Maria De Filippi come la Cirinnà. Tronisti gay e amori pop

Dal dibattito politico all’estetica televisiva: come cambiano i costumi degli italiani, anche in tema di diritti civili. Maria De Filippi sdogana l’omosessualità in tv, non più nel regno dei vip, ma tra persone comuni. In arrivo i tronisti gay.

Maria De Filippi
Maria De Filippi

L’AMORE AI TEMPI DI MARIA DE FILIPPI
L’ultima storia, dell’ultima puntata di C’è posta per te, quest’anno era dedicata a una coppia. Innamoratissimi, fidanzatissimi, giunti in studio per una dichiarazione plateale d’amore, con l’ospite del cuore in regalo: Alessandra Amoroso, al microfono con la sua ultima hit. Solito format, tutto normale. O quasi.
Stavolta i protagonisti erano due uomini: Matteo e Francesco, conviventi. Ed è subito clamore. Sua maestà Maria De Filippi sdogana definitivamente l’omosessualità in tv e la reazione del pubblico medio pare di assoluto favore. Applausi scroscianti in studio, ma soprattutto tantissimi commenti sui social: inteneriti, fieri, appassionati. Il popolo del piccolo schermo l’ha presa bene. Alla fine ci si ama e basta – avranno pensato l’adolescente, il nonno e la sciura – nel tempio moderno dell’amore: il salotto di Maria, tra una busta, una lacrima, una sceneggiata, un paio di corna, una faida familiare, un bacio di giuda, un abbraccio commosso e un po’ di panni lavati in platea.

Alessandra Amoroso e i due fidanzati Francesco e Matteo - ultima puntata di "C'è posta per te" 2016
Alessandra Amoroso e i due fidanzati Francesco e Matteo – ultima puntata di “C’è posta per te” 2016

In netta minoranza le considerazioni a sfondo omofobo, per lo più cancellate dai social media manager del programma. Insomma, l’umore del Paese – al netto di pregiudizi vagamente resistenti, di qualche occhiata di sospetto e di un po’ di paura del cambiamento – va in questa direzione: l’omosessualità non fa più specie, anzi. Difenderla è una bandiera, un attestato di merito, persino un trend.
E quella diffidenza sparsa? Spesso – esclusi i casi, purtroppo non rari, di reale violenza ed emarginazione – è un fatto residuale, uno strascico d’ignoranza o d’abitudine stanca. E allora ecco che uno show fa la differenza. Come dire: se vanno pure da Maria, allora è proprio tutto giusto, tutto normale. Il “trauma” collettivo della definitiva accettazione passa dal rito della tv, e ogni cosa va a posto, metabolizzata, somministrata con manovra agile e spontanea, fra bastimenti di sorrisi, cuori, occhi lucidi e riflettori. Nuove estetiche di massa, tra set spettacolari e dinamiche del quotidiano.

Silvia, ex tronista di Uomini & Donne
Silvia, ex tronista di Uomini & Donne

UOMINI & DONNE, LA SVOLTA GAY
Così, poche settimane dopo, su un’intervista rilasciata a Chi, Maria lancia la bomba: “Ho in mente da tempo di voler fare il trono gay. Non cerco lo scandalo, ma la normalità di un amore vissuto nella sua piena quotidianità”. Verissimo. Non di strategia dello scandalo si tratta, ma di una più sottile operazione di suggello: l’omosessualità, nel mondo dello spettacolo, è già accettata, amata, sdoganata da anni. Da Platinette a Cristiano Malgioglio, da Aldo Busi a Cecchi Paone, da Enzo Miccio a Dolce & Gabbana, la scena si tinge d’arcobaleno, oltre il chiacchiericcio e le censure Anni Cinquanta.
A mancare era la “normalizzazione”. Non più celebrità, divi, icone talentuose, ma persone qualunque con storie comuni, nello spazio ordinario di una trasmissione postprandiale, nazionalpopolare, a misura di massaia. “Fin quando i gay continueranno a marcare la loro diversità, non la renderanno mai ‘normale’”, disse qualche tempo fa Queen Maria. Ed ecco che Uomini & Donne apre a quel mondo lì. I tronisti, i corteggiatori, le esterne, le passeggiate in riva al mare, le liti tra comari, le cene a lume di candela, i baci a favore di camera, i colpi di fulmine, i veleni, le finzioni e le frasi cult (“No Maria, io esco”)… Tutto uguale, ma in versione lgbt.

Costantino Vitagliano, tra i più celebri ex tronisti
Costantino Vitagliano, tra i più celebri ex tronisti

Là dove ha faticato Monica Cirinnà, osteggiata dalle mummie catto-democratiche, dalle destre conservatrici, dai pentastellati senza visione e dai centristi clericali, è arrivata lei, Maria, con passo svelto e lieve. Lei che sposta il tema nel recinto di una normalità al ribasso, spicciola, gossippara, da rotocalco, da teatrino pseudo-sentimentale. Arrivando a tutti, in un colpo solo (di telecomando).
E là dove hanno fallito, in parte, i più radical-chic dei movimenti lgbt, è riuscita lei: acchiappare le masse, convincere l’ultimo dei diffidenti, legittimare fino alla fine, uscire dal ghetto.
E saranno numeri, share, target che si allargano, naturalmente. La De Filippi, da sempre icona gay (secondo alcuni una cripto-gay ella stessa), aveva già una vasta platea omosex affezionata ai suoi programmi. Il passo era dunque doveroso, naturale e soprattutto intelligente. Come conquistare consensi, fidelizzare spettatori, far parlare di sé e restare nella storia della televisione italiana. Contribuendo a modificare i costumi.

Francesco Vezzoli - Francesco & Francesco Happily ever after - coll. ACACIA
Francesco Vezzoli – Francesco & Francesco Happily ever after – coll. ACACIA

ARTISTI, INTELLETTUALI E ICONE GAY. DA PASOLINI A VEZZOLI
Ora, che questa donna fosse un genio della comunicazione, una macchina da guerra sensibile e spietata, l’unica, vera sacerdotessa del pop sul piccolo schermo, era cosa nota. Ma quest’ultimo gesto, al termine di un percorso già spianato, va ancora più in là. Sarà lei ad aver sancito – dopo le pubblicità Findus, dopo la love story di Un posto al sole, dopo il palco di Sanremo coi nastri multicolor, dopo la legge Cirinnà, dopo il coming out di Tiziano Ferro – la normalizzazione finale. Sul piano dell’estetica e dell’etica pop.
Così com’è accaduto che il mondo gay sia uscito da una condizione di anticonformismo e ribellismo culturale – con la scelta borghese del matrimonio, l’emulazione della famiglia etero, il sogno dell’abito da sposa e dell’altare – accade adesso che la faccenda degli amori omo finisca in televisione, rinnovando la tradizione dei programmi in rosa. Con disappunto delle frange più engagé, tramonta il vecchio modello del gay attivista, artista ed intellettuale a tutti i costi, pronto a contestare gli schemi di una borghesia tutta moralismo e consumi.

Francesco Vezzoli, un frame da "Comizi di non amore" (a sx la soubrette Ela Weber)
Francesco Vezzoli, un frame da “Comizi di non amore” (a sx la soubrette Ela Weber)

Un processo di avvicinamento tra cultura alta e cultura bassa, tra estetica come politica ed estetica come show, che anche nell’arte contemporanea ha trovato dei validi alfieri. Uno su tutti Francesco Vezzoli, artista dalla fine intelligenza, genuinamente antiretorico, deliziosamente non allineato. Omosessuale dichiarato, in bilico fra temperamento malinconico e scintillii da viveur, tra profondità letterarie e superficialità del pop, fu lui, col suo Comizi di non amore (2004), a spingere il milieu dorato dell’arte verso il salotto glitterato dei reality show. Mescolando Pasolini e Mediaset con un colpo da maestro. Il suo film, una vera e propria produzione televisiva che imitava i format alla De Filippi, precipitava il cinema-verità degli Anni Sessanta, con riferimento diretto al celebre documentario di PPP, nella nuova macchina spettacolare e scopica della tv orwelliana e defilippiana.

Tina Cipollari. mitica opinionista (ed ex tronista) di Uomini & Donne
Tina Cipollari. mitica opinionista (ed ex tronista) di Uomini & Donne

In una splendida intervista del 2015, pubblicata sul Fatto Quotidiano, Vezzoli dichiarava i suoi riferimenti, da Luchino Visconti a Novella 2000, da Pedro Almodóvar a Nostra Signora Maria: “Ognuno deve fare le schifezze sue e avere la propria identità. Io guardo ‘Uomini e donne’ e non mi vergogno di nulla. So chi è Tina Cipollari e non mi giro dall’altra parte. Riconosco che esiste. Ci faccio i conti”.
Quanto al tema della sessualità: “Quando ho iniziato a fare arte, guardavo al camp. Al queer. Facevo recitare icone gay come Valentina Cortese, Franca Valeri e Iva Zanicchi. Per l’universo artistico italiano che affondava ancora i piedi nell’Arte Povera fu come un terremoto. Poi mi sono messo in discussione… […] Io so che parlo da una posizione di privilegio. Ho potuto fare le mie scelte sessuali in maniera libera fin dal principio e adesso, in maniera ancor più libera, sento di stare dalla parte di chi non gode di questa libertà. Per quelle persone che non possono esprimersi, sarei pronto a tornare al bar gay o a indossare un festone arcobaleno”.
Che è un po’ come dire che la battaglia per i diritti non può che passare anche da lì: il pop, lo spettacolo, l’intrattenimento di massa, i fenomeni di costume.
E se qualcuno storce il naso dinanzi a questo eccesso di “medializzazione”, a questo saccheggio spudorato dal mondo del trash, che si tratti di arte (come nel caso di Vezzoli), di diritti civili o di politica (vedi il passaggio di Matteo Renzi ad Amici o di Matteo Salvini a C’è posta per te), basterebbe ricordargli che è da questi canali che oggi passano il consenso, i modelli, i messaggi, i codici e le icone. Nel bene e nel male.

Maria De Filippi e Maurizio Costanzo sposi, in una celebre foto d'archivio. Due giganti del piccolo schermo
Maria De Filippi e Maurizio Costanzo sposi, in una celebre foto d’archivio. Due giganti del piccolo schermo

IL DIRITTO ALLA MEDIOCRITÀ
Messaggi sbagliati? Amori di plastica? Vite vissute come copioni? Pornografia dei sentimenti e ostentazione caciarona? Certamente sì. Ma stemperati con maestria.
I programmi di Maria – alcuni soprattutto – eccedono il buon gusto, affondano il coltello nel cinismo, e sfruttano l’atavica cifra provinciale: farsi gli affari degli altri e farlo secondo una magica mistura di empatia, veleno e leggerezza. Dai talent ai salotti dell’amore, è tutto un trionfo di strategie di conquista e seduzione. Ma in mezzo ci trovi anche commozione, tenerezza, disperazione, valori tradizionali, affetti, passioni viscerali. Un irresistibile mix.
Ed è lei, Maria, maestra della sintesi, a trovare l’equilibrio. Lei che sguazza nella crema di emozioni a buon mercato, che ride per i siparietti fuori dalle righe, che ha tramutato la ferocia del denudamento mediatico in un rito necessario… Lei, sempre lei, mantiene intatto il suo rigore, la sua eleganza scabra. Seria, mai sguaiata, concentrata sulle storie, attenta a ospiti e concorrenti, persino materna, psicologa, consulente sentimentale e amica di giovani e anziani. Una strana iniezione di autenticità, la sua, sparata nel corpo di una cinica tv che celebra il piacere della mediocrità.
E se tutto questo inferno dolce ha riguardato per anni il mondo eterosessuale, perché non estenderlo anche a quello gay? Il diritto d’essere mediocri, leggeri, burini, allegri, superficiali, sedotti dal mito piccolo piccolo della tv. Il diritto d’essere tronisti e corteggiatori. Tra progressismo e maniera, tra libertà e decadenza, la banalità del bene in forma di conquista.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.