La collezione Olgiati incontra i Kabakov. Parola a Emilia

La celebre coppia di artisti è in mostra a Lugano, ospite di una delle collezioni più prestigiose al mondo. Ecco il racconto di un efficace dialogo espositivo, pubblicato sull’imminente Artribune Magazine Speciale Ticino.

Emilia e Ilya Kabakov – courtesy Sprovieri, Londra – photo © Roman Mensing, 2005
Emilia e Ilya Kabakov – courtesy Sprovieri, Londra – photo © Roman Mensing, 2005

Fino all’8 gennaio 2017, allo Spazio -1 del LAC di Lugano è allestita la mostra The Kabakovs and the Avant-Gardes. Due padri del concettualismo russo, Ilya Kabakov e la moglie Emilia, espongono cinque grandi dipinti, una scultura e una loro installazione accostata a grandi nomi delle avanguardie storiche. Abbiamo dialogato con Emilia intorno a questo progetto.

Quando avete incontrato i coniugi Olgiati?
Non ricordo esattamente quando li abbiamo incontrati per la prima volta. Ma probabilmente è stato in Italia.

Cosa ne pensate della loro collezione?
Siamo rimasti davvero colpiti dalla qualità. Al giorno d’oggi, molti collezionisti privati comprano nomi, non opere d’arte. In questa raccolta, invece, ci sono esempi eccellenti delle pratiche di ciascun artista collezionato. Nella loro collezione sussistono impercettibili connessioni d’anima. E questo richiede un grande occhio, per far sì che i lavori non si cannibalizzino a vicenda ma, al contrario, si valorizzino.

Veniamo alla mostra. Quali attitudini avete in comune con le Avanguardie Storiche? E quali sono le differenze?
Sussistono analogie e similitudini formali, ad esempio nell’utilizzo dei colori, delle geometrie e dell’approccio idealistico, utopico, nei confronti dell’arte e della quotidianità. Quel che ci distanzia, invece, è il fatto che il loro pensiero visivo sia tutto concentrato sulla forma e che non contempli l’umanità in sé, ma in rapporto alle forze del cosmo. Nei loro lavori non c’è un luogo per i sentimenti, per gli errori umani, le paure, le incertezze. Noi oggi sappiamo bene in che misura l’utopia sia una fantasia irraggiungibile, nel momento in cui la si ricerca esattamente così come dovrebbe essere. Ma allo stesso tempo necessitiamo di crederle, desideriamo ardentemente possedere i sogni che questa ci fa generare.

llya e Emilia Kabakov, Two faces or The Egg, 2000 - Collezione Olgiati, Lugano - photo Ilyia and Emilia Kabakov Studio, Long Island
llya e Emilia Kabakov, Two faces or The Egg, 2000 – Collezione Olgiati, Lugano – photo Ilyia and Emilia Kabakov Studio, Long Island

Come avete selezionato i lavori dalla collezione Olgiati da affiancare ai vostri?
Abbiamo utilizzato i medesimi criteri utilizzati dagli Olgiati. E abbiamo provato a scuotere, più volte, il tessuto tematico e i contenuti della mostra, per non creare discontinuità o interruzioni. Niente dovrebbe catturare gli occhi di per sé, piuttosto dovrebbe crearsi un’armonia complessiva che parli allo spettatore.

Per questa mostra avete realizzato una scultura in marmo che rappresenta un uovo umanizzato.
L’uovo ha due facce scolpite sulla superficie: una con la vita ancora dormiente, un’altra catturata all’inizio del risveglio, al principio della consapevolezza. I futuristi credevano fortemente nel progresso, nella società della tecnologia, così come nell’avvento di un nuovo uomo meccanico. Noi abbiamo già visto tutti questi sogni e queste fantasie realizzarsi, inclusi i loro fallimenti. La vita umana sta ancora attraversando gli stessi stadi evolutivi che, in un certo senso, ha dovuto fronteggiare centinaia di anni fa.

Fino a che punto la storia può risultare ricorsiva?
Il principio del XX secolo non è stato radicalmente differente dall’inizio del XXI. Artisti, musicisti e poeti hanno sperato che il nuovo secolo portasse felicità, un nuovo principio e che l’eterno sogno di tante utopie arrivasse a compimento. Il XXI secolo è cominciato quasi allo stesso modo: grandi scoperte tecnologiche, speranze che finalmente l’universo fosse libero dai totalitarismi, dal fascismo. Ma oggi tutto questo sta cadendo a pezzi: i nostri tempi ci offrono terrorismo, differenze culturali e religiose, immense incomprensioni.

Ilya Kabakov, Charles Rosenthal. Twelve Commentaries on Suprematism 1926, 1999 - Collezione Olgiati, Lugano - photo Ilyia and Emilia Kabakov Studio, Long Island
Ilya Kabakov, Charles Rosenthal. Twelve Commentaries on Suprematism 1926, 1999 – Collezione Olgiati, Lugano – photo Ilyia and Emilia Kabakov Studio, Long Island

Ci descrive la struttura che avete realizzato per esporre i dipinti e i disegni?
È creata per rendere ogni singola entità un emblema individuale. Però, intorno a essi, ricrea un mondo separato, uno spazio esclusivo dove il passato e il presente si ritrovano assieme, grazie a una sorta di gabbia di per sé costruttivista.

State lavorando anche alla retrospettiva che aprirà alla Tate di Londra nell’ottobre del 2017. Avete scoperto o riscoperto esperienze dimenticate, lavori o ricordi che erano stati nascosti nel tempo?
È una delle mostre più importanti alle quali abbiamo mai lavorato. Ci ha costretti a scavare a fondo nel nostro passato. Non posso propriamente affermare di aver riscoperto nulla di nuovo, eccezion fatta per il ritrovamento di un dipinto che credevamo perduto e che invece, miracolosamente, dopo molti anni, è tornato in nostro possesso. Si tratta del primo dipinto concettuale che Ilya abbia mai realizzato, datato 1964.

Vuole esprimere un augurio o formulare un pensiero che accompagni il vostro intervento di Lugano?
Tanto un desiderio quanto un pensiero, più sono profondi più diventano segreti e non si possono esprimere, altrimenti non diventano realtà. Così lascerei, o almeno, preferirei lasciare questa domanda come insoluta.

Ginevra Bria

Lugano // fino all’8 gennaio 2017
Ilya & Emilia Kabakov – The Kabakovs and the Avant-Gardes
SPAZIO – 1 COLLEZIONE OLGIATI
Riva Caccia 1
+41 (0)58 8664230
[email protected]

www.collezioneolgiati.ch

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55607/ilya-emilia-kabakov-the-kabakovs-and-the-avant-gardes/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #33 – Speciale Ticino

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.