Chi era Vincenzo Cabianca, il più assoluto dei macchiaioli

Francesca Dini, autrice del catalogo ragionato su Vincenzo Cabianca, ripercorre la storia di uno dei macchiaioli meno studiati, ma fondamentali per lo sviluppo del movimento pittorico ottocentesco.

Vincenzo Cabianca (Verona, 1827 – Roma 1902) è fra gli artisti meno noti all’interno del gruppo dei macchiaioli. Eppure, i suoi intensi paesaggi con figure non mancano mai nelle mostre dedicate alla più feconda, anche se breve, stagione pittorica dell’Ottocento italiano. Molti dei suoi quadri provengono da musei pubblici e dalle più raffinate collezioni private del nostro Paese.
Francesca Dini ‒ storica dell’arte fiorentina specializzata in arte italiana del XIX secolo e studiosa, tra l’altro, di Giovanni Boldini – ha dedicato a Vincenzo Cabianca anni di ricerche, culminate nel catalogo ragionato pubblicato di recente da Silvana Editoriale. Il corposo volume è ben più di uno strumento per addetti ai lavori, completo di schede di circa 900 opere e di apparati critici. Come in un romanzo storico, Francesca ricompone con cura e passione i tanti tasselli della vicenda del pittore veronese, inserendola nell’ambiente risorgimentale dell’epoca e restituendole il giusto ruolo di primo piano all’interno del circolo pittorico “della macchia”.

VINCENZO CABIANCA IN PRIMO PIANO

La raffinata pubblicazione – realizzata grazie al contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì – contiene infatti anche un’ampia corrispondenza, pubblica e privata, che documenta i legami artistici e affettivi del pittore: dalle lettere al maestro veronese Giovanni Caliari ai fitti carteggi con colleghi e amici come Telemaco Signorini e Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Federico Zandomeneghi e Diego Martelli; fino ai numerosi scambi epistolari, intimi e rivelatori, con la moglie Adelaide. Le lettere sono corredate da splendide immagini fotografiche d’epoca, molte provenienti proprio dall’Archivio Cabianca, ma anche dall’archivio privato dell’autrice, raccolte dal padre Piero, anch’egli studioso dell’Ottocento. Oltre all’epistolario, il volume riproduce alcune pagine tratte dai meravigliosi taccuini che il pittore redasse durante la sua lunga attività: conservati dagli eredi, sono veri e propri appunti visivi che testimoniano i diversi momenti del suo percorso pittorico.

Francesca Dini (a cura di) – Vincenzo Cabianca. Catalogo ragionato (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2020)

Francesca Dini (a cura di) – Vincenzo Cabianca. Catalogo ragionato (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2020)

INTERVISTA A FRANCESCA DINI

Come nasce l’idea del catalogo?
Nel 2007 mi occupai di una mostra dedicata a Cabianca e alla civiltà dei macchiaioli, a Orvieto e a Firenze. Fu allora che il nipote ottuagenario dell’artista mi investì del compito di approfondire la sua storia, mettendomi a disposizione i materiali d’archivio conservati dalla famiglia.

Chi è Vincenzo Cabianca?
Fra i macchiaioli, Cabianca è il meno studiato e quello che ha avuto forse anche meno fortuna. Veronese di nascita, come cittadino austriaco anela al riscatto dell’Italia e per questo milita tra le fila di giovani volontari durante i moti indipendentisti; partecipa quasi sicuramente anche alla Prima Guerra di Indipendenza, per difendere Bologna e Roma. È un artista girovago e sperimentatore, che vive immerso nel clima eroico e di patriottismo dell’epoca e perciò, nel 1853, si stabilisce proprio a Firenze, città chiave del Risorgimento italiano, soprattutto dal punto di vista culturale.

Qual è il ruolo di Cabianca nel circolo dei macchiaioli?
I macchiaioli nascono grazie a Cabianca. L’artista giunge a Firenze con una formazione accademica già consolidata; negli Anni Sessanta, in Liguria, con il più giovane Telemaco Signorini, si emoziona sperimentando la pittura dal vero, con le macchie di colore, e assume una vera e propria leadership all’interno del gruppo del Caffè Michelangelo. Lo dimostra La filatrice, il quadro del 1862 nel quale i contrasti di luce e d’ombra sono già parte fondamentale del suo linguaggio pittorico. Cabianca è il più determinato nel sostenere il progetto innovativo dei macchiaioli per un’arte nazionale, sotto le insegne del realismo e strettamente connessa alle vicende del Risorgimento. Persino Fattori, all’inizio, mostra titubanze. E lo conferma Adriano Cecioni (il critico d’arte del gruppo), che definisce Cabianca “il più dichiarato, il più violento, il più assoluto macchiaiolo”. E ancora: “Un macchiaiolo vero, senza esitazioni né pentimenti; emancipato dal pregiudizio della bella linea”.

Vincenzo Cabianca, Mattutino, 1901. Collezione privata

Vincenzo Cabianca, Mattutino, 1901. Collezione privata

CABIANCA E I MACCHIAIOLI

Quale evoluzione ha avuto negli anni la pittura di Cabianca e in cosa consiste la sua modernità?
Cabianca dimostra sempre grande vitalità artistica, ama sperimentare ed è disposto a mettere in gioco le tecniche e le forme del suo dipingere.  Non nasce infatti come paesaggista, ma come pittore di interni e di ritratti; negli anni giovanili, tra Verona e Venezia, si ispira alla pittura romantica di Girolamo Induno. Durante le varie campagne pittoriche, in Liguria prima, poi tra La Spezia e Castiglioncello, vive con intensità la stagione della macchia; nell’atelier riproduce a memoria gli effetti di luce e d’ombra studiati dal vero. Diventa famoso per i quadri che ritraggono paesaggi con suore all’aperto, in meditazione (un soggetto che piace molto ai colleghi piemontesi), ma il suo non è mai paesaggismo bucolico, di maniera. Quando la stagione dei macchiaioli toscani si esaurisce, introduce lo stile della macchia a Roma (dove si trasferisce dopo il 1870) e lì si avvicina a un’estetica simbolista, realizzando negli Anni Ottanta e Novanta anche bellissime opere ad acquarello, apprezzate da critica e collezionisti a livello europeo. Cabianca diventa infatti il maggior acquarellista del suo tempo. In quegli anni si dedica anche all’illustrazione, per esempio del libro di poesie Isotta Guttadáuro di Gabriele D’Annunzio (1886).

Qual è stata la maggiore difficoltà riscontrata durante le ricerche per la stesura del catalogo ragionato?
Per ricostruire il percorso artistico di Cabianca ho realizzato una sorta di collazione tra la biografia scritta dal figlio Silvio e i dialoghi epistolari che il pittore mantiene con i suoi contemporanei, parenti e amici. La difficoltà principale, ma anche la sfida più affascinante, è stata costruire un discorso critico attendibile intorno all’artista, catalogando un corpus di circa 900 opere, a esclusione dei disegni. Silvio Cabianca – unico dei cinque figli sopravvissuto alla morte dei genitori – scrive una biografia fitta di date, aneddoti e riflessioni interessanti ma spesso molto imprecisi. Silvio stesso, data l’età, non fu quasi mai testimone diretto di tali eventi. L’erede si affida infatti a Ugo Ojetti e ad Adolfo Venturi per valorizzare la figura paterna e per organizzare le prime due retrospettive, alla Galleria Pesaro di Milano e a Verona, nel 1927.

Federica Lonati

Francesca Dini (a cura di) – Vincenzo Cabianca. Catalogo ragionato
Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2020
Pagg. 800, € 150
ISBN 9788836642731
www.silvanaeditoriale.it

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Federica Lonati

Federica Lonati

Federica Lonati (Milano, 1967), giornalista professionista italiana, dal 2005 vive a Madrid. Diploma al Liceo Classico di Varese e laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, si è formata professionalmente alla Prealpina, quotidiano di Varese, scrivendo di cronaca,…

Scopri di più