Qui a Vienna gallerie aperte. Ecco cosa sta succedendo nella capitale austriaca

Il futuro delle gallerie d’arte a Vienna. Ne abbiamo parlato con quattro galleristi che hanno appena riaperto i propri spazi in Austria.

Andràs J. Nagy
Andràs J. Nagy "Naked City II" Knoll Galerie Wien Installation view, Courtesy Knoll Galerie Wien.

La Vienna dell’arte riparte: la capitale austriaca ha riaperto a metà aprile alcune gallerie e spazi culturali no profit. Per i musei c’è ancora da aspettare invece: si riparte da metà maggio cominciando con il castello di Schönbrunn; seguiranno le altre istituzioni culturali conmodalità e tempistiche differenti. Abbiamo chiesto ad alcuni galleristi e operatori del settore di raccontarci come è andata e la loro visione sul futuro del sistema culturale. 

ENERGIA E OTTIMISMO PER IL FUTURO

La storica galleria Ernst Hilger sita nel primo distretto di Vienna rappresenta le opere di artisti quali l’islandese Erró e Mel Ramos, insieme ad esponenti del modernismo austriaco dagli anni ’60 e ad alcuni tra i principali protagonisti delle avanguardie del ventesimo secolo – da Pablo Picasso a Andy Warhol e Keith Haring, fino alla Narrative Figuration. Dal 2009 ha aperto anche lo spazio Hilger Next BROTKunsthalle che ne rappresenta la versione project.Durante il periodo di chiusura forzata la Ernst Hilger ha proposto una visita virtuale della mostra “Portrait and landscape”: intenso, ci dice il titolare, il contatto con il pubblico, ma purtroppo nessuna vendita. La valutazione in termini di impatto economico e di comunicazione è stata per il gallerista molto pesante e le perdite saranno elevate. Si spera nella riapertura (dal 14 aprile la galleria ha ricominciato le attività) ma la risposta da parte dei visitatori e dei possibili acquirenti è ancora lenta. Per uscire da questa crisi, ci dice, “ci sarà bisogno di molta energia e ottimismo in futuro”.

CHIUSURA SHOCK

Pochi giorni fa ha riaperto anche la galleria di Hans Knoll con la mostra Naked City II e il lavoro di Andràs J. Nagy. Si tratta di un’altra delle storiche gallerie di Vienna con sede anche a Budapest. “Una riapertura lenta con pochi visitatori che però vanno di giorno in giorno aumentando”, spiega Knoll che inoltre si felicita delle molte reazioni positive via e-mail, in particolare da parte di clienti internazionali: “ho avuto l’impressione che abbiano apprezzato molto il fatto che abbiamo ripreso l’attività. La sede di Budapest è invece ancora chiusa.” La chiusura forzata è stata inizialmente scioccante, “ma in effetti abbiamo lavorato quasi come sempre, siamo rimasti in ufficio e abbiamo catalogato in magazzino una collezione che avevamo acquisito da poco. Nel periodo di chiusura abbiamo venduto due opere, una delle vendite era il risultato di contatti precedenti.La comunicazione improvvisamente è diminuita e ancora oggi è tutt’altro che normale”. E il futuro. Si prevedono drastici cambiamenti: “alcuni saranno buoni, altri cattivi; non tutte le gallerie sopravviveranno e mi aspetto che ci saranno meno fiere d’arte… ce ne sono state sempre troppe negli ultimi anni”. 

NAZIONALISMI SOCIALI E CULTURALI

Riapre i battenti anche il Projektraum Viktor Bucher, nato con l’obiettivo di promuovere artisti internazionali giovani e promettenti e presentarli a un vasto pubblico. Viktor Bucher ci racconta come ha vissuto la chiusura: “Questo lockdown, che dura ormai da più di un mese, ha provocato alla nostra attività un rallentamento economico piuttosto drastico. Le visite già fissate in galleria da parte di collezionisti privati ed istituzioni sono state cancellate e messe in attesa. Complessivamente l’arte giovane e contemporanea ha sofferto di questa incertezza generale. A causa di istruzioni ufficiali, ho dovuto cancellare la mostra in corso di Pirmin Blum “Shiiit I love it”, prevista per il 12 marzo. Da allora, le opere potevano essere visualizzate solo online. Tuttavia, poiché l’arte (contemporanea) non può davvero essere vissuta in un mondo digitale e siamo abituati a guidare i visitatori attraverso la mostra, non vedevo l’ora di riaprire la galleria… Ovviamente rispettando le regole imposte dalle autorità.”  Il futuro non è molto incoraggiante secondo il gallerista: “temo che blocchi sociali, economici e culturali durante il COVID-19 possano portare a un nuovo nazionalismo economico e culturale a breve termine”.

ARTE E COMPRENSIONE RECIPROCA

Durante questo periodo di chiusura la fondatrice Gudrun Wallenböckdi Hinterland, spazio artistico indipendente dedicato alla promozione di progetti interculturali e interdisciplinari con artisti emergenti e affermati con particolare attenzione all’Iran, ha proposto una visita virtuale alla mostra dell’artista messicana Cecilia MirandaA quien corresponda / to whom it may concern” attraverso un appuntamento quotidiano con le storie su Instagram e Facebook. Ci racconta come sia stata un’ottima esperienza: “L’inaugurazione della mostra era prevista per il primo giorno di confinamento in Austria. Quindi in effetti siamo stati i primi a iniziare con un’apertura online. E tutto è andato molto bene: abbiamo fatto una breve passeggiata attraverso la mostra e poi ogni giorno abbiamo pubblicato un video con una spiegazione dell’artista di fronte a un’installazione. Abbiamo avuto moltissimi visitatori virtuali. E abbiamo ricevuto molte risposte positive. È stato davvero bello. Quindi abbiamo continuato a inviare mail settimanali con alcune informazioni relative ai progetti futuri. La gente voleva parlare e ci ha trasmesso l’entusiasmo per poter continuare. E quando abbiamo informato il nostro pubblico che avremmo riaperto, abbiamo ricevuto risposte molto positive. Lo spazio è stato riaperto esattamente il 16 aprile e sì, le persone stanno arrivando e vogliono parlare di arte e di qualsiasi cosa, e grazie al clima piacevole possiamo anche sederci fuori sulla panchina realizzata da Phool Patti Truck Artists del Pakistan che è ancora qui dal Krongarten del 2018.  Ho l’impressione che le persone siano felici di poter uscire e comunicare con persone “nuove”“. Sul futuro del sistema culturale sottolinea l’importanza della comunicazione, l’incontro con le persone e il contatto che manca quando si è virtualie prosegue: “siamo un piccolo spazio con una piccola squadra di volontari e il nostro obiettivo principale è quello di collegare le persone e favorire il dialogo. Quindi, se per noi non è più possibile viaggiare, incontrare persone reali, dobbiamo sicuramente ripensare cosa e soprattutto come lo faremo in futuro. La mia speranza è che le persone capiscano quanto sia importante connettersi tra loro, ora stiamo tutti soffrendo nella stessa crisi – a livello globale. E l’arte e la cultura fanno parte del nostro essere globale, quindi dovremmo occuparcene e favorire la comprensione reciproca”.

– Giorgia Losio

Vienna // fino al 02 maggio 2020
“Portrait And Landscape”
Galerie Ernst Hilger
Dorotheergasse 5

Vienna //fino al 13 giugno 2020
Alberto Storari “Weigh The Anchor”
HILGER NEXT
Absberggasse 27,
https://www.hilger.at/778_EN?

Vienna //fino al 30 aprile 2020
Andràs J. Nagy “Naked City II”
Knoll Galerie Wien
Gumpendorfer Straße 18
http://www.knollgalerie.at/home.html?&no_cache=1&L=1

Vienna //fino al 30 aprile 2020
Pirmin Blum “Shiiit I Love It ”
Projektraum Viktor Bucher
praterstrasse 13/1/2
http://www.projektraum.at/output/?e=116&page=index

Vienna // fino al 15 maggio 2020
Cecilia Miranda “A quien corresponda / to whom it may concern”
Hinterland
Krongasse 20
https://www.hinterland.ag/

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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.