Dare spazio alla cittadinanza per aumentare le attività di cura oltre il volontariato

Data l’importanza delle attività di cura nella società contemporanea, bisognerebbe superare il vuoto culturale e organizzativo, strutturando sistemi digitali per dare anche ai liberi cittadini la possibilità di contribuire secondo i propri tempi, disponibilità e inclinazioni

In un recente articolo comparso sul Sole24Ore, il Professor Pelligra identifica, attraverso una disamina puntuale e interessante, una linea di pensione che pone la “cura” alla base del concetto di giustizia. Facendo riferimento a teorie sviluppate da Tronto e Engster, l’autore conclude affermando che l’etica della cura non propone una morale più “gentile”, ma una teoria della giustizia più realistica: la giustizia non nasce dall’indipendenza, ma dalla gestione equa della dipendenza. 

La cura come elemento fondante di governo per un cambiamento della società 

In un contesto concreto, questa interpretazione radicale della cura, e il posizionamento della cura come elemento fondante e politico di ogni sistema di governo, richiedono un’applicazione necessariamente progressiva. Le teorie richiamate, infatti, non implicano soltanto azioni da condurre da parte del Governo, ma sottintendono un progressivo cambiamento culturale diffuso: una società di individui che si prendono cura degli altri e che a loro volta ricevono cura dagli altri e trasformano tale cura in azioni concrete. Si tratta, in altri termini, di un cambio culturale, supportato e fondato sulla costituzione di routine, che nel tempo possono sviluppare un’abitudine collettiva e quindi affermarsi come una condizione “normale”. 

Il concetto di “cura” nella società contemporanea 

Oggi, come società, abbiamo delegato il concetto di cura a due macrocategorie di soggetti: gli individui si occupano soprattutto delle relazioni personali (ci si prende cura degli amici, dei parenti, e comunque di persone a noi vicine); le organizzazioni che erogano servizi di cura, che si tratti di enti del terzo settore, soggetti privati, soggetti pubblici. 
Escludendo le relazioni personali, in cui il concetto di cura è naturale, le organizzazioni che prestano cura ai bisogni della collettività si concentrano, chiaramente, soprattutto in settori in cui l’esigenza è più polarizzata. Ciò significa che chi oggi eroga “cura” agli altri può farlo attraverso due differenti modalità: come professione, come volontario presso una specifica organizzazione. In ogni caso, si tratta di persone che attivamente hanno sentito l’esigenza di prestare attenzione ad un tema specifico. 

Gli operatori: troppo pochi per trasformare la cura in un valore concreto della società 

Presi congiuntamente, questi “operatori”, per quanto numerosi, sono comunque una minoranza della popolazione, che andrebbe sicuramente estesa se vogliamo davvero trasformare la “cura” in un valore concreto e centrale all’interno della nostra società. Condizione che difficilmente può essere perseguita attraverso l’attuale schema organizzativo per motivi strutturali, legati principalmente a dimensioni burocratiche, amministrative, assicurative, organizzative ed economiche.
Facendo una forzatura, la nostra organizzazione della cura si può in qualche modo porre in corrispondenza dell’industria farmaceutica: ci si concentra sulle macro-aree più diffuse, mentre per le patologie più rare viene sviluppata una ricerca senza dubbio a minore intensità. 

Per estendere l’azione di “cura” si potrebbe istituire un servizio di cittadinanza attiva 

Al di là del miglioramento e del potenziamento dei servizi già erogati, può essere utile, per favorire una diffusione culturale del prendersi cura, includere all’interno della nostra organizzazione un sistema che raccolga in qualche modo lo slancio estemporaneo. Una strada, in questo senso, potrebbe essere l’istituzione di un’azione civile attiva, attraverso un meccanismo che permetta alle persone di sviluppare l’attività di cura della propria collettività e più in generale degli altri secondo una logica diffusa e continuativa nel tempo: non un servizio civile, che richiede un impegno costante ma concentrato nel tempo, quanto piuttosto un servizio di cittadinanza attiva, da svolgere quando si  ha un’ora a disposizione, governato da un sistema premiale ( e non una corresponsione in denaro), che generi dei bonus ai cittadini più attivi. 

Una piattaforma nazionale per gestire le attività di cura volontarie 

Si pensi, ma è solo un esempio, a una piattaforma nazionale che raccolga tutte le disponibilità in tempo reale da parte dei cittadini, e che al contempo raccolga le esigenze di individui, di organizzazioni e di soggetti pubblici e privati. Con una piattaforma di questo tipo, una persona potrebbe decidere di dedicare un’ora della propria giornata agli altri, fornire la propria disponibilità, e scegliere, tra le tante richieste che sicuramente sarebbero presenti, a cosa dedicare il proprio tempo, scegliendo anche tra un’attività da condurre online o in presenza. 

Ampliare le attività di cura attraverso un sistema di Intelligenza Artificiale 

Chiaramente, una soluzione del genere richiederebbe in ogni caso una grande attenzione e monitoraggio, per evitare qualsivoglia uso distorsivo della stessa, che tuttavia potrebbe essere regolata da un sistema di Intelligenza Artificiale supervisionata. Andrebbero definiti processi di analisi, monitoraggio, così come andrebbe costruita una sorta di organizzazione, che tuttavia, piuttosto che essere concentrata all’interno di un unico ente, potrebbe avere una gestione decentralizzata e collettiva. 
Il perimetro regolamentale che oggi definisce il volontariato è uno strumento che si è rivelato utile nel tempo nella nostra collettività. Accanto ad esso, però, sarebbe opportuno immaginare anche una categoria intermedia di aiuto, che possa estendere il concetto di cura a tutti i settori della vita collettiva, ponendosi in uno spazio oggi vuoto. Qualcosa in più dell’aiutare la propria cerchia di conoscenze dirette; qualcosa meno di diventare un volontario. Un cittadino attivo. 

Stefano Monti 

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Stefano Monti

Stefano Monti

Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di…

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