Grecia: ecco com’è Eleusi, Capitale Europea della Cultura 2023

Il programma punta a unire l'eredità spirituale secolare dei misteri eleusini e il difficile lascito dell'era industriale cittadina, creando un prototipo da riprodurre in tutto il Paese per rilanciarlo

Colonne spezzate giacciono ai piedi di una casa ottomana, alle sue spalle, degli ulivi e quattro lunghissime ciminiere. La secolare storia di Eleusi è racchiusa tutta in questa stratificazione, un singolo scorcio che rivela dove sia nata, dove sia stata, e a cosa voglia tornare. È un pentimento, quello della città dell’Attica a una manciata di chilometri da Atene, proprio di fronte all’isola di Salamina, per molti secoli centro spirituale dell’Occidente e custode delle sue stesse radici: in mezzo a queste piane nacque il culto del grano, una eterna gratitudine alla Madre Terra. Proprio alla Terra vuole tornare, la greca Elefsina, che dopo una lenta rovina si è reinventata nel Novecento come centro industriale – uno dei più grandi e invasivi del Paese –, tra estrazione e raffinazione petrolifera, cantieri navali, produzione di vernici e saponi. Una scommessa che sembrava vinta, prima della crisi iniziata nel 2009, prima del default, prima delle chiusure e della disoccupazione di massa. È dal modello di questo progresso effimero che la città – che oggi conta 30mila abitanti – vuole allontanarsi, recuperando e aprendo i propri tesori storici ai conterranei e al mondo intero con un investimento sulla crescita lenta e sull’ascolto della cittadinanza. Con questa idea nel 2016 ha vinto il titolo di Capitale Europea della Cultura, quarta nomination per la Grecia, una vittoria che ora, dopo la pandemia, è pronta a riscattare.

IL PROGRAMMA DI ELEUSI 2023

Per il grande anno della città – condiviso in Europa con Timișoara, in Romania, e Veszprém, in Ungheria – sono stati realizzati e lo saranno, nel corso del 2023, ben 130 progetti e 436 eventi in oltre 30 location, con il coinvolgimento di più di 20 Paesi in tutto il mondo. La parola chiave è quella del “Mistero”, concetto mutuato dagli antichi riti panellenici che oggi torna in una veste rivelatoria e spirituale. Dagli spettacoli teatrali nel sito archeologico – ispirati all’eredità del nativo Eschilo – alle mostre fotografiche che documentano la chiusura di molte delle mille fabbriche della città e la sua working class, dai concerti alla produzione artigianale, dal recupero delle aree naturali alla danza, l’arte pervade Eleusi e la sua terra per proiettarla nel presente e, si spera, nel futuro.

L'antica fabbrica Iris in ristrutturazione ph Giulia Giaume

L’antica fabbrica Iris in ristrutturazione ph Giulia Giaume

L’idea, racconta il viceministro della Cultura Nicholas Yatromanolakis, è quella di sfruttare questa opportunità come un’occasione di rilancio sì culturale, ma anche economico e sociale. “Siamo in una transizione da un passato industriale a un presente creativo, e questo vale per tutta la Grecia. Stiamo sviluppando un masterplan di crescita culturale per ogni diversa area del Paese, anche in linea con il Piano di Ripresa e Resilienza europeo, nella cui ottica vogliamo che Elefsina sia un paradigma, un modello da cui imparare e da replicare altrove”. Un esempio è la rivalutazione dell’artigianato, spiega, che a Eleusi è molto rilevante grazie alla forte presenza di immigrati interni che arricchiscono la scena creativa con le proprie tradizioni locali, dal cioccolato al miele fino al vino. “Vogliamo fare qualcosa di simile ai progetti italiani di DoppiaFirma e Homo Faber, aprendo un hub”. Allo stesso tempo, Elefsina può essere per il viceministro un esempio per le altre Capitali Europee della Cultura: “Prima si facevano progetti enormi e invasivi, con grandi infrastrutture, ora abbiamo un nuovo approccio, molto meno artificiale e più al passo con i tempi nel rispetto delle comunità locali. Così come abbiamo istituito il ruolo di Capitale della Cultura, tanti anni or sono, oggi vogliamo cambiarlo”. Il tutto con un budget di 25 milioni, una cifra due, tre volte più bassa di quella consumata da altre capitali: “Come ricorderete, la Grecia ha attraversato una grandissima crisi: questo ci ha obbligati a diventare molto efficienti con piccole cifre. Siamo diventati più strategici, a livello di cultura nazionale e non solo: in parole povere, abbiamo imparato a fare molto con poco”.

La trasformazione che si auspica è quindi di lungo impatto: “È una scommessa collettiva”, spiega il direttore artistico Michail Marmarinos ad Artribune. “Tramite il recupero della nostra eredità intangibile, la passata gloria della città, vogliamo attivare l’eredità tangibile, dalle risorse agli spazi. Questi tesori sono cose che nessuno in Grecia conosce: non si sa nemmeno che “Eleusis” nella lingua greca indica “l’arrivo di una persona o un evento di rilievo”. Molte persone usano questo termine senza sapere nemmeno da dove viene! Vogliamo risvegliare questa consapevolezza profonda delle persone, come una poiesi: Elefsina è un po’ la città più famosa della Grecia, che però nessuno conosce”. E questo è possibile solo dimostrando – prima di tutto agli ateniesi, molti dei quali pur vivendo a soli 21 km di distanza non sono mai venuti qui – su che tesoro siano seduti.

Elefsina © Petros Chytiris

Elefsina © Petros Chytiris

ARCHEOLOGIA E INDUSTRIA: ELEUSI RECUPERA IL SUO PASSATO

Accatastate nei loro strati consecutivi e rigogliose di oleandri e ulivi, le rovine del glorioso tempio di Demetra si presentano oggi come duecento anni fa agli occhi degli esploratori del Grand Tour. Oggi però, sono ripresi gli scavi. E sembrano infinite le tracce di uno dei santuari più importanti dell’umanità – e più longevi dell’Occidente, le cui origini risalgono a più di sei secoli avanti Cristo e le ultime ai goti di Alarico, suoi distruttori –, ancora pregni di quei misteri rituali che ne regolavano il culto. Talmente occulto, ricorda la direttrice degli scavi Kalliopi Papageli, che la loro rivelazione era punita con la morte. I riti preistorici per la Terra si fondono qui con il mito classico della dea del grano alla ricerca della figlia Persefone rapita da Plutone, poi salvata dall’Ade per sei mesi all’anno, i sei mesi del caldo e del sole che rappresentano la gioia della madre. È a questo ancestrale legame con la natura che si ispira uno dei punti chiave di Eleusis2023, che auspica un ritorno a questa unione idilliaca anche con la promozione dello straordinario sito archeologico che reca (fatta eccezione per i reperti rubati dall’inglese Clarke e oggi al Fitzwilliam Museum di Cambridge) le tracce dell’ascensione anabasica di Persefone, l’antico sancta sanctorum del tempio di Demetra e le grandiose costruzioni romane dei filoellenici Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio.

Elefsina © Pinelipi Gerasimou

Elefsina © Pinelipi Gerasimou

Ma la ricostruzione di un legame “naturale” con la terra non si esaurisce qui. Dopo la rovina del sito, l’invasione ottomana e l’ingresso nell’era moderna, Eleusi è diventata un centro industriale capace di attrarre greci di ogni latitudine e intere famiglie dell’Asia Minore e del Caucaso per estrarre il petrolio, scavare la terra, sfruttare il golfo: lungi dall’occultare queste tracce dolenti, la città vuole elevare, accettare e integrare nei progetti per l’anno da Capitale ben 17 dei pesanti lasciti del periodo industriale. È nella vecchia fabbrica di vernici Iris che si terranno un concerto degli Stereo Nova e un intervento artistico di Sandoval, modellato sull’esercito di terracotta e dedicato ai lavoratori locali; nella vecchia fabbrica di sapone sorgerà il nuovo museo archeologico; nella stazione ferroviaria abbandonata trova casa il gruppo creativo e queer Cultterra; mentre nel “cimitero delle navi” si immaginano, con coreografie e spettacoli, mondi diversi. È con disarmante onestà e senso pratico che Eleusi abbraccia insieme ai propri cittadini il doloroso passato e l’ancor più dolorosa menzogna del sogno evoluzionistico, riscoprendo le proprie priorità: le necessità dei cittadini, dalle più semplici – come uno skatepark tanto chiesto dai giovani – alle più colossali: tornare ad essere un esempio per tutta la nazione, pur restando la più piccola città ad aver mai vinto il titolo di Capitale Europea della Cultura.

Giulia Giaume

https://2023eleusis.eu

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

Scopri di più