Venti anni di fumetti, e non sentirli. Dopo avere ripercorso la sua carriera nel nuovo libro-antologia “Sarò breve”, Squaz si racconta, facendo il punto della situazione tra passato e presente.

Continuano i face to face con i migliori fumettisti italiani in circolazione. Questa volta tocca a Squaz (Taranto, 1970), veterano della scena italiana. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo ultimo libro per Eris Edizioni, e per strappargli una tavola inedita.

Cosa vuol dire per te essere fumettista?
Allora, cominciamo in salita. Diciamo che dipende dai giorni: a volte è una benedizione, più spesso una lotta con me stesso e con il mondo. E, dato che la definizione stessa di fumetto non è statica, è un mezzo per mantenermi fluido e potermi reinventare di continuo.

È uscito da qualche mese il tuo nuovo libro, Sarò breve. Me ne parli?
Si tratta di un’antologia di fumetti brevi che copre l’arco di vent’anni. In un certo senso, con questo libro faccio il punto della situazione, come capita a chi arriva a un certo stadio della vita. Ma non ha la pretesa di essere una raccolta esaustiva, visto che sono rimasti fuori molti altri lavori.
Da un lato è un modo per riproporre ai lettori che già mi seguono delle storie che sono ormai difficili, se non impossibili, da recuperare. Dall’altro può servire da biglietto da visita per quei lettori che non mi conoscono affatto.

Com’è nata l’idea di raccogliere alcune tra le tue storie più significative, e come hai gestito la selezione?
Sinceramente avevo abbandonato da un pezzo l’idea di fare una raccolta, dissuaso da quanti continuavano a ripetermi che le antologie attirano poco pubblico e vendono anche meno, dato che i lettori tendono a preferire le storie uniche. Poi sono arrivati AkaB e Alberto Ponticelli che mi hanno spronato tantissimo, spingendomi letteralmente dalla scogliera. Una volta fattamene una ragione, la mia selezione ha cercato di coniugare il più possibile qualità e varietà. Ne è venuto fuori un libro per forza di cose frammentario, ma dall’andamento direi piuttosto piacevole.

© Squaz per Artribune Magazine
© Squaz per Artribune Magazine

Il libro è diviso in tre capitoli: il primo con i fumetti usciti su fanzine e autoproduzioni, il secondo dedicato a riviste e periodici, e l’ultimo con inediti e rarità. Ci sono delle differenze stilistiche e di contenuto, a seconda delle collaborazioni?
Ovviamente sì, anche perché ogni collaborazione per me è l’occasione di affrontare prospettive diverse. Non mi interessa imporre la mia personalità, semmai esplorare le mie potenzialità. Limiti compresi.

In questi venti anni sei saltato da Frigidaire a Internazionale, da Linus al Corriere. Come ci si adatta di volta in volta a pubblici diversi?
Nessuno di noi è una cosa soltanto. Prima che fumettisti siamo persone, e abbiamo tutti diverse anime che coesistono al nostro interno. Prenderne atto è già un bel passo verso la serenità dello spirito. E poi la questione della riconoscibilità di solito è funzionale al mantenimento di uno status: se il pubblico ti riconosce e gli piaci, ti seguirà in tutto quello che fai. Direi che nel mio caso è un effetto secondario che non ho ricercato più di tanto, è semplicemente il risultato del fatto che io sono sempre io.

Nel libro ci sono fumetti dal 1998 al 2018. Se scorri queste pagine, dagli esordi a oggi, come vedi il tuo percorso fin qui, e come credi che continuerà?
Se oggi riguardo il mio percorso mi viene da dire che ho fatto lavori buoni e meno buoni, come tutti. Sono arrivato troppo presto per alcune cose e troppo tardi per altre. Ho pagato a caro prezzo la mia noncuranza verso l’industria del fumetto, ma va bene così. Vedo anche che le forme della narrazione hanno subito un mutamento profondo e che sono venute meno le premesse su cui si è basata tutta la mia ricerca, come quella di molti altri. Ma vedo anche che tutto questo non conta più niente perché, ora più che mai, c’è bisogno di abbandonare le certezze acquisite e voltar pagina. E in questo sono abbastanza allenato, come si sarà capito. Insomma. Finora ho soltanto scherzato.

Alex Urso

Squaz – Sarò breve
Eris Edizioni, Torino 2019
Pagg. 144, € 18
ISBN 9788898644636
https://www.erisedizioni.org

Versione integrale dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #52

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.