Ritorsioni culturali: la Russia rivuole i capolavori dell’Ermitage prestati ai musei italiani

Il grande museo di San Pietroburgo ha chiesto alle Gallerie d’Italia e a Palazzo Reale di Milano di avere indietro delle opere entro fine mese, così come alla Fondazione Fendi. Ci sono anche lavori di Tiziano, Canova e Picasso. Il Comune deciderà il da farsi col Ministero della Cultura.

Il Museo dell'Errmitage San Pietroburgo
Il Museo dell'Errmitage di San Pietroburgo

Mosca rivuole le sue opere, e le rivuole subito. Dopo la mobilitazione delle istituzioni culturali contro l’aggressione russa dell’Ucraina – che a Milano si è materializzata anche nell’allontanamento del conduttore russo ospite alla Scala, Valery Gergiev, che si è rifiutato di prendere le distanze dal conflitto – e l’annessione dell’Italia all’elenco delle personae non gratae creato dal presidente Vladimir Putin, la Russia agisce. I prestiti dell’Ermitage di San Pietroburgo rilasciati in due grandi musei di Milano, Palazzo Reale e le Gallerie d’Italia, devono rientrare entro la fine di marzo, e così anche alla Fondazione Fendi di Roma, tanto peggio per le mostre in corso.

Per decidere le prossime mosse, il Comune di Milano si sta confrontando con il Ministero della Cultura, ma non sono ancora stati fatti annunci pubblici riguardo alle mostre. “Il ministero non ha competenza in materia, sono due mostre organizzate dal Comune di Milano e dalle Gallerie d’Italia. Ma mi pare evidente che quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere queste debbano essere restituite“, ha detto il ministro della Cultura Dario Franceschini.

 

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I PRESTITI DELL’ERMITAGE A PALAZZO REALE, ALLE GALLERIE D’ITALIA E ALLA FONDAZIONE FENDI

In base alla decisione del ministero russo della Cultura tutti i prestiti in essere devono essere restituiti dall’estero alla Russia […] l’Ermitage è un museo statale che dipende dal ministero della Cultura […] Capisco perfettamente che questa decisione vi creerà grande dispiacere ed inconvenienti e spero nella vostra comprensione“: così ha scritto – ha scritto Mikhail Borisovich Piotrovsky, direttore del museo di San Pietroburgo, al direttore di Palazzo Reale, Domenico Piraina, e al presidente di Skira, Massimo Vitta Zelman. L’asciutta lettera dell’Ermitage è arrivata lunedì sera alle due istituzioni milanesi, che stanno tenendo esposizioni in cui compaiono opere prestate dal museo: Palazzo Reale ospita all’interno della mostra Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano la Giovane donna con cappello piumato di Tiziano – che ritrae la modella poi comparsa in altre opere come la Venere di Urbino – e Giovane donna con vecchio di profilo di Giovanni Cariani, mentre le Gallerie d’Italia hanno realizzato tutta l’esposizione dedicata al Grand Tour in partnership con l’Ermitage, che ha prestato diverse opere come l’Amorino alato di Canova. Palazzo Reale ha aperto la mostra davvero da poco tempo, il 23 febbraio, quindi i visitatori rischiano di non godere delle opere da marzo fino alla scadenza del 5 giugno 2022. Men male per le Gallerie, la cui mostra è in chiusura proprio a fine mese. La richiesta di restituzione è arrivata anche alla Fondazione Fendi, a cui è stata chiesta indietro la Giovane donna di Picasso esposta, nella mostra Pablo Picasso Giovane donna 1909 aperta fino al 15 maggio, mai mostrata prima in Italia. Cosa accadrà ora alle istituzioni italiane che hanno in mostra prestiti russi, come Palazzo Rovella a Rovigo, che ha aperto lo scorso 26 febbraio la grande mostra su Kandinskij con diversi prestiti dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo? Nel frattempo, conviene andare a vedere questi capolavori, che nei prossimi tempi potrebbero non essere accessibili.

LA RISPOSTA DELL’ERMITAGE

Il 14 marzo 2022 arriva la comunicazione da parte dell’Ermitage. A inviarla è il direttore Piotrovsky, che “ha raggiunto un accordo con il Ministero della Cultura russo secondo il quale la richiesta di un ritiro immediato delle opere da noi prestate viene attenuata. I dipinti di Tiziano e Picasso continuano a rimanere quindi appesi alle pareti dei musei per diverse settimane. Lo stesso vale anche per le opere dell’Ermitage che fanno parte della mostra “Grand Tour” che, previo accordo con gli organizzatori, saranno ritirate immediatamente alla chiusura ufficiale. Dispiace molto che le relazioni culturali tra i nostri Paesi siano crollate in un tale “buio”. Se ne può uscire solo se conserviamo l’atmosfera di buona volontà e benevolenza. Ripetiamo sempre che i ponti della cultura si fanno saltare in aria per ultimi. Ora è venuto il tempo di proteggerli. È cercheremo di mostrare come si fa. Dobbiamo metterci chiaramente d’accordo su quando e soprattutto in che modo le opere torneranno all’Ermitage. Teniamo informato il Centro Ermitage Italia, anche se le sue attività operative sono state sospese, ed i nostri partner italiani. Spero che l’Italia possa contribuire a creare un nuovo meccanismo di interazione tra le istituzioni culturali vista una lunga tradizione nazionale di amore e rispetto alla cultura, all’arte e ai musei. L’odierna situazione museale deve mostrare un modo di risolvere problemi seri in un mondo molto complicato per non diventare uno strumento di lotta politica. Abbiamo bisogno di nuovi approcci e accordi senza un ritorno alla retorica della Guerra Fredda”.

– Giulia Giaume

Articolo aggiornato il 14 marzo 2022.

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.