Ha fatto da poco il suo esordio in libreria “Patria”, il graphic memoir che racconta la vera storia di Graziella, ragazzina educata nel credo fascista. Un volume che mescola disegni, foto e documenti originali del Ventennio. Nella settimana in cui ricorre la Giornata della Memoria.

Dalla paura dei bombardamenti all’obbligo di scrivere ai soldati al fronte nelle ore di scuola, dalle rappresentazioni vestite da contadinelle al culto della figura del Duce: è un intenso lavoro di ricerca, testimonianza e memoria quello alla base di Patria. Crescere in tempo di guerra, il graphic memoir di Bruna Martini che racconta la storia di sua zia Graziella Mapelli, cresciuta durante il Ventennio fascista, in un clima dominato dalla guerra e dal rigore ideologico.
Portato in libreria da BeccoGiallo, il volume raccoglie i ricordi della giovane protagonista, offrendoli al lettore ora sotto forma di parole (attraverso filastrocche fanciullesche) ora di disegni e collage realizzati con elementi d’archivio: vecchie foto, lettere ai soldati, pagelle scolastiche e articoli di giornale, estratti dai cassetti e qui rivisitati in maniera poetica. Il risultato è uno “zibaldone” che ha come obiettivo trasmettere le subdole dinamiche imposte dal fascismo, con particolare attenzione al processo di indottrinamento operato dal regime sui giovani e alle tecniche di persuasione attuate tra i banchi di scuola. Alleggerite dal tono spensierato della bambina, le vicende assumono un aspetto comprensibile anche e soprattutto ai piccoli lettori, dimostrando in maniera lucida difficoltà e ingiustizie del periodo più triste del Novecento italiano. Per conoscere meglio le ragioni del lavoro abbiamo rivolto qualche domanda all’autrice.

Bruna Martini ‒ Patria. Crescere in tempo di guerra (BeccoGiallo, Padova 2021)
Bruna Martini ‒ Patria. Crescere in tempo di guerra (BeccoGiallo, Padova 2021)

INTERVISTA A BRUNA MARTINI

Patria è un lavoro biografico, ma non solo. Tra le sue pagine vicende private e storia universale si incontrano sulla base di eventi storici realmente accaduti. Me ne parli?
Patria racconta i ricordi di mia zia Graziella, nata ed educata nel credo totalitario. Non un eroe assurto agli annali della Storia, ma una bambina qualunque, che non ha potuto sottrarsi al processo di indottrinamento della scuola fascista. La sua è la Storia di tutti noi: di un’Italia che si è lasciata soggiogare dall’ideologia del fascismo.
È raro costruire una storia a partire da oggetti autentici del Ventennio, ma attraverso quaderni e pagelle, articoli di giornale, foto e cartoline d’epoca, mi sono immersa nell’album di famiglia che è diventato, pagina dopo pagina, una preziosa indagine storica sull’intera nazione. Durante le mie ricerche, mi sono resa conto di quanto sia scarsa la storiografia dedicata all’educazione fascista nelle scuole, specialmente dal punto di vista femminile.

Cosa ti ha spinto a trasferire su carta i racconti di tua zia?
La generazione di mia zia è l’ultima ad aver avuto esperienza diretta del fascismo. I suoi sono ricordi vividi, coinvolgenti e con un forte valore didascalico… ma se ne andranno con lei.
Come mantenere viva la memoria di chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale? Come mostrare la pervasività della propaganda fascista e le sue tecniche di indottrinamento, così da scoraggiarne la riutilizzazione al giorno d’oggi? In questo libro, nel mio piccolo, provo a mantenere viva la memoria. Lo faccio raccontando la storia vera di mia zia: sono partita dai suoi ricordi e li ho rielaborati con storie e aneddoti, arricchendo il graphic memoir con le immagini di veri oggetti quotidiani del Ventennio.

Mi racconti della signora Graziella? Com’è stata la sua vita e, soprattutto, che succede dal momento in cui il libro si chiude?
La prima di sette tra sorelle e fratelli, Grazia – detta Graziella – ha sempre rivestito un ruolo importante nella sua famiglia. Si occupava dei più piccoli, li aiutava nei compiti e li accompagnava a scuola. Aveva tredici anni quando cadde il governo di Mussolini. La sua educazione scolastica si era svolta quasi interamente all’interno dell’ideologia fascista, e sostituire gli antichi precetti con i nuovi non fu sfida da poco. Mente curiosa e pragmatica, dopo la guerra studiò ragioneria a Bergamo, si trasferì a Lecco con tutta la famiglia e trovò lavoro come ragioniera. La sua passione, però, erano i bambini. Non si sposò né ebbe figli suoi, ma la sua casa era sempre aperta a nipoti e pronipoti, di cui si circonda ancora adesso.

Un ritratto di Graziella Mapelli
Un ritratto di Graziella Mapelli

IL FASCISMO E L’INFANZIA

Il volume conserva un forte carattere multimediale: ci sono disegni, fumetti, illustrazioni e collage con materiali d’epoca. Com’è avvenuta la gestazione del libro? Avevi in mente la direzione in cui procedere o si è sviluppato tutto in progress?
Le memorie del fascismo che racconto in Patria sono per loro stessa natura multimediali. Il processo di indottrinamento di cui Graziella è vittima è un pot-pourri di forme di comunicazione, una mescolanza di prodotti che spaziano dal disegno al testo scritto, dalle fotografie agli oggetti quotidiani. Proprio la varietà del tipo di messaggio rivela l’estensione e la complessità della macchina propagandistica del regime.
Nella stesura di Patria ho seguito un percorso altrettanto multimediale. Iniziai con una serie di video-interviste a mia zia, volte a raccoglierne i ricordi e a tratteggiare la trama. Durante le riprese Graziella mi mostrò le sue pagelle e quaderni di scuola, e rimasi affascinata dai contenuti militari di quei documenti, assolutamente inadatti a una bambina delle elementari. Ne cercai altri. Mi ritrovai così per le mani una collezione ricchissima di materiali d’epoca, e li integrai alla storia a fumetti che avevo delineato.

Cosa ha significato per te avere fra le mani questo gran numero di oggetti del tempo?
Gli oggetti in Patria sono tutti reali. Alcuni, come le foto di famiglia, appartengono alla collezione privata di Graziella: suo padre arrotondava lo stipendio sviluppando negativi nel bagno di casa. Gli altri documenti sono il frutto di anni di ricerche in tutta Italia tra mercatini, negozi di antiquariato e librerie. Non è stato difficile reperire questo materiale, perché si tratta di oggetti prodotti in massa durante il Ventennio che ancora abbondando nelle soffitte degli italiani. Mi ha colpito tuttavia la mancanza di un processo di informazione, di analisi critica, o semplicemente di catalogazione di questi oggetti. Non li ho trovati dietro le teche di un museo o in un archivio storico, ma semi-nascosti nel fondo di una bancarella.

I testi fanciulleschi e le illustrazioni sembrano rivolgersi soprattutto ai più giovani, a mio avviso i destinatari privilegiati del libro. Immagini un lettore ideale? Più in generale, qual è l’obiettivo del volume?
In quanto romanzo di formazione, Patria è la lettura ideale per un adolescente che sta vivendo la propria evoluzione verso l’età adulta. Come in una fiaba, i testi sono in rima e le illustrazioni a pastello. Eppure le fotografie e gli oggetti fascisti lasciano trapelare una realtà inquietante, lontana dal mondo protetto dell’infanzia. Settantacinque anni dopo la fine del regime, il fascismo è ancora in auge, e spesso proprio tra gli adolescenti che, diversamente dalle generazioni precedenti, non hanno nonni con esperienza diretta dei rastrellamenti. È così che Patria diventa un passaggio di testimone tra una generazione e l’altra. Il suo obiettivo è lanciare un monito per tutti – ragazzi e adulti – a non dimenticare le efferatezze di un passato che è sempre pronto a ricomparire.

Alex Urso

Bruna Martini ‒ Patria. Crescere in tempo di guerra
BeccoGiallo, Padova 2021
Pagg. 224, € 19
ISBN 9788833141404
www.beccogiallo.it

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.