La guerra di Gino de Dominicis

Scoppiano i contrasti sull’eredità culturale dell’artista. Con ovvie conseguenze sul tesoro economico delle autentiche. Spuntano nuovi archivi e un nuovo catalogo, benché uno sia già uscito da pochissimo tempo. Vittorio Sgarbi presidente del fronte anti Italo Tomassoni. Anche Pio Monti, grande amico di Gino, dà la sua chiave di lettura. Piccola inchiesta probabilmente solo alla sua prima puntata…

Italo Tomassoni

Tutto maturava sottotraccia, ed ora emerge con il più pubblico degli atti: una pubblicità. “La Fondazione Archivio Gino de Dominicis ha in preparazione il catalogo generale dell’opera di Gino de Dominicis. Chiunque sia in possesso di opere, lettere e materiale fotografico relativo alla vita e all’attività dell’artista, può inviarne la documentazione presso: Vittorio Sgarbi, Corso Vittorio Emanuele II 141, 00186 Roma”: così recita l’inserzione apparsa sul Corriere della Sera. Sgarbi? In tanti, dalla scomparsa nel 1998, si sono occupati dell’eredità culturale – probabilmente anche materiale – del grande Gino De Dominicis, ma finora Sgarbi non si era mai distinto, se non per qualche occasione espositiva: ora invece questo passo deciso, una precisa e forte “scesa in campo”. Eppoi: non esiste già una struttura che segue i destini dell’artista, e non è già uscito – è cosa fresca, dello scorso anno – un catalogo ragionato dell’opera, curato per Skira da Italo Tomassoni?
Il primo al quale chiediamo lumi è proprio il critico umbro, che nel 1999 ha costituito a Foligno l’Associazione Gino De Dominicis, sul cui sito internet compare l’inequivocabile statement: “Sono stati istituiti, su mandato degli Eredi dell’artista, l’Archivio Gino de Dominicis e la Commissione Scientifica preposta al rilascio delle Autentiche e alla Archiviazione delle opere”. “Sì, ho saputo dell’iniziativa di Sgarbi – risponde Tomassoni ad Artribune -. Un po’ mi ha sorpreso, visto che lui è la prima volta che si occupa di de Dominicis, a parte la mostra che ha fatto lo scorso anno a Venezia alla Cà d’Oro, durante la Biennale. Comunque faremo tutte le verifiche nelle opportune sedi, noi agiamo su mandato degli eredi dell’artista”.
Indispensabile un nuovo passaggio: ma trovare Sgarbi al telefono in piena bufera primarie Pdl, dopo che lui si è polemicamente ritirato dalla corsa, è impresa improba. Ci riusciamo dopo qualche ora, e la risposta mette subito in chiaro i dubbi: “Ho deciso di dichiarare guerra a Tomassoni”. Se qualcosa gli manca, non è certo il dono della sintesi. Ma poi parte come un fiume in piena: “Inizialmente fu costituita un’associazione per valorizzare l’opera di de Dominicis, e ne facevo parte io, ne faceva parte Tomassoni, e poi Calvesi, Villari, Barilli, Duccio Trombadori e altri”. E poi giù con il racconto delle vicende della mostra veneziana, con le opere della collezione Koelliker di Milano, con un catalogo che presentava quelle in mostra più altre 50 sempre della stessa collezione. “Tomassoni ha dichiarato che non erano autentiche, ma senza mai vederle di persona”, dichiara Sgarbi riferendosi a queste ultime: e ricorda di una denuncia, di un giudice umbro che blocca tutto… Insomma, un vespaio.

Pio Monti

E chi promuove la nuova fondazione? “Oltre a me, che sono presidente, ci sono tanti, da Marta Massaioli a Duccio Trombadori, Franco Toselli, Maria Camassa, Liliana Maniero, Pio Monti”. E proprio a Monti – notissimo “sponsor” della figura e dell’opera di de Dominicis, gallerista e amico, autore del libro P’io&Gino, dedicato al loro rapporto – chiediamo un commento. “Tomassoni si vuole imporre come l’unico in grado di dire verità sull’opera di Gino: e questo non va bene. Lui peraltro lo ha conosciuto e frequentato solo per una parte della sua vita, e conosce bene solo parte della sua opera. Ha costituito un archivio dove fra gli altri ci sono Emilio Mazzoli e Lia Rumma: anche loro persone stimabili e amiche, ma anche loro hanno lavorato con Gino solo per alcuni periodi. Il fatto è che loro hanno l’appoggio della erede, la cugina, e quindi su questo sono coperti. Ma siamo certi che avere l’appoggio di un erede corrisponda ad avere autorevolezza?”.

– Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.