Possibile ritorno a casa dell’Atleta di Fano. La disfida tra Italia e Getty Museum a Malibu

L’Atleta Vittorioso, attribuito allo scultore greco Lisippo potrebbe ritornare in Italia, dopo una risoluzione approvata all’unanimità dalla commissione Cultura del Senato, presentata dalla senatrice Margherita Corrado

Atleta di Fano
Atleta di Fano

La vicenda del Giovane Vittorioso dello scultore Lisippo (Sicione, 390/385 a.C. – dopo il 306 a.C.) anche noto come Atleta di Fano, “oggetto della più alta faida internazionale del patrimonio italiano” come afferma il magazine The Art Newspaper, potrebbe essere finalmente arrivata ad un punto di svolta, dopo decenni di aspra contesa. Il tutto grazie ad una risoluzione presentata dalla senatrice Margherita Corrado, approvata dalla Commissione Cultura del Senato. Una scultura greca, rinvenuta in Italia, poi portata al Getty di Malibu… può sembrare un percorso contorto e una questione da risolvere nel silenzio, eppure non si scherza quando si parla di giurisdizione legata all’arte. Anzi si solleva sempre molto scompiglio e scalpore, soprattutto se la scultura di bronzo, protagonista del dissidio, ha un valore che oggi ammonta a circa 16 milioni di dollari. La storia? Tutto ebbe inizio nel 1964, con il ritrovamento nel mare da parte di alcuni pescatori italiani. La statua, venduta a commercianti italiani, fu successivamente acquistata nel 1977 dal Getty Museum, per 4 milioni di dollari.

ATLETA DI FANO. LA VICENDA GIURIDICA 

Il Governo italiano ha richiesto, per la prima volta nel 1989, la restituzione del bronzo, ma solo con la sentenza del 30 novembre 2018 la Corte di Cassazione ha concluso che l’Italia ha effettivamente un diritto legale sulla statua. In risposta, il museo americano ha ribadito che il bronzo è stato trovato in acque internazionali e che “la scoperta accidentale da parte di cittadini italiani non rende la statua un oggetto italiano”. Verissimo, ma si potrebbe contestare che non si ha il diritto neanche di definirlo “un bene di proprietà americana“. Piuttosto, il Giovane Vittorioso dovrebbe essere considerato parte del patrimonio artistico globale, da condividere con l’umanità integralmente. Facile a dirsi, difficile a farsi: è in gioco l’immagine di un’istituzione museale ed una manciata di milioni di dollari! Possiamo immaginare quanto sia ardua la questione, trattandosi di una creazione di uno scultore greco, come è delicatissima la stessa questione in considerazione delle opere “bottino di guerra” all’epoca di Napoleone – quelle stesse opere che Canova non riuscì a riportare, come successe per altre, nel territorio italiano – o in considerazione delle numerosissime opere d’arte tribale, non solo conservate al British Museum, ma sparse nelle collezioni etnografiche di tutto il mondo. 

LA PROPOSTA DEL SINDACO DI FANO PER IL MANIFESTO DEL G20 

Nell’aprile scorso Massimo Seri, sindaco di Fano, ha preso coraggio, avanzando al ministro alla Cultura Dario Franceschini una particolare proposta, tuttavia non approvata: “fare dell’Atleta di Fano il simbolo del G20 Cultura dedicato al traffico illecito delle opere d’arte”. L’Atleta di Fano è una statua in bronzo che, oltre ad essere di pregiata fattura e attribuita ad uno dei migliori scultori dell’Antica Grecia, è uno dei pochi bronzi greci a grandezza naturale sopravvissuti fino a noi. Alla domanda della Commissione Cultura del Senato se i marmi Torlonia – gruppo di sculture preziosissime facente parte di una collezione privata – saranno stati esposti al Getty Museum, il Ministero ha emesso il 24 giugno 2020 una comunicazione interna: “Dopo il rifiuto del Getty Museum di riconoscere la sentenza della Corte di Cassazione […] il ministero ha limitato i rapporti con il museo americano ai progetti già avviati”.  Si spera che i rapporti non vadano ulteriormente a deteriorarsi e che si arrivi presto alla decisione risolutiva di un caso che va avanti ormai da 57 anni. 

– Giorgia Basili

www.getty.edu

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.