In italiano, dare del “mamelucco” a qualcuno non è esattamente un complimento. Eppure, quella che da noi è diventata un’espressione per indicare uno sciocco, un tonto, un ingenuo, nasconde una storia straordinaria di potere, raffinatezza e creatività che il Louvre di Abu Dhabi racconta nella mostra Mamluks: Legacy of an Empire.

Da schiavi a sultani: un rovesciamento storico raccontato al Louvre di Abu Dhabi
Partiamo dall’origine del termine: i Mamelucchi (dall’arabo mamlūk, “posseduto”) erano giovani schiavi portati dall’Asia centrale e dal Caucaso che vennero addestrati come guerrieri d’élite. Ma in un rovesciamento della sorte questi ex-schiavi riuscirono a conquistare il potere fondando un sultanato che dominò il Medio Oriente dal 1250 al 1517, governando territori che si estendevano dall’Egitto alla Siria. Lungi dall’essere dei rozzi soldati, i Mamelucchi si rivelarono raffinati mecenati e straordinari innovatori nel campo delle arti visive. Come spiega Carine Juvin, curatrice scientifica della mostra e delle collezioni del Vicino e Medio Oriente medievale presso il Dipartimento di Arte Islamica del Musée du Louvre, erano “grandi designer, grandi grafici. La loro arte è fatta di colori ricchi, geometria e motivi complessi che ancora oggi affascinano l’occhio moderno”.

Ad Abu Dhabi la società complessa e cosmopolita dei Mamelucchi diventa protagonista
La mostra riunisce oltre 270 opere provenienti da 34 istituzioni internazionali: oggetti in metallo intarsiato, manoscritti miniati, tappeti, vetri smaltati e ceramiche che testimoniano un’estetica potente e riconoscibile. I Mamelucchi trasformarono la scrittura stessa in un dispositivo di design, con iscrizioni che irradiavano dalle lampade delle moschee come simboli di potere solare. Svilupparono i blazon, stemmi distintivi che funzionavano come proto-loghi, impressi su architetture, armi e oggetti quotidiani. Quella che emerge dalle sale della mostra non è solo la storia di una élite militare, ma di una società complessa e cosmopolita. Tra le opere spiccano manoscritti commissionati da donne potenti, come un Corano ordinato nel XIV Secolo da un’influente supervisore di corte, e oggetti realizzati per le minoranze religiose cristiane ed ebraiche.

Un crocevia di culture sotto la cupola di luce nella mostra dedicata ai Mamelucchi
“Il sultanato era davvero un punto nodale negli scambi globali, e questo cosmopolitismo è inscritto nel loro design”, prosegue la Juvin. Il culmine dell’esposizione è il Battistero di San Luigi, monumentale bacile del XIV Secolo densamente decorato con figure e animali, creato in terra islamica e poi riutilizzato in Francia per i battesimi reali. Un capolavoro islamico intrecciato con la storia europea che rispecchia il tema centrale della mostra: la mobilità degli oggetti e il potere del design di attraversare le culture. E il Louvre di Abu Dhabi, capolavoro architettonico di Jean Nouvel inaugurato nel 2017, è la cornice più appropriata per raccontare questa storia di connessioni globali.
Dalla sua celebre cupola traforata con un intreccio geometrico di 7.850 stelle metalliche filtra la luce esterna che crea un gioco di ombre e luminosità, che ricorda proprio le tecniche mamelucche di illuminazione teatrale e decorazione geometrica. Insomma, i Mamelucchi non erano affatto degli sciocchi. Erano guerrieri diventati sovrani, schiavi trasformati in raffinati patroni delle arti, stranieri che costruirono un’identità culturale così forte da influenzare l’estetica di interi continenti. Il loro lascito è un monito: mai giudicare dalle apparenze, o dalle parole, perché dietro un termine depauperato può nascondersi un impero di bellezza e intelligenza.
Luisa Taliento
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Abu Dhabi // fino al 25 gennaio
Mamluks: Legacy of an Empire
LOUVRE ABU DHABI
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