Andrea Pazienza, il sovversivo. Raccontato da Stefano Cristante

Il sociologo Stefano Cristante analizza la figura di Paz, calandola nel suo tempo e ripercorrendone i passi. Senza dimenticare le tangenze fra l’opera del fumettista e l’arte a lui contemporanea.

Andrea Pazienza, 1980. Photo Stefano Giraldi
Andrea Pazienza, 1980. Photo Stefano Giraldi

La sua è una storia intensa, di febbrile talento, profondi legami e sguardi sul presente, tangenze con un substrato di attivismo che nella Bologna della seconda metà degli Anni Settanta raggiunge il culmine attraverso l’operatività del Movimento studentesco.
È un precursore del fumetto e dell’illustrazione, sin da piccolissimo ha un’ossessione costante per il disegno – il padre insegnava educazione artistica – che lo spingerà a trasferirsi da San Severo, in provincia di Foggia, a Pescara per frequentare il Liceo Artistico. “Il disegno era per lui un mezzo di scrittura per dire delle cose”, ha raccontato Sandro Visca, suo docente negli anni pescaresi. E così sarà fino alla prematura scomparsa nel 1988. Nella città abruzzese muove i primi passi e allestisce la sua prima personale – tra i soci della galleria, Cesare Manzo –, prima del trasferimento a Bologna nel 1974. Qui accadrà tutto ciò che oggi appartiene alla storia delle immagini del secondo Novecento, qui diventerà Andrea Pazienza.

Stefano Cristante, Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco (Mimesis, 2017)
Stefano Cristante, Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco (Mimesis, 2017)

L’ARTE DEL FUGGIASCO SECONDO STEFANO CRISTANTE

Illustrazione, fumetto, grafica: la sua è una rincorsa lancinante, che include il presente, la vivacità di un clima sociale e intellettuale, rigorosamente ricostruita da Stefano Cristante in uno studio recentissimo. Nel suo libro, Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco – edito da Mimesis – il sociologo – è docente di Sociologia della comunicazione all’Università del Salento, dove ha fondato un laboratorio che in questi anni ha concepito studi fondamentali – ricostruisce la sua parabola con rigoroso metodo di indagine, ripercorrendo i capolavori di Pazienza con l’ausilio di un’analisi costante dei riferimenti concettuali, delle intuizioni geniali e anche dei riscontri avuti dall’artista nel corso della sua breve esistenza.
L’assenza di illustrazioni spinge il lettore a concentrarsi esclusivamente sull’analisi testuale, che Cristante affronta con rigore scientifico – ricorrendo, anche, a utili riferimenti bibliografici, riportati poi interamente in calce al volume –, ma anche con afflati personali, in prefazione, evidenziando una personale ammirazione per questo suo personale eroe.

Andrea Pazienza, Pertini
Andrea Pazienza, Pertini

ADDIO “GENIO E SREGOLATEZZA”

Si parte da Pentothal e Cristante rivela fin da subito il suo stile, che presuppone una conoscenza profonda del linguaggio di Paz, di cui ricostruisce in maniera dettagliata tangenze e stile. E così con Zanardi, Pompeo e con gli altri celebri personaggi inventati da quel ragazzo che ha percorso gli Anni Ottanta, personificandoli, divenendo il simbolo di un’intera generazione in cui l’arte diventava fino in fondo un mezzo per comunicare un pensiero attraverso una diffusione capillare, nelle edicole e nei centri di divulgazione di questi stessi pensieri.
E via con un saggio che lo inquadra da un punto di vista sociologico, artistico e storico. C’è un lungo pensiero di Paz, già pubblicato nella colossale opera Tutto Pazienza edita dal gruppo editoriale L’Espresso lo scorso anno e che Cristante, correttamente, riporta nella sua interezza nel libro. Si riferisce a tutto ciò che Andrea ama nella vita e in ambito culturale e, specificatamente, artistico: Arp, Duchamp, Man Ray, Breton, Pistoletto, Manzoni e Mondrian, tra gli altri. Ovvero un immaginario che parte dalle avanguardie storiche, le attraversa e approda agli Anni Sessanta e Settanta. Pazienza le assorbe, come rivelano alcuni suoi lavori più tardi, in cui c’è un volitivo gusto per il colore e per la forma dei corpi, con densi riferimenti a certa pittura. Siamo nel generale clima della Transavanguardia e Andrea Pazienza è parte integrante di quel flusso complesso.

Lorenzo Madaro

Stefano Cristante ‒ Andrea Pazienza e l’arte del fuggiasco. La sovversione della letteratura grafica di un genio del Novecento
Mimesis, Sesto San Giovanni 2017
Pagg. 205, € 16
ISBN 9788857540610
http://mimesisedizioni.it

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AutoreAndrea Pazienza
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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di belle arti di Catania. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e di “Robinson”, settimanale culturale del quotidiano Repubblica; collabora anche con Arte Mondadori, Artribune, Espoarte, Atp Diary e altre riviste ed è consulente del Polo biblio-museale di Lecce per attività curatoriali e di comunicazione. Nel 2021 è stato membro della commissione di selezione del Premio Termoli, insieme a Giacinto Di Pietrantonio, Alberto Garutti e Paola Ugolini, a cura di Laura Cherubini; e nello stesso anno Advisor del Premio Oliviero curato da Stefano Raimondi. Nel 2020 è stato tra gli autori ospiti del Festival della letteratura di Mantova, con un intervento incentrato su alcune lettere inedite di Germano Celant dedicate a due artisti italiani degli anni Sessanta, Umberto Bignardi e Concetto Pozzati. Tra le mostre recenti curate o coordinate, Gianni Berengo Gardin. Vera fotografia (Castello, Otranto 2020); Umberto Bignardi. Sperimentazioni visuali a Roma (1963-1967) (Galleria Bianconi, Milano 2020); Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (Galleria Fabbri, Milano, 2019); ‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana (Castello di Otranto, 2018); To Keep At Bay (Galleria Bianconi, Milano 2018); Spazi igroscopici (Galleria Bianconi, Milano 2017); Mario Schifano e la Pop Art italiana (Castello Carlo V, Lecce, 2017); Edoardo De Candia Amo Odio Oro (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); Natalino Tondo Spazio N Dimensionale (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); Andy Warhol e Maria Mulas (Castello Carlo V, Lecce 2016), Principi di aderenza (Castello Silvestri, Calcio - Bergamo 2016), Leandro unico primitivo (promossa dal Mibact in diversi musei pugliesi, 2016); Spazi. Il multiverso degli spazi indipendenti in Italia (Fabbrica del Vapore, Milano 2015). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce. Ha pubblicato diversi cataloghi, saggi e contributi critici su artisti del Novecento e della stretta contemporaneità e insegnato Storia dell’arte contemporanea, Fenomenologia delle arti contemporanee e Storia e metodologia della critica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Lecce.