Il lungo percorso di un’adozione nel romanzo disegnato da Andrea Ferraris

Il fumettista Andrea Ferraris racconta con sincerità e pudore la decisione, le difficoltà e le gioie, condivise con la moglie Daniela, di adottare una bimba indiana.

In un panorama nazionale pullulante di graphic novel autobiografici, perlopiù incentrati su lamentose confessioni circa i disagi del vivere, meglio se adolescenziali, Una zanzara nell’orecchio. Storia di Sarvari si segnala finalmente per un approccio adulto più convincente. Ne sono primi protagonisti Andrea e Daniela, fidanzati di lungo corso che infine, per desiderio profondo di paternità e maternità, decidono di sposarsi; e poi si aggiunge la piccola Sarvari, bimbetta indiana che verrà da loro adottata. A segnalare immediatamente che le infinite titubanze dell’immaturità vengono messe da parte è il bel titolo del primo capitolo, Il tramonto dell’aperitivo, in cui Andrea, disegnatore di fumetti (Ferraris lo è sul serio, di solida scuola Disney e in parallelo autore di sempre originali romanzi grafici), quasi trentenne ormai, si stanca dello svacco giovanile e si lascia dare ascolto alla voce che gli sussurra dentro: “È arrivato il momento. Chissà… magari un figlio”.

LA STORIA DI UN’ADOZIONE

La sua narrazione in prima persona si snoda delicata e confidente. Problemi di cisti ovariche per lei e di spermatozoi pigri per lui piano piano sospingono la coppia verso l’idea di un’adozione. Il percorso però non è immediato, né facile: “Da tempo cercavo di scovare da qualche parte il mio istinto paterno. Ma nella giungla di emozioni nella quale mi muovevo non ce n’era traccia”. Intanto, prima di avanzare la richiesta di adozione bisogna essere sposati da almeno tre anni; e i due si uniscono in matrimonio. Dopo di che, trascorso il tempo richiesto, iniziano la debita trafila, affrontando la scalata alla montagna di documenti, fotografie, bolli, permessi da mettere insieme per portare avanti l’iter. Molto tempo dopo, infine, superati anche gli inevitabili colloqui con psicologi e assistenti sociali – inframmezzati dagli altrettanto ineludibili dubbi: “Il bambino ci piacerà?” e “Noi piaceremo al bambino?” – arriva la comunicazione tanto attesa. In India li aspetta la piccola Sarvari, trovata due anni prima spersa (abbandonata?) nella stazione di Andhery a Mumbai.

Andrea Ferraris – Una zanzara nell'orecchio. Storia di Sarvari (Einaudi, Torino 2021) _cover
Andrea Ferraris – Una zanzara nell’orecchio. Storia di Sarvari (Einaudi, Torino 2021) _cover

IL GRAPHIC NOVEL DI FERRARIS

Intanto il racconto acquista gradatamente colore, uscendo dalla distanziante monocromia iniziale. Ecco il tormentato viaggio aereo da Genova a Mumbai, ecco i giorni d’attesa per il primo trepido incontro con la piccolina, ed ecco i primi difficilissimi giorni di convivenza e reciproca conoscenza. Qui la solida presenza femminile della neomamma adottiva Daniela prende il sopravvento, mentre Andrea capisce di doversi tenere ancora un passo indietro. Ma poi il tempo sanerà le distanze e cucirà a dovere i rapporti affettivi. Il lieto fine dispensa empatici sorrisi a tutti, loro e noi.
Al testo in emozionata soggettiva, condotto piano e raccontato realisticamente senza reticenze e con sprazzi di tranquilla autoironia, si accompagna una interpretazione visuale di quanto accade che viceversa si avvale volentieri di immagini anche simboliche, azzeccate metafore di situazioni e stati d’animo. Ferraris disegna a matita, in maniera giustamente confidenziale, come ci ha abituati con i suoi precedenti lavori non disneyani (Churubusco, La cicatrice, La lingua del diavolo). Dà vita così, con salutare immediatezza, a un’opera tenera, sincera e ottimista, una volta tanto. E fa davvero piacere che Sarvari, oggi quasi ventenne, abbia trovato due genitori del genere: ce ne fossero tanti…

Ferruccio Giromini

Andrea Ferraris – Una zanzara nell’orecchio. Storia di Sarvari
Einaudi, Torino 2021
Pagg. 128, € 14,50
ISBN 9788806247133
www.einaudi.it

Dati correlati
AutoreAndrea Ferraris
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per numerosi editori. Dal 1979 tiene docenze per istituzioni pubbliche e private, tra cui dal 1984 per il Politecnico G. Byron di Genova, dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano e dal 2020 per l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Finora ha curato e presentato oltre cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre centocinquanta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti-Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova; ha ideato e diretto in Liguria il Festival Fantastiche Terre di Portofino e a Camogli il Premio Skiaffino e la manifestazione Il Porto delle Storie. I suoi ultimi libri: “Res Pubica-De Occulta Lanugine” (Prisma Studio), “Très” (a2mani), “L’amo, la lettura” (Il Canneto).