Il quartiere Roppongi di Tokyo si rafforza come polo dell’arte. Con il nuovo Complex665

Il quartiere famoso per i suoi locali notturni si riconverte in luogo per la cultura. Con tre musei d’arte contemporanea e diverse gallerie. Tutto è cominciato nel 2003 con il progetto di sviluppo integrato Roppongi Hills

Il Complex665, a Tokio
Il Complex665, a Tokio

È un grande momento per l’arte contemporanea per Tokyo che si prepara ad accogliere a giugno, in una sede ancora top secret, la nuova galleria del colosso francese Emmanuel Perrotin, da sempre supporter di Takashi Murakami e quindi di casa in Giappone. La città nel frattempo si è arricchita di un nuovo complesso creativo, Complex665 che sta contribuendo dalla sua inaugurazione alla creazione di un nuovo distretto dell’arte nel quartiere di Roppongi: Aperto a fine 2016, è già diventato meta prediletta degli art lovers, in una zona che già ospita il Mori Art Museum, il Suntory Museum of Art e il New Museum of Modern Art, oltre a uno zoccolo duro di gallerie private. 943 sono i metri quadrati di questo spazio su tre piani adiacente alla fermata della metropolitana, che accoglie già gallerie come la Tomio Koyama, la ShugoArts e la Taka Ishii Gallery.

DA SIRENA “DELLA NOTTE” A LUOGO PER LA CULTURA

In passato Roppongi è stato famoso per i suoi locali notturni, i più importanti di Tokyo, ma anche come luogo di incontro di persone provenienti dal settore dell’arte, della moda, dell’architettura. Negli ultimi anni, grazie ad una serie di trasformazioni, ha subito invece la “riconversione” in centro culturale: primo step, nel 2003, il progetto di sviluppo urbano integrato Roppongi Hills, che includeva diversi musei come il già citato Mori Art Museum. La presenza di questi spazi ha cominciato poi ad attrarre una serie di gallerie, quali 21_21 Design Sight (progettato da Tadao Ando e dal fashion designer Issey Miyake), fino alla nascita del Complex665 che ora ne potenzia ulteriormente la nuova identità. Il progetto inoltre contribuisce a ridisegnare lo skyline urbano della città, rivendicando una nuova vocazione architettonica. Come spiegato in un interessante articolo su Domus dall’architetto ceco Jan Vranovský, Tokyo, pur avendo una grande quantità di architetti pluripremiati nel mondo, in patria trattiene soprattutto ingegneri e architetti di prefabbricati. La mancanza di qualsiasi regolamentazione nella progettazione delle facciate, spiega, unita a una serie di specificità storiche e culturali proprie della nazione – tra cui la particolare reinterpretazione del funzionalismo, inteso come puro utilitarismo architettonico, privo del contesto sociale e ideologico che l’ha prodotto – si traduce in un “vernacolare dell’era tecnologica” squisitamente giapponese. Complex665 rappresenta l’altra faccia della medaglia.

Santa Nastro

Complex665
6-5-24, Roppongi, Minato-ku, Tokyo
www.japantrends.com

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.