Il collettivo AES+F e la crypto art. L’intervista agli artisti

Gli AES+F dal 1995 esplorano territori artistici di confine, utilizzando vari tipi di media, da quelli più tradizionali alle tecnologie digitali. E ovviamente non potevano non confrontarsi con la crypto art. L’intervista

AES+F
AES+F

Adesso che la crypto art è diventata il fenomeno del momento, scendono in campo i big. Si sono cimentati con gli NFT anche gli AES+F, il collettivo di artisti russi che hanno sempre sperimentato tutte le strade dell’innovazione e della ricerca. Gli AES+F, ovvero Tatiana Arzamasova, Lev Evzovich, Evgeny Svyatsky e Vladimir Fridkes, dal 1995 esplorano territori artistici di confine, utilizzando vari tipi di media, da quelli più tradizionali alle tecnologie digitali. E grazie a questa continua ricerca danno vita a quella che definiscono “psicanalisi sociale”, una pratica tesa a mettere in luce vizi, valori e virtù della cultura contemporanea.  Per la loro prima incursione nel mondo della crypto art, gli AES+F hanno proposto da SuperRare e Verisart, in un’asta che si è conclusa il 25 marzo, un’opera in NFT “coniata” il 22 marzo. L’asta fa parte del programma “10×10”, durante il quale dal 1 marzo 2021 per dieci settimane un artista o un collettivo, propongono su SuperRare un NFT certificato da Verisart.  L’NFT proposto dagli AES+F (aggiudicato per 5.556 Ethereum ($8,941)) si chiama Psychosis, Mushroom Field e deriva da un video realizzato per il concept scenografico di Psychosis, uno spettacolo teatrale tratto da 4:48 Psychosis di Sarah Kane, allestito nel 2016, con il regista Alexander Zeldovich, all’Electrotheatre Stanislavsky di Mosca. In questa intervista esclusiva, gli AES+F spiegano quale sia il loro rapporto con la crypto art. 

A still from 4K video "Psychosis" by AES+F, based on Sarah Kane's "4.48 Psychosis",
A still from 4K video “Psychosis” by AES+F, based on Sarah Kane’s “4.48 Psychosis”,

Psychosis Mushroom Field è il vostro primo NFT. Avete grandi aspettative per l’asta?
Cerchiamo di non avere aspettative, perché la storia del mondo dell’arte non implica necessariamente qualcosa che accade nel mondo degli NFT. Ma siamo incuriositi: può succedere di tutto. 

Per un artista deve esserci una certa differenza tra un’opera che si può toccare e una virtuale. Qual è il valore aggiunto di un’opera d’arte immateriale, in termini estetici?
Per noi la cosa più importante era proporre un’immagine potente che raggiungesse il pubblico. Questa può essere realizzata con qualsiasi tipo di media: dalla pittura, all’arte multimediale, alla  scultura. Naturalmente ogni mezzo espressivo aggiunge un tono diverso allo stesso concetto.

Gli NFT sono indistruttibili. Ciò significa che quest’opera d’arte vivrà per sempre. Che sensazione vi dà quella sensazione di eternità?
Non abbiamo mai pensato che la nostra arte debba vivere per sempre. L’eternità non ha alcuna relazione con il nostro lavoro e non le diamo alcuna importanza. Detto ciò, un NFT in realtà non è necessariamente indistruttibile o eterno, ma sicuramente lo è più di un certificato cartaceo. 

AES+F
AES+F

Con le blockchain è possibile monitorare la storia di un’opera. Concettualmente è una questione interessante?
Prima delle blockchain, una persona poteva scegliere cosa divulgare o non divulgare per controllare la propria immagine e reputazione. Con le blockchain viene rivelato tutto. Dobbiamo ancora sperimentarne le conseguenze. 

La crypto art cambierà sicuramente il mercato dell’arte o è solo una tendenza?
Cambierà sicuramente il mercato, alla stessa stregua della street art. Ma la tecnologia degli NFT che sta diffondendo la crypto art avrà conseguenze e implicazioni di più vasta portata.

Mario Gerosa

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Mario Gerosa
Mario Gerosa (1963), giornalista professionista, studioso di culture digitali, cinema e televisione, si è laureato in architettura al Politecnico di Milano. È stato caporedattore di AD e di Traveller e ora è freelance. Dopo aver scritto il primo libro uscito in Italia sul fenomeno di Second Life, ha ideato Synthravels, un’agenzia di viaggi per tour nei mondi virtuali, ha collaborato alla sceneggiatura del film “Volavola” di Berardo Carboni, girato in Second Life, ha redatto la “Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico virtuale” (2006) . Ha pubblicato una ventina di libri, tra cui “Mondi virtuali”, “Second Life”, “Rinascimento virtuale”, “Parla come navighi. Antologia della webletteratura italiana”. Ha scritto anche un romanzo, “Il collezionista di respiri”, un art thriller ambientato nel mondo dell’arte contemporanea, finalista al Premio Internazionale di Letteratura Città di Como e a Garfagnana in Giallo.