La mercificazione dell’artista Frida Kahlo è andata troppo oltre, dice una discendente
Magliette, orecchini, puzzle e cover del telefono: le opere dell'artista messicana sono state replicate dovunque e su ogni cosa, anche senza licenza. Senza controllo, dice una delle eredi (in faida con altre due)
Era l’ottobre del ’76 quando Umberto Eco ci parlava del kitsch attraverso l’opera d’arte per eccellenza, la Gioconda, indossando un grembiule stampato con l’enigmatico sorriso. Un uso trasformativo, per molti un abuso e per tutti un fraintendimento, che la famiglia Kahlo conosce bene: in tutto il mondo sono presentate, in numero sempre crescente, esperienze bizzarre e suppellettili di tutti i tipi dedicate a Frida. Oggetti di qualunque fattura e utilizzo, dagli ombrelli alle tovagliette americane, dalle tazze alle magliette, che recano i suoi autoritratti e pezzi più famosi: un utilizzo che ha cominciato a irritare una degli eredi della grande pittrice messicana.

Le lamentele degli eredi di Frida Kahlo
“È stata un’arma a doppio taglio“, ha denunciato la pronipote della pittrice, Cristina Kahlo, al Times di Londra. “Da un lato, la commercializzazione significa che l’immagine di Frida Kahlo è più conosciuta. Ma a volte è meglio conosciuta sotto una luce sbagliata, perché se non conosci la storia di Frida Kahlo, allora stai comprando una figura di cui in realtà non sai nulla. È un’immagine, niente di più. Credo che questo in qualche modo distorca ciò che era veramente: una grande artista“.

Lo svuotamento della natura politica delle opere per la loro vendita
Non è difficile intuire cosa sia necessario fare per vendere agilmente (e a poco prezzo) un oggetto ispirato a un’opera d’arte: bisogna appiattirla, svuotarla di tutti i suoi significati complessi, singolari e politici. E Kahlo, nata Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón fuori Città del Messico nel 1907, era tutto questo: la sua opera era prepotentemente marxista, nazionalista e femminista. Aspetti che difficilmente emergono da una sciarpa con il suo autoritratto al centro di uno splash di colore.
Le lotte tra gli eredi di Frida Kahlo
L’osservazione di Cristina Kahlo lascia intuire delle più ampie discordanze di visione tra gli eredi. Più di vent’anni fa, nel 2004, la nipote Isolda Pinedo Kahlo e la pronipote María Cristina Romeo Pinedo hanno fondato la Frida Kahlo Corporation (FKC) insieme all’imprenditore venezuelano Carlos Dorado, proprietario del 51% dell’azienda: da allora la FKC (che sul proprio sito esibisce anche un link a un negozio Amazon di bigiotteria Kahlo) ha registrato decine di marchi commerciali relativi all’artista. Solo il mese scorso hanno firmato la licenza per il Frida Kahlo Wynwood Residences a Miami, un condominio di 14 piani con un grande murale del suo volto su un lato. La tensione familiare tra le eredi – tutte discendenti della sorella minore di Kahlo, Cristina – le ha portate secondo il Times a troncare i rapporti.

Frida come icona mondiale
Questa commercializzazione sfrenata sta però dando i frutti sperati dalla Fondazione: non solo le rendite dirette dai permessi, ma anche progetti espositivi nazionali e internazionali e di prestigio. Da pochi mesi è stato inaugurato un museo nella sua casa natale, mentre negli Stati Uniti stanno aprendo delle mostre importanti, che si sposteranno poi in Europa. Al Museum of Fine Arts di Houston la grande Frida: The Making of an Icon (che arriverà a giugno alla Tate Modern di Londra) accosta circa 30 opere di Kahlo a 120 pezzi di cinque generazioni di artisti – soprattutto latini e chicani – influenzati da lei. La mostra esamina nello specifico “la trasformazione dell’artista da pittrice locale relativamente sconosciuta a icona universale e marchio globale“, con una sezione dedicata al suo status di mito pop. Sempre negli Stati Uniti aprirà il mese prossimo, al Museum of Modern Art di New York, Frida e Diego: L’ultimo sogno, con allestimento curato da Jon Bausor, scenografo della produzione del Metropolitan Opera che andrà in scena a maggio. Anche il valore sul mercato delle sue opere è in crescita: risale al novembre 2025 il record dell’artista all’asta per il dipinto del 1940 El sueño (La cama) stato venduto per 54,7 milioni di dollari da Sotheby’s a New York. Difficile dire, però, se tutto questo abbia veramente a che fare con l’eredità di Frida Kahlo.
Giulia Giaume
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