Cortina 1956, le Olimpiadi di settant’anni fa. Una lunga storia sportiva letta attraverso l’Archivio di Fondazione Dompé  

Sono passati 70 anni dai primi Giochi Olimpici ospitati da una città italiana. Tra i protagonisti di Cortina 1956 non c’erano solo gli atleti, ma anche un’innovativa casa farmaceutica milanese. Un ulteriore intreccio della lunga storia che lega Dompé farmaceutici allo sport. Che oggi rinnova il suo impegno nel palinsesto dell’Olimpiade Culturale con mostre, eventi e una nuova scultura

Fu proprio a Cortina d’Ampezzo che l’imprenditore italiano  Franco Dompé  si innamorò degli sport invernali. Era il 1936, appena quattro anni prima di fondare quella che, ancora oggi, prende il nome di Dompé farmaceutici. Un’azienda che ha radici famigliari lontane: nel 1890 Onorato Dompé fondò a Milano un laboratorio di produzione farmaceutica, il cui successo fu tale da consentirgli di acquisire la Farmacia Centrale, in piazza della Scala, così come altre farmacie a Palermo, Milano e Ponte Chiasso.  

Un furgoncino della Dompé farmaceutici alle Olimpiadi Invernali di Cortina 1956. Courtesy Archivio Fondazione Dompé
Un furgoncino della Dompé farmaceutici alle Olimpiadi Invernali di Cortina 1956. Courtesy Archivio Fondazione Dompé

La Dompé farmaceutici alle Olimpiadi Invernali di Cortina del 1956 

Tuttavia, la Dompé che conosciamo oggi si deve, dicevamo, al figlio di Onorato, Franco. Così come a lui si deve lo stretto legame con il mondo sportivo: passione che lo accompagnò sempre, anche dopo l’incidente con il bob nel 1937. Lo dimostra la sponsorizzazione, nel 1949, della 55esima edizione del Cimento Invernale, storica gara di nuoto nelle acque del Naviglio milanese. Ma la svolta giunge nel 1956, quando il nome di Dompé arriva in cima alle Dolomiti stampato su una flotta di furgoncini, nella Cortina dove tutto era iniziato: ai VII Giochi Olimpici Invernali, infatti, l’assistenza farmaceutica agli atleti è targata Dompé.  Di quella grande esperienza sulla neve l’azienda ha colto il valore identitario. Un valore testimoniato dai tanti documenti storici dell’Archivio della Fondazione Dompé, che dal 2020 finanzia la ricerca attraverso borse di studio nell’ambito delle discipline STEM. Il suo Archivio conserva fotografie d’epoca di Cortina d’Ampezzo e delle sue Olimpiadi Invernali, con le nuove infrastrutture costruite appositamente come il Palazzo delle Telecomunicazioni e lo Stadio Olimpico del Ghiaccio, immortalato gremito di folla durante una partita di hockey. Altrettanto preziosa, la cartolina dell’operazione di Dompé a Cortina 1956 dimostra – da parte dell’azienda – una spiccata capacità comunicativa, anche attraverso le immagini. Ma non finisce qui: Cortina 1956 fu un momento storico per Dompé farmaceutici tanto che fotografie, manifesti e cartoline non bastano a raccontarlo. Per l’occasione, infatti, Dompé produsse un film documentario in technicolor, dal titolo  Operazione S.O.S. 

Cartolina della Dompé farmaceutici alle Olimpiadi Invernali di Cortina 1956. Courtesy Archivio Fondazione Dompé
Cartolina della Dompé farmaceutici alle Olimpiadi Invernali di Cortina 1956. Courtesy Archivio Fondazione Dompé

Dompé e la rivista “Bellezza d’Italia” 

Con l’immagine, dopotutto, Dompé farmaceutici aveva confidenza. A partire dal 1947, infatti, pubblicava una rivista rivolta alla classe medica ma dedicata alle meraviglie storiche, naturalistiche e artistiche del nostro Paese:  Bellezza d’Italia, i cui numeri sono disponibili in pdf sul sito della  Fondazione Dompé, è stata fino al 1962 un esempio di trasversalità aziendale, oltre che un felice caso di  brand awareness. Le sue pagine, coordinate dal direttore artistico  Franco Grignani, univano pubblicità e narrazione, immagine e parola, riuscendo abilmente a veicolare i valori dell’azienda senza intaccare il ruolo principale della rivista: raccontare. E poteva mancare un numero dedicato a Cortina e alle sue Olimpiadi? Assolutamente no. E infatti sulla copertina del secondo numero del 1956 (con la consueta grafica fortemente all’avanguardia per l’epoca) svettano i cerchi olimpici tanto quanto le vette innevate delle Dolomiti, mentre nell’introduzione si celebra l’unica vittoria italiana ai VII Giochi Olimpici Invernali: quella dei bobbisti Lamberto Dalla Costa e Giacomo Conti. Una coincidenza curiosa, perché, solo due anni prima, Dalla Costa e Conti avevano soffiato il titolo italiano proprio a Franco Dompé e Francesco De Zanna, che avevano partecipato alle Olimpiadi Invernali di Oslo nel 1952. A testimonianza di quella esperienza, l’archivio conserva una miniatura della squadra di bob a 4 Italia, peculiare souvenir dell’apice della carriera da bobbista di Franco Dompé. La partecipazione di Dompé farmaceutici al palinsesto culturale delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 è quindi un ritorno alle origini, che passa anche dalla mostra Cortina Storie di Sport – Road to 2026 e dalla manifestazione diffusa Milano MuseoCity 2026 dove i materiali dell’Archivio sono esposti. Un impegno plurimo e sfaccettato, che testimonia ancora una volta la grande versatilità dello sport. 

Silvia de Pasquale, La Grande S, 2025. Courtesy Fondazione Dompé
Silvia Di Pasquale, La Grande S, 2025. Courtesy Fondazione Dompé

La Grande S. A Cortina una nuova scultura dedicata al Bob 

 La carriera da bobbista di Franco Dompé sarà ricordata anche grazie ad una scultura in bronzo che verrà installata a Cortina. Un progetto sviluppato nell’ambito delle Olimpiadi Culturali, promosso da Fondazione Milano Cortina 2026, in collaborazione con il mitico Bob Club Cortina e in dialogo con le istituzioni locali. La scultura, intitolata La Grande S e firmata dall’artista Silvia Di Pasquale in collaborazione con la fonderia artistica Perseo, è un omaggio sinuoso a quello sport che per Franco Dompé fu ben più di una semplice passione e che oggi, a Cortina, torna ad affascinare milioni di appassionati. 

Il Dott. Franco Dompé alle Olimpiadi di Oslo, 1952. Courtesy Archivio Fondazione Dompé
Il Dott. Franco Dompé alle Olimpiadi di Oslo, 1952. Courtesy Archivio Fondazione Dompé

Intervista a Sergio Dompé 

Oggi la Dompé è presieduta da  Sergio Dompé, figlio di Franco. A lui abbiamo rivolto qualche domanda sulla nascita della Fondazione Dompé che, oltre a supportare l’alta formazione scientifica attraverso un programma di borse di studio in Italia e negli Stati Uniti, custodisce un ricco Archivio Storico. I materiali coprono un arco temporale che va dalla seconda metà del XIX secolo fino al primo decennio del XXI secolo. 

Quando è nata quest’idea? 
È nata nel 2020, quando ormai ero certo che la nostra presenza aziendale negli USA fosse consolidata. Abbiamo sofferto per riuscire a ritagliarci il nostro pezzettino di futuro e in quell’anno mi ero reso conto che c’eravamo vicini. 

Era arrivato il momento di restituire… 
Esattamente, quella è stata la sensazione. Dovevo anche onorare il regalo che mi era stato fatto con la legacy di mio padre. Volevo che ci fosse una presenza del suo nome (una scultura in questo caso) a Cortina, dove ebbe un grave incidente con il bob dopo 37 metri di volo, e anche a Pavia dove aveva studiato e dove l’Università ha deciso di dedicargli un’aula. 

E per il futuro? 
Borse di studio per studentesse e studenti di talento che affrontano le discipline vicine alla nostra ricerca. Sono felice perché siamo arrivati a elargire oltre 240 borse di studio finanziate dal 2020 ad oggi con circa 13,5 milioni di euro di stanziamento cumulato in Italia e negli USA, con l’intento di incrementare il nostro impegno nei prossimi anni. Siamo già tra le prime cinque fondazioni in Italia su questo, e vogliamo crescere ancora. 

Sul fronte aziendale state crescendo molto negli USA ma continuate a scommettere sull’Italia… 
Sono un italiano e un europeo orgoglioso. Dopodiché sono anche critico su come l’Europa si sta comportando rispetto all’innovazione. Dal numero di brevetti innovativi dipende il benessere futuro di questo continente. Ecco il perché delle borse di studio. 

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