Marilyn Monroe, l’intramontabile

Era il 5 agosto 1962 quando la diva per eccellenza del grande schermo abbandonava le scene per sempre. Appena 36enne. A distanza di cinquantaquattro anni da quella data fatidica, Jussin Franchina ripercorre la storia di un’icona e di una donna che ha fatto storia.

Andy Warhol, Shot Light Blue Marylin, 1964 - courtesy The Brant Foundation
Andy Warhol, Shot Light Blue Marylin, 1964 - courtesy The Brant Foundation

LOS ANGELES E NORMA JEANE
Tutto iniziò il 1° giugno 1926 nel cuore di Los Angeles, bellissima e ingannevole città della California. Per dirne una, giureresti che è una città di mare. Non che ci sia un porto vicino ma le facce, una certa aria di festival, quel che ti danno da mangiare, la musica che si balla, danno a Los Angeles l’aria di essere un finis terrae, un contenitore di addii e di tardive rivincite sul destino. Il mare è una trentina di chilometri ma c’è anche da dire che da lì si può partire per Beverly Hills, Hollywood, e poi lasciarsi portare dal vento fino a Santa Monica o a Long Beach quando la terra apre le gambe e partorisce il grande oceano e avventure in cui ardimento, intuizione, ferocia e stupidità si mescolano secondo doti casuali, ottenendo chimicamente il futuro, il disastro o delle boiate pazzesche.
Norma Jeane Mortenson è la protagonista che ci porta all’origine di questa storia, che nasce a Los Angeles e che noi tutti conosciamo come Marilyn Monroe.
Quella mattina del 1926 andava tutto storto. Perfino la caffettiera non ne voleva sapere di fare il suo dovere: gorgogliava da più di cinque minuti, ma del caffè neppure l’ombra. In quella stamberga alla periferia di Los Angeles, la città dei sogni, Gladys si accarezzava il pancione con una mano asciugandosi il sudore con l’altra. A quella creatura che portava in grembo mancava solo un nome. Ci pensava da mesi e non era ancora riuscita a trovarne uno che fosse all’altezza. Poi, un’illuminazione: “Ti chiamerai come la Talmadge, la mia attrice preferita. Ti chiamerai Norma. Norma Jeane. E sarai bellissima, sarai l’orgoglio di tua madre”.


MARILYN, LA MERAVIGLIA
Quel che penso è: Meraviglia. Questo era Norma Jeane. Era questa specie di giovane purezza pronta ad immolarsi all’amore nel 1943, con il primo marito James Dougherty. Aveva compiuto sedici anni da poche settimane e si sentiva addosso la stessa adrenalina di una bambina che si prepara ad una gara di mosca cieca. Sposarsi era un gioco divertente. Ma l’amore, quello vero, era tutta un’altra cosa. Ci avrebbe pensato dopo. L’importante, ora, era sposare James in modo da non dover tornare in orfanotrofio.
Divorziarono nel 1946 e quando nella vita di Norma arrivò la leggenda del baseball americano Joe Di Maggio, lei era già Marilyn Monroe. Una specie di pianeta scoperto nel firmamento del mare, qualcosa di molto reale ma allo stesso tempo mitico, leggendario, visionario e fragile. La celeberrima scena della gonna alzata all’aria della metropolitana in Quando la moglie è in vacanza, filmata in Lexington Avenue a New York il 19 settembre 1955 davanti a centinaia di fan dal regista Billy Wilder, perseguitò Joe fino a quando una sera, al St. Regis Hotel, lui e Marilyn litigarono e lui la picchiò. Dopo tre settimane ci fu la separazione, dopo soli nove mesi di matrimonio.


LA CONSACRAZIONE
Per Marilyn questi sono gli anni della consacrazione e dei successi internazionali: Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario (tutti titoli del 1953), La magnifica preda (1954), Il principe e la ballerina (1957), A qualcuno piace caldo (1959). È in questi anni che, senza il più piccolo dubbio, Marilyn porta sulle spalle il gustoso fardello di conquistare il mondo e poi metabolizzarlo: ogni giorno, la prodezza della sua ingenuità aggredisce pezzi di mondo, li conquista e li fa suoi. Archivia con raffinato istinto. In qualche modo mette a posto, ordina. Vale tutto, per Marilyn. E le arriva di tutto: film, comparse, presunti nuovi flirt, dicerie, sentenze, servizi fotografici, ospitate, inviti, red carpet, copioni, domande teologiche, psicofarmaci, cronache di fragilità irrisolte, collaborazioni, calcoli di guadagno, colori, suoni, urla, lamenti, risate, provocazioni, nuove proposte e la loro rotta, ogni conquista e il suo prezzo.

Beppe Devalle, Marylin Monroe, 2003
Beppe Devalle, Marylin Monroe, 2003

ARTHUR MILLER E IL NAUFRAGIO
Poi arriva Arthur Miller, è il 1956. Come tutti, anche lui si innamora di lei. “La vitalità di una donna che non si capisce ma che sembra sul punto di illuminare una vasta distesa di oscurità che ci circonda”, così la descrive Miller dopo il loro primo incontro.
Marilyn vuole un figlio da Miller ma durante il loro rapporto ebbe tre aborti, il primo dopo aver completato Il principe e la ballerina. Da questo momento, la nave Marilyn cola a picco.
Vorrebbe recuperare il mondo e allargare il grande personale impero che di tanto in tanto chiama vita, ma consuma droga e beve molto. Troppo. Quando le riprese de Gli spostati (1961) iniziano (peraltro la sceneggiatura è firmata da Arthur Miller), il matrimonio è già naufragato.
Si dice che abbia relazioni sessuali anche con donne, non solo con i fratelli Kennedy.
È inevitabile che per finire di parlare della più bella attrice del Novecento, una donna fragile e ingenua, il sogno di (quasi) tutti gli americani, si tiri fuori anche la sua lunga esperienza con la terapia psicanalitica.

L’EPILOGO
Misto di crudezza e maleducata arroganza. Decisamente intrigante.
La vita l’ha indurita. L’ha abituata a ricominciare da sola tantissime volte e alle nuove sfide non ci fa neppure più caso. Così, senza rispondere al misto di crudezze e maleducate arroganze, decisamente intrigante volge le spalle a tutti e nuota nuda in una piscina facendo scandalo e conquistandosi la copertina di decine di riviste dell’epoca: i giornalisti lo chiamano il bagno di Marilyn ed è la celebre scena di Something’s Got to Give, ultimo film (incompiuto) del 1962 dove recita per l’ultima volta e che anticipa di poco tempo la sconvolgente notizia della morte dell’attrice.
È il 5 agosto 1962. Marilyn Monroe muore nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, all’età di trentasei anni.

Jussin Franchina

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Jussin Franchina
Jussin Franchina (1987) è l’autrice del blog Machissenefrega, che fino a prova contraria resterà il suo migliore inizio. Scrive per New Entry e per se stessa. Con Ilaria Caprioglio è coautrice del libro “Adolescenza. Genitori e figli in trasformazione” edito da Il Leone Verde Edizioni. Attualmente è impegnata nella ricerca di luoghi abbandonati da scoprire, esplorare e soprattutto raccontare. Diffidente, schiva, instancabile, curiosa e un po' spericolata, è sempre alla ricerca di ciò che è nascosto e che attende d'essere documentato.