Trasformare una storica rivolta in arte: l’intervento di Gonzalo Borondo in Spagna

A Segovia Gonzalo Borondo rilegge un’episodio della storia di Spagna con un progetto d’arte pubblica di grande impatto visivo.

Gonzalo Borondo, Insurrecta, 2020, work in progress. Photo Roberto Conte
Gonzalo Borondo, Insurrecta, 2020, work in progress. Photo Roberto Conte

A Segovia il passato ha lasciato tracce profonde e durature, a partire dall’imponente acquedotto romano simbolo della città. Ma non è solo l’architettura a testimoniare il passo dell’uomo nei secoli: i sudditi dell’antica Castiglia ‒ regno di Isabella la Cattolica ‒ da sempre nutrono uno spirito ribelle, protagonisti nella storia di una serie di atti di insubordinazione al potere costituito. Uno di tali episodi risale a cinquecento anni fa, all’epoca di Carlo I di Spagna, il grande re della dinastia degli Asburgo noto in Europa come imperatore Carlo V.
Per celebrare l’anniversario della Rivolta dei Comuneros (1520-21), l’amministrazione di Segovia ha commissionato un ambizioso progetto a Gonzalo Borondo (Valladolid, 1989), visionario artista castigliano dal talento già riconosciuto in ambito europeo.
Borondo, che lavora con la pittura, la fotografia e l’installazione, utilizzando lo spazio e il paesaggio in maniera sperimentale, parla italiano e mantiene legami artistici intensi con l’Italia, a partire dagli studi all’Accademia di Roma. Dopo il successo di Non Plus Ultra, l’installazione al Macro di Roma nel 2018 e la monumentale Merci, nel Tempio di Chartrones a Boardeaux (2019), l’artista torna dopo dieci anni a Segovia, dove apre lo studio Spazio en Bianco e affronta il suo primo incarico pubblico in Spagna. Una commissione dell’Assessorato alla Cultura della città in collaborazione con Acción Cultural Española (AC/E), agenzia del governo.

LA PRIMA RIVOLTA BORGHESE IN SPAGNA

Nel 1516 un re adolescente, cresciuto nelle Fiandre, eredita la corona di Castiglia: non parla la lingua, non conosce il territorio e snobba la nobiltà del luogo, preferendo la compagnia di cortigiani fiamminghi. In più, Carlo rinchiude in un monastero la madre Juana, detta “la loca”, toglie privilegi ai nobili e carica di imposte i sudditi per finanziare guerre extra-territoriali e ottenere l’elezione al soglio del Sacro Romano Impero. Quella che è passata alla storia come la Rivolta dei Comuneros in realtà non è un sollevamento popolare, ma piuttosto una protesta armata della ricca casta borghese contro le imposizioni di un re straniero. Gli eroi di questa storia si chiamano Francisco Maldonado, Juan de Padilla e Juan Bravo, sconfitti dopo un anno dalle truppe del monarca e decapitati sulla pubblica piazza nel 1521; tutti tranne una figura femminile minore, Maria Pacheco, moglie di Padilla, che resiste assediata a Toledo fino al 1522.

L’OPERA DI GONZALO BORONDO PER RILEGGERE LA STORIA

Insurrecta è una libera ma emozionante rilettura contemporanea di tale evento storico, filtrata attraverso lo sguardo di un artista che ha vissuto i mesi del lockdown in una delle zone di Spagna più colpite dalla pandemia. La mostra-racconto in cinque capitoli di Gonzalo Borondo sfrutta come supporto i grandi pannelli pubblicitari sparsi lungo le strade di accesso al centro storico di Segovia. Gli interventi artistici sui trentadue cartelli di grande formato, realizzati con diverse tecniche (alcuni dipinti in studio su tele in pvc industriale, altri creati in loco sfruttando i materiali che compongono i billboard) e suddivisi in 17 luoghi a libero accesso, convertono la periferia urbana in un museo all’aria aperta. In realtà, attraverso la tecnica fotografica della cianotipia, il paesaggio circostante entra in maniera preponderante nelle opere di Borondo, le completa, incornicia, trasforma o estende. Non importa che sullo sfondo appaiano centri commerciali, distributori di benzina, scuole elementari, edifici di residenza popolare, radure semi abbandonate o scorci di colline assolate. Ciò che conta è l’impatto visivo del messaggio che appare su questi grandi cartelloni stradali, concepiti spesso a coppie o a gruppi di tre o quattro, posti in fila lungo la carreggiata o uno di fronte all’altro nello spazio di una rotonda.

Gonzalo Borondo, Insurrecta, 2020, work in progress. Photo Roberto Conte
Gonzalo Borondo, Insurrecta, 2020, work in progress. Photo Roberto Conte

NATURA, ARCHITETTURA E PAESAGGIO

Borondo trasferisce sui billboard personaggi, simboli e metafore di questa storia, che è un po’ la storia ciclica dei popoli oppressi. Il linguaggio è prevalentemente figurativo, ma mai didascalico. I quattro eroi sono rappresentati da altrettanti animali: due cani (Padilla e Pachego), un cavallo con il cavaliere al contrario (Maldonado) e un toro (Juan Bravo, l’eroe  per eccellenza di Segovia). Il paesaggio si contrappone all’architettura, la natura al segno dell’uomo; le bandiere nere alla bandiere bianche. Le didascalie e i cenni storici corrispondenti a ogni stazione (come in una via crucis in chiave laica) sono contenuti sul retro di una piccola mappa che il Comune offre a quanti vogliano intraprendere la visita della mostra, un percorso da fare a piedi, in bici o in auto.
Tra le creazioni più suggestive, l’episodio della morte dei tre eroi (enormi bestie distese ai piedi dei loro carnefici, cacciatori in fil di ferro); il colossale fregio in stile pompeiano, dove le figure sembrano muoversi da un pannello all’altro, pur restando inalterati i dettagli; e l’onirico palazzo signorile, dietro le cui finestre specchiate compaiono come fantasmi gli eroi zoomorfi. Bello anche l’omaggio a Goya, ispiratore di tutto il ciclo con i suoi Desastres de la guerra.
Una sola nota negativa. Quest’ottimo progetto di public art, allestito fino ad aprile del 2021, è purtroppo limitato alle zone periferiche e dunque rivolto principalmente agli abitanti di Segovia. L’arte è inserita in autentici non-luoghi, lontani dal circuito turistico tradizionale. Peccato invece che nel centro monumentale ‒ ora semivuoto ma normalmente invaso da un turismo mordi e fuggi, nonché teatro di parte degli scontri de los Comuneros ‒ non ci sia traccia di Insurrecta, il bel progetto firmato Gonzalo Borondo.

Federica Lonati

www.gonzaloborondo.com

Dati correlati
Autore Borondo
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.