Venezia, Biennale di Architettura. La svolta impegnata

Riuscirà la 15. Mostra Internazionale di Architettura a trasferire pienamente lo spirito e gli esiti di “quell’architettura impegnata a dare precise risposte a precise domande” invocata dal presidente Paolo Baratta, con l’affidamento della direzione ad Alejandro Aravena? “Reporting from the Front” sarà così militante come è stata annunciata?

Alejandro Aravena e Paolo Baratta - photo Giorgio Zucchiatti -courtesy la Biennale di Venezia
Alejandro Aravena e Paolo Baratta - photo Giorgio Zucchiatti -courtesy la Biennale di Venezia

ARAVENA SUPERERÀ KOOLHAAS?
Il cileno Alejandro Aravena, classe 1967, che sorprende con il suo italiano e la costellazione di premi – dal Leone d’Argento nel 2008 al Premio Pritzker nel 2016 – ha raccolto il testimone della curatela da Rem Koolhaas, che con la sua Fundamentals chiuse la 14. Mostra Internazionale di Architettura con la cifra record di 240mila di visitatori (nel 2014 si sperimentò il raddoppio dei mesi di apertura) e non pochi dubbi.
La Biennale di Aravena appare orientata a raggiungere, con uno slancio mai celato verso la condivisione, un pubblico anche più esteso, proprio perché tenta di interpretare l’architettura non nella sua essenza di disciplina, ma ponendola all’interno dell’organizzazione umana: “Ci interessa come strumento di self-government, come strumento di una civiltà umanistica, non in grazia di uno stile formale, ma come evidenza della capacità dell’uomo di essere padrone dei propri destini”, aveva dichiarato lo scorso febbraio.
In quest’ottica si inserisce l’individuazione di specifici ambiti di azione, sui quali i singoli partecipanti sono chiamati a misurarsi, impiegando esempi concreti, applicabili anche ad altre latitudini. Le sedici “battaglie tutte da combattere” – la segregazione, le disuguaglianze, le periferie, l’accesso a strutture igienico-sanitarie, i disastri naturali, la carenza di alloggi, la migrazione, l’informalità, la criminalità, il traffico, lo spreco, l’inquinamento e la partecipazione delle comunità – rappresentano quindi la traccia su cui si va ad innestare nel concreto questa Biennale.

Biennale di Architettura, Venezia 2014 - Monditalia - photo Giorgio Zucchiatti
Biennale di Architettura, Venezia 2014 – Monditalia – photo Giorgio Zucchiatti

CHI C’È A VENEZIA. E COME SI PRESENTA L’ITALIA
Al nastro di partenza 63 partecipazioni nazionali, tra cui quelle di quattro Paesi esordienti (Filippine, Nigeria, Seychelles e Yemen); 88 gli architetti partecipanti da 37 Paesi diversi, con una nutrita presenza di under 40, a quota 33.
L’Italia, dopo l’esperienza condotta da Cino Zucchi, è rappresentata dal team curatoriale dello studio TAMassociati – Raul Pantaleo, Simone Sfriso e Massimo Lepore –, voce coraggiosa nella professione e nell’impegno civile, con cantieri in Uganda, Senegal, Afghanistan e Italia, tre sedi nazionali e una estera. Oltre a un allestimento low cost, con elementi di recupero provenienti anche da Expo Milano 2015, Taking care – Progettare per il bene comune assegna alla categoria del fumetto un ruolo chiave a livello comunicativo, con l’intento di estendere i contenuti del padiglione nazionale oltre i limiti del settorialismo. Strutturato in tre sezioni, ciascuna associata a un verbo coniugato all’infinito – Pensare, Incontrare, AgireTaking care presenta venti studi italiani e vuole promuovere un legame concreto con la società civile: cinque dispositivi mobili frutto di una sorta di “laboratorio di sperimentazione” attivato nella cornice della Biennale saranno infatti donati, al termini della kermesse, ad altrettante associazioni.

TAMassociati, Ospedale cardiochirurgico a Khartoum - photo Marcello Bonfanti
TAMassociati, Ospedale cardiochirurgico a Khartoum – photo Marcello Bonfanti

E ARRIVA PURE IL VICTORIA AND ALBERT
Tra le iniziative e gli eventi speciali messi a punto per l’edizione 2016, anche in un’ottica di più esplicito coinvolgimento dell’intero circuito cittadino veneziano, l’attesa è particolarmente forte per gli esiti dell’accordo di collaborazione stipulato con il Victoria and Albert Museum di Londra. Per la prima volta, nella Sale d’Armi dell’Arsenale, è allestito un padiglione dedicato alle arti applicate: A World of Fragile Parts. Curato da team capitanato da Brendan Cormier, già direttore editoriale della rivista Volume, attraverso un’indagine sulla produzione delle copie e sul tema della riproducibilità, questo spazio propone una riflessione che punta, anch’essa, a intrecciarsi con questione di notevole attualità, rese ancor più stringenti alla luce dei disastri naturali, degli attacchi terroristici e dalla spinta mondiale verso la fruizione turistico.
Anche questa, in potenza, può essere un’ulteriore modalità per rendere noto i casi in cui “il pragmatico si intreccia con l’esistenziale, l’attinenza con l’audacia, la creatività con il buon senso”, come largamente auspicato dagli organizzatori.

Valentina Silvestrini

www.labiennale.org/it/architettura/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.

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