Londra, la terrazza di Herzog & de Meuron della Tate Modern accusata di violazione della privacy

Gli abitanti di un condominio di lusso vicino al museo ha accusato l’istituzione di violazione della privacy. Il motivo? La terrazza panoramica progettata da Herzog & de Meuron da cui ogni anno si affacciano migliaia di visitatori, minando la tranquillità dei dirimpettai…

Tate Modern, Switch House di Herzog & de Meuron
Tate Modern, Switch House di Herzog & de Meuron

Sembra abbia trovato risoluzione – almeno per il momento – il contenzioso che ha visto protagonista, suo malgrado, la Tate Modern di Londra. A essere stata messa sotto accusa dai vicini di casa del museo è la Switch House, il nuovo edificio progettato da Herzog & deMeuron e inaugurato nel 2016: un’ala di dieci piani di altezza, con cui la Tate ha guadagnato il 60% di spazio suddiviso in aree espositive, ristorante e terrazza panoramica. E proprio la grande terrazza, dalla quale è possibile godere dello skyline londinese a 360 gradi, è stata oggetto della causa che gli abitanti del lussuoso condominio dirimpetto alla Tate hanno intentato contro l’istituzione. Il motivo? “Violazione della privacy”.

QUESTIONE DI PRIVACY

La storia ha avuto inizio subito dopo l’inaugurazione della Switch House: migliaia di visitatori ogni anno visitano la terrazza per fruire della straordinaria vista sulla città londinese. Il problema, però, è che dalla terrazza si ha una vista diretta anche sugli appartamenti del vicino condominio, condizione che ha portato i residenti a presentare nei confronti del museo una denuncia per violazione della privacy. Dopo due anni di cause legali, la decisione del giudice Anthony Mann è stata chiara: “queste proprietà”, riferendosi agli appartamenti dell’edificio vicino alla Tate, “sono notevoli, e senza dubbio ci sono grandi vantaggi nel godere di vetrate così ampie. Ma questo, in effetti, ha un prezzo in termini di privacy”. Il giudice ha inoltre aggiunto che i proprietari degli appartamenti potrebbero migliorare la situazione installando tende sulle proprie finestre (in barba al progetto architettonico che non le prevedeva). Insomma, non si può avere tutto dalla vita, e se vivi in uno degli appartamenti più lussuosi della città, con ampie vetrate da cui godere della vista di tutta Londra, può capitare anche qualche piccolo imprevisto.

IL BACKGROUND

Ciò che in particolare avrebbe infastidito i dirimpettai della Tate inquilini di Neo Bankside (questo il nome dello sviluppo immobiliare griffato dall’architetto Richard Rogers) sarebbero le foto pubblicate su Instagram raffiguranti la terrazza del museo e, di conseguenza, anche degli appartamenti. I residenti avrebbero poi mostrato preoccupazione soprattutto per la sicurezza dei propri bambini, affermando poi di sentirsi come se vivessero in uno zoo. La Tate, dal canto proprio, ha risposto a queste accuse sottolineando come il progetto di costruzione della nuova ala fosse di pubblico dominio già prima che gli appartamenti venissero messi sul mercato: insomma, chi comprava lì (a suon di milioni di sterline) sapeva benissimo che davanti sarebbe nato il nuovo edificio. Inoltre, il museo ha collocato sulla terrazza alcuni cartelli con scritto “Per favore rispettate la privacy dei nostri vicini”, per evitare che i visitatori scattino fotografie con l’obiettivo puntato sulle finestre degli appartamenti; a questo provvedimento poi si aggiunge la riduzione degli orari di apertura della terrazza, soprattutto durante il fine settimana.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.