Il Dipartimento per gli Affari Culturali di New York è il più grande finanziatore comunale della cultura degli Stati Uniti: supporta un migliaio di organizzazioni culturali non-profit, e solo nell’ultimo anno ha assegnato 245 milioni di dollari di finanziamenti. Facile capire, allora, perché sia così alta l’attenzione rivolta al nuovo assetto del DCA sotto il sindaco Zohran Mamdani, che anche grazie all’influenza della moglie e artista Rama Duwaji non è indifferente ai bisogni culturali e alle potenzialità artistiche della città. L’incarico è ricaduto su Diya Vij, dallo scorso novembre vicepresidente dell’organizzazione artistica non profit Powerhouse Arts.
Chi è Diya Vij, nuova commissaria per gli Affari Culturali di New York
“Una leader visionaria e profondamente riflessiva, che comprende che l’arte non è un ornamento per questa città, ma un elemento essenziale”: così Mamdani ha descritto al New York Times la nuova commissaria, già parte del comitato di transizione per le arti e la cultura che ha spianato il campo al neosindaco. Prima persona di origine sud-asiatica a ricoprire l’incarico, Vij ha una lunga esperienza nell’arte pubblica e impegnata: prima del suo (per forza di cose, breve) incarico da Powerhouse Arts ha lavorato al Queens Museum come curatrice e nella comunicazione digitale; è stata curatrice associata per i programmi pubblici della High Line; e ha lavorato nell’affermato spazio pubblico Creative Time, dove ha lanciato il primo think tank per artisti tra arte e politica (istituendo una borsa di studio per creativi socialmente impegnati) e contribuito alla realizzazione di diverse commissioni di arte pubblica. Vicina agli ambienti istituzionali della città, Vij (40 enne) ha lavorato dal 2014 al 2019 come responsabile delle comunicazioni digitali per Tom Finkelpearl, a sua volta commissario del DCA durante il primo mandato del sindaco Bill de Blasio, lanciando e gestendo il programma Public Artists in Residence.
Autori, curatori e direttori museali del “cerchio interno” di Mamdani
Non essendo state ancora rilasciate delle dichiarazioni programmatiche, nell’ambiente ci si orienta guardando al “cerchio interno” di Mamdani, cioè alle persone scelte negli scorsi mesi come membri del comitato di transizione per l’arte e la cultura da cui proviene la stessa Vij. Tra i 28 membri ci sono personaggi anche molto diversi tra loro: la curatrice capo e direttrice degli affari curatoriali al MoMA PS1 Ruba Katrib; il direttore e curatore capo del The Kitchen (non profit artistica sperimentale e performativa d’avanguardia) Legacy Russell; l’autrice e influencer Kimberly Drew, già social media manager del Metropolitan Museum of Art; l’ex commissario del secondo mandato De Blasio, Gonzalo Casals. E ancora il presidente del Brooklyn Children’s Museum Atiba Edwards; la poetessa e presidente della Mellon Foundation Elizabeth Alexander; e la prima curatrice di Studi Mediorientali e Islamici della New York Public Library Hiba Abid.
Lo stato di salute del sistema dell’arte di New York
“Sotto la guida di Diya lotteremo per far sì che New York rimanga una città in cui gli artisti possano permettersi di vivere e creare, e dove ogni newyorkese, in ogni distretto, possa sperimentare l’energia e l’ispirazione che rendono possibile l’arte”, ha aggiunto Mamdani. Beninteso, Vij si troverà a lavorare in un contesto complicato: tra le chiusure di numerose attività (ancora un effetto post-Covid), i tagli selvaggi delle sovvenzioni governative e le spedizioni punitive contro i musei che non seguono le direttive dell’amministrazione Trump, il panorama newyorchese e americano non sono dei più rosei.
Giulia Giaume
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