempio di giustizia e lealtà e uguaglianza. Come mai fino ad ora nessuno in Italia aveva pensato a una mostra su WonderWoman? Da quali suggestioni nasce Wonder Woman. Il mito? Lo racconta la curatrice Alessia Marchi.

Per la prima volta un progetto museale interamente dedicato a Wonder Woman. Da dove è partita, da quali suggestioni?
È il primo progetto museale su un supereroe. È la prima volta che si tratta un supereroe con un approccio scientifico. Di solito si pensa a una esposizione di tavole in ordine cronologico oppure si prende in esame un autore ma mai un personaggio da questo punto di vista, in riferimento al costume, alla società, con dati storici. Spero questa mostra segni un nuovo passo, un nuovo approccio sulla letteratura per immagini. Siamo quindi partiti da un dato storico. La ricerca ha riguardato le origini della supereroina. La storia dello psicologo americano William Moulton Marston è stata fondamentale. E ancora di più lo studio del libro di Jill Lepore (The Secret History of Wonder Woman, 2014), che è una storica di Harvard, università dove ha studiato e insegnato Marston e in cui è analizzata minuto per minuto la sua storia in riferimento al personaggio Wonder Woman, libro senza il quale non ci sarebbe poi stato il film di Angela Robinson (Professor Marston and the Wonder Women) su questo professore e sulle sue donne e di conseguenza i più recenti film sulla eroina.

Da cosa è composta la mostra e il suo percorso?
Ci sono le tavole e i fumetti originali, questi direttamente dalla mia collezione, dalla collezione DC, dal Museo del fumetto di Milano. Poi diversi lavori di artisti contemporanei e tra l’altro Wonder Woman in questi ultimi anni parla italiano in quanto ha ben 4 disegnatrici del nostro Paese che le stanno dedicando il proprio lavoro, tutte in mostra. Ci sono anche i costumi del film, degli ultimi due, tra cui l’armatura d’oro. E poi una serie di contenuti speciali video molto suggestivi che raccontano proprio il mito partendo dall’archetipo della guerriera nel viaggio dell’eroina. È un percorso che conduce all’importanza dell’armatura che ci collega poi al luogo in cui siamo che è il museo Morando e quindi l’armatura intesa come abito che indossiamo per conquistare il nostro spazio

Wonder Woman compie 80 anni. È ancora simbolo di uguaglianza e giustizia?
Si, più di tutti. È parte del suo corredo archetipico la compassione. Esisteva finanche un’isola in cui lei portava i cattivi a redimersi, una sorta di riabilitazione del cattivo. Wonder Woman non è un personaggio che uccide se non è costretta a farlo. Preferisce dare una mano piuttosto che ferire, è il suo corredo morale. Se si pensa alla Justice League, nell’ultimo film lei è un po’ il moderatore, il pacificatore. Al confronto con Superman e all’irruenza di Batman, lei è quella che cerca la via di mezzo.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.