Maurizio Cattelan sbarca alla Zecca di Parigi

Chiara Parisi è riuscita in una mission (quasi) impossibile: convincere Maurizio Cattelan a fare una mostra alla Monnaie de Paris – di cui dirige la programmazione culturale dal 2011 – dopo il suo annuncio di addio alle scene (dell’arte)… Anche se in fondo era solo un arrivederci o forse un eclatante pesce d’aprile. L’abbiamo incontrata, a meno di un mese dall’inaugurazione della mostra.

Maurizio Cattelan, Senza titolo, 2001
Maurizio Cattelan, Senza titolo, 2001

Il 1° aprile del 2011 Maurizio Cattelan ha annunciato l’addio alle scene per dedicarsi a molte atre attività (pubblicità, collaborazioni con stilisti e aziende di design, testimonial per brand di moda). Di recente ha partecipato a Manifesta con una performance provocatoria e al Guggenheim di New York è stata installata una sua opera altrettanto discussa: un water d’oro. Ma il suo rientro vero e proprio è a Parigi, alla Monnaie de Paris, con la prima grande mostra in Europa a cura di Chiara Parisi.

La prima domanda d’obbligo è chiederti come e quando è nata l’idea di ospitare una retrospettiva di Maurizio Cattelan, tra i più chiacchierati e discussi provocatori dell’arte contemporanea.
Provocatore è una parola che non mi piace come suono e che assume troppo spesso una connotazione negativa. Dietro c’è un pensiero preciso, lucido, spontaneamente colto. Capace di essere letto a più livelli. Certe volte riesce, altre meno. Detto questo, la mostra alla Monnaie de Paris, che s’intitola Not Afraid of Love, non è da intendersi come una retrospettiva, ma come un nuovo progetto.

Come sei riuscita a convincerlo a tornare sulle scene?
Ho ritrovato una mail interminabile, che dubito abbia mai letto, scritta all’indomani di All, mostra al Guggenheim di New York, in cui gli parlavo della Monnaie de Paris. Temo non fossimo in pochi ad avergli scritto un messaggio di questo tipo. La Monnaie de Paris è un bel posto, è strano, è una fabbrica, un luogo che rappresenta la Francia. Credo che Maurizio sia stato stimolato anche dalla possibilità di lavorare in situ e soprattutto in totale libertà in questa straordinaria architettura del XVIII secolo.

Cattelan è un burlone perfezionista. Con quale criterio hai scelto le opere?
Anche questo termine, “burlone”, non mi piace molto. Mi sembra sottostimi la reale portata del pensiero di Cattelan. È vero che il lavoro di Maurizio può avere anche degli aspetti comici. In mostra non ci sono opere nuove, a quanto ne sappiamo, ma una scelta precisa di opere che insieme sono caricate di un senso nuovo. L’opposto di All.

Maurizio Cattelan, Senza titolo, 2001
Maurizio Cattelan, Senza titolo, 2001

Ha partecipato attivamente alla gestazione della mostra?
Beh, sì: come hai detto tu, è un perfezionista. Non potrebbe essere altrimenti, anche perché gli ambienti richiedono una lettura attenta dello spazio, un approccio site specific nel senso più stretto dell’espressione. Il coinvolgimento diretto degli artisti è una delle cifre della direzione artistica: gli artisti progettano direttamente nello spazio, e non possono fare a meno di relazionarsi con le caratteristiche delle architetture.

Cattelan è un artista piuttosto controverso. Ha molti ammiratori ma anche molti detrattori, che lo considerano uno stratega della comunicazione e dalle facili provocazioni. Cosa ti colpisce del suo lavoro e cosa ti ha spinto a dedicargli una mostra alla Monnaie de Paris?
Alcuni artisti hanno la forza di parlare a più livelli, ad avere una vera relazione con il pubblico non dell’arte, inoltre credo che sua la presenza sia una benedizione per il mondo dell’arte, sempre più chiuso e autoreferenziale.

Un pregio e un difetto di Maurizio Cattelan.
Amo la sua genialità parodistica, che è la fonte capace di alimentare il carattere al tempo stesso ironico e tragico della vita. Un difetto, forse, può essere la noncuranza per le critiche. Al suo posto sarei molto più attivo nel difendere il mio lavoro d’artista.

Sei riuscita a trovargli una piscina vicino allo spazio espositivo? Pare sia una richiesta imprescindibile.
È molto riservato. Non so cosa faccia quando esce da qui.

Maurizio Cattelan - All - veduta della mostra presso il Guggenheim Museum, New York 2011 - photo David Heald
Maurizio Cattelan – All – veduta della mostra presso il Guggenheim Museum, New York 2011 – photo David Heald

La mostra raccoglie numerose opere ma nessun lavoro nuovo. Com’è strutturata?
Un percorso narrativo, contrariamente alla grande famiglia – meravigliosa – che è stata l’ultima mostra nel 2011. Le opere produrranno uno scarto rispetto al modo in cui siamo stati abituati a osservarle finora. Si tratta di una mostra “post requiem”.

La mostra non sarà accompagnata da una pubblicazione dedicata ma da una sorta di libro d’artista che sarà inserito all’interno del catalogo della sua ultima mostra al Guggenheim di New York. Come è nata l’idea?
Cattelan adora i libri. Ogni pubblicazione legata al suo lavoro è un’estensione delle opere, fino a diventare essa stessa opera. Mi piace pensare al catalogo di All come a una “bara”, dalla quale il nuovo lavoro di Maurizio riemerge in forma di libro d’artista. Una specie di matrioska cartacea, in linea con l’idea di sdoppiamento ricorrente in Cattelan. O un buco dove nascondere una nuova arma.

I visitatori che si presenteranno al museo in biancheria intima avranno l’ingresso gratuito. Una “cattelanata” o dietro a questa scelta c’è un messaggio?
L’idea nasce dalla questione sull’autorità. Si mormora che l’iniziativa sia stata presa sul serio in altri musei di Parigi.

Stai già lavorando alla prossima mostra? Ci puoi dare qualche anticipazione?
Cattelan chiude un ciclo di mostre, molto speciale, che negli ultimi due anni ha visto protagonisti Paul McCarthy, Marcel Broodthaers, Jannis Kounellis… Dopo ci sarà un progetto di mostra con il Centre Pompidou in collaborazione con Bernard Blistène.

Daniele Perra

Parigi // dal 21 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017
Maurizio Cattelan – Not Afraid of Love
a cura di Chiara Parisi
MONNAIE DE PARIS
11, quai de Conti
www.monnaiedeparis.fr

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.