Parola a Xiaoyu Weng. Vi presentiamo la vincitrice del Premio Bonaldi

Lo scopo di portare nella città di Bergamo le pratiche curatoriali più innovative e originali è stato finalmente raggiunto. L’ottava edizione del premio Bondaldi per l’Arte è offerto alla curatrice associata di arte cinese della Robert H. N. Ho Family Foundation presso il Solomon. R. Guggenheim Museum di New York. E la sua mostra è ora aperta, nello Spazio Zero della GAMeC.

Diana Thater, Untitled (Butterfly Videowall #2), 2008
Diana Thater, Untitled (Butterfly Videowall #2), 2008

Lo Spazio Zero della GAMeC celebra l’ottava edizione del Premio Lorenzo Bonaldi per l’Arte – EnterPrize. La vincitrice, come annunciato pochi giorni fa, è Xiaoyu Weng, curatrice associata di arte cinese della Robert H. N. Ho Family Foundation presso il Solomon. R. Guggenheim Museum di New York. È stata direttrice dei programmi asiatici presso la Kadist Art Foundation di Parigi e San Francisco, dove ha lanciato la Kadist Curatorial Collaboration, ha supervisionato residenze d’artista e la costituzione della collezione d’arte asiatica contemporanea. Inoltre è nominata da Leeza Ahmady, Curatore indipendente, direttore di Asia Contemporary Art Week (ACAW)
Il suo progetto Soft Crash presenta i lavori di quattro artisti e di un collettivo. Punto di partenza della mostra, Untitled (Butterfly Videowall #2) (2008) di Diana Thater invita a una riflessione sulla mediazione della tecnologia sulla vita e sulla morte. Entrambi gli eventi sono emblemi nella storia delle lotte umane con il calcolo moderno. Yin-Ju Chen, Anthony Discenza e Tsang Kin-Wah presentano ciascuno un’installazione multimediale composta da vari elementi, viste come tre piccole mostre individuali. Mentre l’opera As Above, So Below (2013-14) di Chen specula sulle finzioni dei moderni sistemi di epistemologia ed esplora mezzi alternativi per la produzione di conoscenza, Trouble Sleeping (2015) di Discenza osserva l’assurdità quotidiana delle interazioni tra esseri umani e tecnologia, e The Third Seal – They Are Already Old. They Don’t Need To Exist Anymore (2009) di Tsang Kin-Wah indaga narrative religiose e filosofiche.
Infine, l’installazione in vinile su vetro Soft Crash (2016) di Tsang, che prende in prestito il titolo della mostra, rievoca poeticamente il legame tra uomo e tecnologia. Xiaoyu Weng si racconta, a partire dalla struttura della sua ricerca.

Fabien Giraud & Raphaël Siboni, The Unmanned, 1997-- The Brute Force, 2014
Fabien Giraud & Raphaël Siboni, The Unmanned, 1997– The Brute Force, 2014

Da quale ispirazione teoretica ed estetica trae ispirazione la scrittura visiva di Soft Crash?
Ritengo spesso che usare la teoria per riassumere una pratica artistica non rappresenti un approccio interessante. La prima risorsa dalla quale traggo ispirazione viene dalla capacità di saper guardare complessivamente molti artisti che lavorano oggi e che ingaggiano un rapporto diretto con il cosiddetto avanzamento della tecnologia. L’esperienza di leggere e guardare questi magnifici lavori mi ha spinta a fare ricerca su temi importanti.
I testi di J. G. Ballard, in particolare The Atrocity Exhibition (1970) e Crash (1973), mi sono serviti come un punto di partenza nel pensare a come sta evolvendo la nostra relazione con la tecnologia. Come l’elemento tecnologico è stato percepito tecnologicamente quarant’anni fa e come adesso? A che cosa abbiamo associato la tecnologia: strumenti, componenti, macchine, computer, software, internet, l’intelligenza artificiale? Come tutti questi diversi elementi hanno modificato il modo in cui esistiamo? Noi che li abbiamo inventati siamo ancora nella posizione di controllarli, oppure sono loro a modificare noi? La nostra relazione con la tecnologia è in continuo sviluppo e detiene un posto importante nei più recenti dibattiti teoretici sulla posizione umana nei confronti del nostro contesto, entrambi organicamente e non-organicamente, proprio come il dibattito sull’Antropocene, l’ontologia degli oggetti ecc. Io non compio riferimenti diretti a queste teorie in particolare, ma restano sempre nel retro della mia mente.

Anthony Discenza, Trouble in the Interior, Part 4 (Sinister)...
Anthony Discenza, Trouble in the Interior, Part 4 (Sinister)…

Da dove deriva la scelta del titolo Soft Crash?
In parte deriva dal romanzo di Ballard, come ho citato prima, è un omaggio a lui. Nella letteratura di Ballard, benché il termine “crash” non faccia solo riferimento diretto agli incidenti automobilistici e ai danni fisici subiti in seguito, quanto piuttosto alla psicologia che ne compete – come l’inquietante effetto di come le nostre stesse invenzioni possano distruggerci – tali collisioni sono ancora abbastanza evidenti a causa del nostro stesso, diretto coinvolgimento fisico. Ma il dibattito che assieme agli artisti volevo far crescere, attraverso questa mostra, fa riferimento a tracce che possono non essere facilmente riconoscibili e rintracciabili. Come l’effetto virale e contagioso della tecnologia di oggi mediata dalla realtà.
Per esempio, basta considerare l’azione apparentemente innocua di postare foto su piattaforme di condivisioni delle immagini: quando noi stiamo documentando e condividendo i nostri momenti di vita privata, i dati che accumulano questo meccanismo stanno anche tracciando e monitorando i nostri comportamenti, creando un sistema di sorveglianza autonomo attraverso di noi, un dispositivo che mette in pericolo la nostra privacy. Questa è una sorta di collisione soffice, indolore, subdola, che non ti uccide in una sorta di battaglia, né direttamente, ma che ti perseguita più che mai.

Attualmente, il progetto che Xiaoyu Weng sta curando per il Guggenheim Museum di New York è basato interamente su nuovi lavori commissionati agli artisti. “È uno sviluppo sfidante del mio lavoro”, conclude la curatrice, “ma allo stesso tempo davvero eccitante”. Da seguire, insomma.

Ginevra Bria

Bergamo // fino al 24 luglio
Premio Lorenzo Bonaldi per L’arte – Enterprize, VIII Edizione
Soft Crash
a cura di Xiaoyu Weng
artisti: Yin-Ju Chen, Anthony Discenza, Fabien Giraud & Raphaël Siboni, Diana Thater, Tsang Kin-Wah
GAMEC
Via San Tomaso 53
035 270272
www.gamec.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/54149/soft-crash/

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.