Istantanee da Roma. Intervista a Jeannette Montgomery Barron

Attiva da diversi anni a Roma, la fotografa statunitense Jeannette Montgomery Barron ha immortalato con il proprio iPhone alcuni angoli della Capitale, restituendo un ritratto della città fatto di piccoli dettagli, solo apparentemente marginali e secondari. Ce ne parla in occasione della mostra che la vede protagonista all’American Academy in Rome.

Jeannette Montgomery Barron, May 7th, 2014, Rome - Courtesy of the Artist
Jeannette Montgomery Barron, May 7th, 2014, Rome - Courtesy of the Artist

Una mostra a tre voci: Esther Boise Van Deman, Georgina Masson, Jeannette Montgomery Barron. O per meglio dire, a tre sguardi: sì, perché la mostra A View of One’s Own – ispirata al celebre saggio dell’autrice britannica Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé – riunisce gli scatti di tre fotografe. Diverse per provenienza geografica e periodo storico, ma unite dalla passione per Roma, il suo paesaggio, le sue rovine, i suoi angoli marginali eppure rivelatori del carattere della città. La mostra – curata dal direttore artistico dell’American Academy Peter Benson Miller, da Lindsay Harris e da Angela Piga, con inaugurazione il 13 ottobre – offre l’opportunità di osservare gli scatti di Van Deman (1862-1937) e Masson (1912-1980) provenienti dell’Archivio della Fototeca dell’American Academy, oltre a una nuova serie di Montgomery Barron (1956).
Jeannette Montgomery Barron è nota per aver documentato la scena artistica di New York negli Anni Ottanta (Cindy Sherman, Robert Mapplethorpe, Francesco Clemente, Andy Warhol, Jean Michel Basquiat, Keith Haring, sono solo alcune delle personalità da lei ritratte). Da oltre dieci anni si divide tra gli Stati Uniti e Roma, città alla quale ha voluto dedicare un omaggio a partire dall’utilizzo di uno strumento sempre a portata di mano: il proprio iPhone. Ce ne ha parlato alla vigilia dell’inaugurazione della mostra.

Georgina Masson, Palazzo Doria Pamphilj, Rome, 1950–65 - Photographic Archive, American Academy in Rome
Georgina Masson, Palazzo Doria Pamphilj, Rome, 1950–65 – Photographic Archive, American Academy in Rome

Com’è nato il progetto di mostra che la vede protagonista insieme a Esther Boise Van Deman e Georgina Masson, altre due fotografe strettamente legate a Roma?
Almeno dal 2003, quando mi sono trasferita qui con la mia famiglia, ho rapporti di collaborazione con l’American Academy in Rome, dove, nel 2007, ho avuto il privilegio di essere artista in residenza; inoltre io e Peter Benson Miller, direttore artistico dell’istituzione, ci conosciamo da anni. È stata la curatrice Angela Maria Piga a portare il mio lavoro all’attenzione dell’American Academy. Il progetto è dunque nato da una “conversazione” tra me, Angela Maria Piga, Peter Benson Miller e Lindsay Harris.

Fra gli aspetti salienti della mostra c’è senz’altro l’utilizzo dell’iPhone. Da dove nasce l’esigenza di realizzare gli scatti con questo mezzo, che presenta caratteristiche diverse rispetto ai più tradizionali strumenti di cattura dell’immagine?
Ho cercato di fotografare Roma con ogni mezzo che avevo a disposizione: la mia Leica, la Mamiya 7, l’Hasselblad. Ma l’iPhone è stata l’unica “macchina fotografica” che mi ha permesso di scattare spontaneamente e liberamente.

Jeannette Montgomery Barron, December 29th, 2013, Rome - Courtesy of the Artist
Jeannette Montgomery Barron, December 29th, 2013, Rome – Courtesy of the Artist

Dalle fotografie in mostra emerge un ritratto di Roma da un punto di vista “laterale”, tutt’altro che cartolinesco. Cosa la colpisce della Roma di oggi?
Può sembrare paradossale, ma molto di ciò che mi colpisce dipende dalla mia provenienza. Essere nella condizione di straniera a Roma, unito al fatto di vivere qui da diverso tempo, mi ha aiutato a capire cos’è il carattere “romano” della città.

Il suo lavoro è principalmente conosciuto per i ritratti agli artisti, da Andy Warhol a Cindy Sherman, da Keith Haring a Jean-Michel Basquiat. Da dove deriva quest’attrazione quasi ossessiva?
È vero, ho ritratto molti artisti, e continuerò a farlo. Amo le storie della gente e cerco di arrivare all’essenza della loro personalità. Alla fine credo di essere semplicemente e irrimediabilmente attratta dalla persone creative e dalla possibilità di trarre energia stando a contatto con loro.

Jeannette Montgomery Barron, June 8th, 2013, Rome - Courtesy of the Artist
Jeannette Montgomery Barron, June 8th, 2013, Rome – Courtesy of the Artist

Lei vive a Roma da molti anni. Cosa le piace di questa città? E com’è cambiata? Prova un senso di nostalgia rispetto al passato?
Adesso vivo a Roma solo part-time; il resto del mio tempo lo trascorro nella campagna del Connecticut. Ma adoro Roma. Appena atterro all’aeroporto mi sento sempre come se fossi tornata a casa. Nostalgia del passato? Posso solo dire che sto convivendo con questo stato d’animo ogni singolo minuto della mia vita; chi mi conosce sa bene che il mio secondo nome è “malinconia”.

Saverio Verini

Roma // fino al 27 novembre 2016
inaugurazione: 13 ottobre ore 18
A View of One’s Own
artisti: Jeannette Montgomery Barron, Esther Van Deman, Georgina Masson
a cura di Peter Benson Miller, Lindsay Harris, Angela Piga
AAR – AMERICAN ACADEMY IN ROME
Via Angelo Masina 5
06 58461

[email protected]
www.aarome.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56534/a-view-of-ones-own/

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Saverio Verini
Saverio Verini (1985) è laureato in storia dell’arte contemporanea presso l’Università “La Sapienza”. Nel 2010-2011 frequenta il Master of Art alla LUISS di Roma. Tra 2011 e 2012 è nello staff del MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma. Dal 2013 è assistente curatore presso la Fondazione Ermanno Casoli. Dal 2011 cura la sezione di arti visive di Kilowatt Festival. È fondatore delle associazioni culturali Il Fondino e Sguardo Contemporaneo, con le quali, a partire dal 2005, ha ideato e organizzato numerose iniziative artistiche e culturali.