“Counter Investigations” è la retrospettiva dedicata dall’ICA di Londra al lavoro del gruppo di ricerca denominato Forensic Architecture (Architettura Forense), attivo dal 2010 nella prevenzione della violazione dei diritti umani. Attraverso l’esplorazione spaziale del campo legale.

Tra i quattro finalisti della 34esima edizione del Turner Prize 2018, Forensic Architecture ‒ agenzia di architettura investigativa con sede alla Goldsmith University di Londra ‒ è sinora intervenuto nella ricostruzione di incidenti in diverse aree geografiche. Dallo studio della testimonianza di Andres Temme (dipendente dell’Ufficio di Stato) nell’omicidio di Halit Yozgat da parte di un gruppo di estrema destra a Kassel (Germania), alla protezione della popolazione beduina nei villaggi del deserto di Negev/Naqab (Israele) distrutti da forze governative; dalle torture nella prigione siriana di Saydnaya al caso della “left-to-die boat”, la nave rimasta per 14 giorni nella zona centrale del Mar Mediterraneo sotto monitoraggio della coalizione NATO in Libia, su cui 63 migranti persero la vita nel 2011. Da ultima, e in corso, l’indagine pubblica relativa all’incendio della Grenfell Tower di Londra, nel giugno 2017: con un video 3D partecipato, attraverso riprese smartphone crowdsourced, il gruppo cerca di ricostruire in che modo il rogo sia divampato sulla superficie dell’edificio, provocando 71 morti.

Forensic Architecture. Counter Investigations. Installation view at the Institute of Contemporary Arts, Londra 2018. Photo Mark Blower
Forensic Architecture. Counter Investigations. Installation view at the Institute of Contemporary Arts, Londra 2018. Photo Mark Blower

QUANDO L’ARCHITETTURA INDAGA LA SICUREZZA

Agente all’interstizio tra area militare, attivismo politico, protezione dei diritti umani, il team è composto da almeno quindici ricercatori, architetti, filmmaker, sviluppatori di software, giornalisti, avvocati, scienziati: un modello assembleare che ricostruisce le relazioni tra osservatore ed eventi, avvalendosi del triplice dominio forense classico ‒ il campo come scena rappresentata, il laboratorio per la produzione di prove alternative alle testimonianze (ad esempio fumo, polvere da sparo, suoni, esplosioni, erosioni, ecc..), il forum in cui modelli fisici e digitali ricreano la relazione tra oggetti e corpi. Attraverso la documentazione della logica e dell’etica della nuova arte forense, con focus sulle relative modalità rappresentative tra cui testi, fotografie, ricostruzioni 3D, video essay, il pubblico dell’ICA è immerso nella dimensione tridimensionale e navigabile della prova spaziale: il risultato di un modello di indagine architettonica in cui il concetto di sicurezza umana diventa inscindibile dalla creazione di sicurezza estetica.

By motion tracking the clouds from a continuous video taken at sea, Forensic Architecture reconstructed a 360º view of the rescue scene in the central Mediterranean… Image Forensic Oceanography and Forensic Architecture, 2018
By motion tracking the clouds from a continuous video taken at sea, Forensic Architecture reconstructed a 360º view of the rescue scene in the central Mediterranean… Image Forensic Oceanography and Forensic Architecture, 2018

VERSO NUOVE INTERROGAZIONI DELLA REALTÀ

Al fine di espropriare la produzione di immagini alle agenzie di stato e “invertire le investigazioni”, una tassonomia di frammenti e fonti diventa il mezzo per contestare il regime di invisibilità su cui la violenza di stato è fondata. Materiale open-source, prodotto da cittadini e circolato attraverso blog e social media; materiale statale rilasciato in forma libera o originato a mezzo “hacks” e “leaks”, sempre analizzato in forma contro-operativa (come già ampiamente sviluppato dal filmmaker tedesco H. Farocki): strategie non più solo rappresentative, in cui l’immagine (rivisitata nel suo potenziale polisemico) si lega transitivamente al suo oggetto per azionare molteplici forum ‒ della pena, del trauma, delle emozioni, della consapevolezza, della memoria ‒, a partire dagli attributi sensoriali della materia.
A differenza delle classiche mappature architettoniche, il praticante di architettura forense processa situazioni ambientali per produrre e presentare evidenze nel perseguimento della responsabilità pubblica, trasformando i processi di visualizzazione dei dati in pratica civile. L’attivazione di petizioni legali, il riutilizzo delle tecnologie di sorveglianza, la costituzione di alleanze tra diversi attori della società civile (tra cui agenzie partner come Amnesty International e Human Rights Watch) per nuove e continue interrogazioni della realtà.

Valentina Caivano

Londra // fino al 13 maggio 2018
Counter Investigations: Forensic Architecture
ICA
The Mall
www.ica.art

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Caivano
Ricercatrice di Antropologia Filosofica, ha studiato Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, USI Lugano, UCLA Los Angeles. Dopo un periodo di pratica giornalistica presso la redazione esteri del quotidiano Avvenire e un master in scrittura creativa all’Università di Berkeley, si dedica per alcuni anni al copywriting per diverse aziende di design italiane e collabora alla sezione cultura per edizioni estere dei magazine Bravacasa e Amica. Sogna di concludere le sue ricerche sul tema della creazione e delle politiche legate alla transindividualità entro il 2018 e tradurre il suo lavoro teorico anche in forma visiva. Risiede a Londra, dove collabora con piccole e grandi gallerie d’arte, tra cui il V&A Museum e alcuni centri di educazione e d’arte indipendenti.