Aumenta tutto, pure i biglietti per la cultura: entrare al museo costa sempre di più. Una mappa dei rincari
La mazzata di 35 euro per Palazzo Ducale a Venezia riapre un dibattito annoso, quello dell'accesso ai beni culturali. Ecco chi alza (e chi abbassa) il biglietto, e chi lo ha introdotto per la prima volta
È stato un duro regalo di inizio anno quello di Palazzo Ducale a Venezia: il biglietto d’ingresso è arrivato a costare 35 euro. A meno di prenotare con un mese d’anticipo, quello del palazzo veneziano (che comprende anche Museo Correr, il Museo Archeologico nazionale e le sale monumentali della biblioteca Marciana) è a tutti gli effetti il ticket più costoso d’Italia per entrare in un museo pubblico. Affiancato da un aumento di 5 euro anche per tutti gli altri musei della fondazione comunale, il biglietto di Palazzo Ducale segue e amplifica (con un aumento di nove euro in soli tre anni) il cattivo andamento del costo della fruizione dei beni culturali, evidenziando un problema di accessibilità alla cultura che riguarda l’Italia molto da vicino.
Gli aumenti dei biglietti dei musei in Italia
Il trend è lo stesso da alcuni anni. Nel 2023 si era parlato dell’aumento del biglietto della Galleria degli Uffizi di Firenze da 20 a 25 euro (sulla coda di una variazione del +66% dal 2015 al 2018), così come dell’aumento del 29% di quello del Parco Archeologico del Colosseo (arrivato a 18 euro) e del 21% a Castel Sant’Angelo. La questione, però, è peggiorata negli ultimi tre anni: a Napoli, il Museo Archeologico Nazionale è passato da 18 euro nel 2023 ai 25 odierni e Palazzo Reale è arrivato ai 15 euro (un salto di 5 euro dai 10 del 2023, già in forte rincaro); a Milano nel 2025 si sono alzati i prezzi dei biglietti dei musei civici con scaglioni tra 5 e 15 euro a seconda del museo.
Da quest’anno, poi, altri musei si sono uniti e uniranno a Palazzo Ducale nei rincari: a parte l’aumento temporaneo alla Casa di Giulietta a Verona durante le vacanze invernali, a Pompei dal 12 gennaio 2026 il biglietto base per l’accesso agli scavi passa da 18 a 20 euro, trainando anche il biglietto da tre giorni (30 euro) e la card annuale (45 euro); a Firenze, da febbraio 2026, si pagherà il 30% in più per entrare nei musei civici (con un picco di 7,5 euro in più per la Torre di Arnolfo).
I nuovi biglietti a pagamento per i musei italiani
Per non parlare dei musei che prima non erano a pagamento e ora lo sono: super discussa, nel 2023, la decisione di introdurre un biglietto da 5 euro per l’accesso al Pantheon (rimasto gratis solo per i residenti del Comune di Roma). Da gennaio di quest’anno, poi, alla Certosa di Pavia è stato istituito un biglietto d’ingresso di 10 euro che sostituisce la precedente offerta libera alla comunità monastica (che nello stesso periodo ha lasciato il complesso, cedendone la gestione al Ministero della Cultura). Poi c’è la Fontana di Trevi, che metterà a pagamento l’accesso al piano ribassato, il “catino”, al prezzo di 2 euro (resta invece libera la piazza, già contingentata).
Il cosiddetto “adeguamento” dei prezzi dei musei
Questo aumento diffuso e indiscriminato del costo d’ingresso nei musei italiani – registrato da Altroconsumo fino al 2024 in un andamento altalenante – è spesso definito dai musei stessi o dalle amministrazioni comunali come un “adeguamento” agli standard di visita e al costo di manutenzione, o più in generale un allineamento ai costi europei. In assenza di un parallelo adeguamento degli stipendi italiani al costo della vita, però, questi aumenti hanno un impatto diretto sulla capacità di cittadine e cittadini di usufruire liberamente dei propri beni culturali.
I biglietti dei musei europei
Un divario, questo, che si sente soprattutto con le città d’arte europee, dove i prezzi sono alti ma affiancati da stipendi medi anche molto diversi. Rispetto ai 2450 euro lordi mensili italiani, ci sono i 2700 francesi, i 3600 olandesi e i 4300 tedeschi: in quest’ottica gli ingressi per il Louvre (22-32 euro per extra Ue), il Rijksmuseum (25 euro) e l’Isola dei Musei di Berlino (24 euro) sono alti ma più gestibili.
Oltre ai Musei Vaticani, che hanno portato il biglietto a 20 euro nel 2024, un caso a parte è la Spagna, che pur avendo dei salari simili ai nostri, se non leggermente più bassi, ha comunque alcuni musei molto costosi, concentrati a Barcellona: non è possibile spendere meno di 25 euro alla Casa Batlló (ma senza prenotazione il prezzo sale anche di 15 euro) e lo stesso vale per la Sagrada Familia. Restano sui 15 euro invece Prado, Thyssen-Bornemisza e Museo Picasso di Malaga.
I musei che invertono la tendenza
Ci sono alcuni musei, e amministrazioni, che hanno scelto di andare in controtendenza, o ci hanno provato. Era del 2023 la proposta del direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco di aprire l’accesso gratuito a tutti, un’idea che ha registrato un secco no degli Stati Generali del Patrimonio Italiano.
Certamente a livello privato è più semplice: caso tra i più noti è il Pirelli Hangar Bicocca di Milano, uno dei migliori poli del contemporaneo d’Italia, a ingresso gratuito sin dall’apertura nel 2004; sempre a Milano ci sono case museo – come la Boschi di Stefano – e palazzi – come il Moriggia – ad accesso gratuito. Anche a Roma ci sono diversi musei a conduzione comunale gratuiti, come il Museo Napoleonico e Villa Massenzio, e nel 2023 la piemontese Reggia di Venaria abbassò il costo del biglietto di 5 euro rispetto a cinque anni prima. In questi giorni, a Genova, è stato anche rimosso il biglietto (con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo) dal Museo del Risorgimento e dal Museo Archeologico di Pegli. Il capoluogo ligure, che tiene i musei della città gratis per i genovesi, ha però ceduto a sua volta lo scorso novembre: i musei civici della città hanno toccato i 14 euro per i poli integrati, mentre la card costerà il 60% in più.
Giulia Giaume
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