A New York la tanto auspicata riqualificazione delle aree periferiche ha un volto, un corpo urbanistico e un nome. Industry City prende le mosse da uno dei più grandi complessi post-industriali della Grande Mela e si è trasformato in breve tempo in un luogo di aggregazione e intelligenti attività produttive.

Da tempo si parla di riqualificazione delle periferie, sistemi di connessione in grado di mettere in comunicazione le zone di frangia con il centro città. Ricucire per rigenerare: temi fondamentali per la definizione dei paesaggi urbani contemporanei, e voci presenti in molte delle ultime campagne politiche. Berlino, Londra, Parigi, Milano si stanno muovendo su questa scala di connessione centro-periferia. Vi sono processi analoghi in tutte le altre grandi metropoli come Mumbai, San Paolo, Il Cairo, Città del Capo, New York. Il concetto delle periferie metropolitane “al centro” riguarda la riterritorializzazione, oltre alla ridefinizione della “forma urbis”. Per cogliere i vari divenire che attraversano la città contemporanea occorre uno sguardo multiplo, in grado di osservare territori, flussi e universi, come afferma Félix Guattari nel suo Cartographies. Oggi viviamo in paesaggi ibridi, in cui agiscono un’infinità di dispositivi. Paesaggi composti da parti connesse tra loro da reti e flussi sempre più complessi. Questi movimenti ridefiniscono di continuo lo spazio urbano, in funzione di nuovi rapporti economici e di nuove pratiche sociali.

RECUPERO E COESIONE

Industry City a Brooklyn fa parte di questo ampio programma di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie. Si tratta del recupero di uno dei maggiori complessi post-industriali di New York. Una sorta di “città sul fiume”, 16 edifici “red-bricks” (il tipico mattone rosso a vista), per un totale di 600mila metri quadrati di spazi interni, disposti su 35 acri di terreno, che si affacciano sull’acqua del Sunset Park di Brooklyn, proprio di fronte alla Statua della Libertà. Storicamente Industry City è stata la prima sede di varie attività artigianali e dell’industria alimentare, soprattutto panifici e pasticcerie.
La proprietà di tutta l’area sta ora recuperando l’intero complesso con un mix di usi residenziali, nuove economie, in dialogo con tradizioni artigianali e manifatturiere. Il recupero edilizio, la riqualificazione dei singoli stabili (ben 12 edifici industriali) e la messa in sicurezza degli spazi di questa enorme infrastruttura hanno permesso di ricostruire un welfare metropolitano, cioè un sistema di servizi per l’accoglienza, la produzione e la coesione sociale in un’area periferica.

Industry City, Brooklyn, New York. Photo Claudia Zanfi. Courtesy Industry City
Industry City, Brooklyn, New York. Photo Claudia Zanfi. Courtesy Industry City

AGGREGAZIONE E ATTIVITÀ

La creazione di spazi per attività produttive, culturali e sociali, oltre a progetti specifici legati al recupero e al rilancio di particolari iniziative di aggregazione, stanno dando vita a una comunità vibrante e diversificata, in grado di creare reddito e impiego. All’inizio del progetto – nell’estate 2013 – lavoravano a Industry City circa 1.900 persone, oggi oltre 6.500. Questa comunità di giovani, e non solo, di start up e di artigiani, di studenti e di liberi professionisti, costituisce le oltre 400 società che hanno sede in questi spazi, rigenerati con attenzione all’ambiente e alle nuove tecnologie. Un ampio ventaglio di attività che include settori quali design, architettura, editoria, moda, arte, food, tecnologia, comunicazione si confronta ogni giorno in spazi comuni. Tre ampi cortili con alberature e fioriture, realizzati da paesaggisti e giovani designer, offrono funzionalità all’aria aperta per eventi e concerti, oltre a sport come gioco delle bocce, biliardino, una grande sala da ping-pong, ecc. Affacciati sui cortili sono presenti pop-up bar, una “food-hall” e una dozzina di ristoranti etnici o a tema (ad esempio Avocado bar oppure il progetto HONEY BAR by Alveari Urbani, appena presentato in occasione di Wanted Design Week). Altri ristoranti, caffè, lounge area sono al primo piano del Building n.1. Il campus di Industry City include inoltre Innovation Alley, una sorta di lungo corridoio su cui si affacciano le start-up più innovative (ad esempio Flavour Paper, che stampa carte profumate), e un’intera area dedicata a spazi di co-working. Molto interessante sono le attività che il progetto propone ai residenti e alla comunità locale. Innovation Lab è un laboratorio gratuito messo a disposizione degli abitanti della zona (in prevalenza latino-americani) con training in varie attività. Dal suo inizio nel 2016 ha visto oltre mille partecipanti.
Non ultime le importanti partnership con eventi e festival sia locali che internazionali, come Summer Spree, Brooklyn Bowl, Open Art Studio, Rooftop Films, Brooklyn Kitchen, Wanted Design.

Industry City, Brooklyn, New York. Photo Claudia Zanfi. Courtesy Industry City. Garden
Industry City, Brooklyn, New York. Photo Claudia Zanfi. Courtesy Industry City. Garden

PROGETTI FUTURI

Ambiziosi anche i piani futuri del gruppo che promuove Industry City: un nuovo centro congressi con stanze d’albergo; affiliazioni con campus universitari e Accademie d’Arte e Design. Questo recupero di un’area periferica e abbandonata, l’uso trasversale e multiplo degli spazi, la creazione di luoghi di coesione hanno favorito l’insorgere di posti di lavoro, di economie giovani e alternative, di innovazione e creatività. Verifica positiva di una realtà urbana, dell’uso di luoghi e delle pratiche sociali, che ha saputo superare le problematiche di fondo delle relazioni fra spazi culturali e spazi produttivi, nella ridistribuzione della città contemporanea.

Claudia Zanfi

https://industrycity.com

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Claudia Zanfi
Claudia Zanfi, storica dell’arte e promotrice culturale, si interessa di micro-geografie e culture emergenti. Dirige l’associazione culturale aMAZElab, che ha fondato nel 2000, e MAST – Museo d’Arte Sociale e Territoriale. Collabora con istituzioni nazionali e internazionali e con riviste d’arte su progetti dedicati ad arte, società, paesaggi. Ha firmato testi all’interno di pubblicazioni collettive e monografiche. Dirige il programma internazionale Green Island per la valorizzazione dello spazio pubblico e delle nuove ecologie urbane. Promuove inoltre progetti culturali ed editoriali, prestando particolare attenzione a temi di interesse sociale e geopolitico. Tra gli altri: A Ticket to Bagdad; Transcrossing Memories (Nicosia); Re-Thinking Beirut; Atlante Mediterraneo; Arcipelago Balkani e Going Public, progetto su società e territorio. Tiene conferenze a livello internazionale e lezioni alla Middlesex University di Londra.