La scuola chiama, il ministero… Marco Rossi-Doria risponde alle domande di Artribune

Su questo Governo il giudizio è altalenante. Qualcosa di buono si è visto e si vede, poi succedono cose come la nomina incauta – usiamo un eufemismo – di Giovanna Melandri alla presidenza del Maxxi… Qui però non parliamo di Ornaghi e del suo ministero, ma di quello dell’Istruzione. Maria Rosa Sossai, sullo scorso numero di Artribune Magazine, aveva indirizzato la sua “Lettera da una professoressa” a Marco Rossi-Doria. Lui ha risposto. Ed è già un buon segno.

Marco Rossi-Doria

Gentile prof.ssa Sossai,
rispondo volentieri alla Sua lettera, che pone interrogativi sui quali da anni mi interrogo e che continuamente mi sollecitano nuove riflessioni anche ora in questa veste temporanea di Sottosegretario di Stato all’Istruzione.
Parto dalla prima proposta: l’importanza di valorizzare l’esperienza professionale dei docenti. È esattamente questa direzione che il Ministero ha preso attraverso la possibilità di aggiornare online il proprio curriculum. Una possibilità in più che prima non c’era, grazie alla cresciuta disponibilità di informazioni reperibili e aggiornabili online. Questo piccolo passo in avanti fa parte del più ampio progetto La scuola in chiaro, che permetterà a studenti, famiglie, dirigenti e insegnanti di consultare ogni informazione riguardante un singolo istituto. Ritengo come Lei che l’idea di fondo debba essere proprio quella di valorizzare non soltanto il curriculum formativo e professionale del docente, ma anche le attività messe in piedi in un gruppo classe o in una scuola, accompagnate da autovalutazioni e riflessioni sugli esiti, in modo che le migliori esperienze della scuola italiana possano diffondersi e trovare riscontri, esempi, spunti ulteriori nel lavoro svolto da altri colleghi. I limiti dell’iniziativa che mi segnala possono essere superati. Un’anagrafe dei docenti, arricchito delle cosiddette competenze seconde e terze, è auspicabile e possibile.

Gite scolastiche d’antan

Rispetto al secondo punto, ovvero la relazione tra le attività scolastiche e le esperienze formative che gli studenti vivono in luoghi altri, sostengo da tempo l’esigenza di un grande ripensamento dei modelli organizzativi e spaziali. Rompere la corrispondenza classe- aula, integrare la didattica con più attività laboratoriali, più esperienze in situazione è ciò che consentirebbe alla scuola italiana di uscire dall’iperstandardizzazione per andare verso la centralità dell’apprendimento e della crescita di ogni studente. Molte esperienze, per fortuna, già si muovono in tale direzione. Vanno messe in rete, sostenute, sospinte anche verso il confronto europeo e internazionale.
Ho svolto il mestiere del maestro per molti anni e, seppure la rigidità organizzativa e la scarsità di risorse rappresentino gravi ostacoli, so che intraprendere questo cammino è possibile, oggi più di ieri grazie all’autonomia scolastica. È promettente organizzare il lavoro in modo diverso insieme ai propri colleghi. Portare i ragazzi in un museo e poi produrre come lavoro di classe una guida turistica. Far conoscere le bellezze artistiche e culturali del nostro meraviglioso Paese non soltanto con la classica gita scolastica, ma con obiettivi da raggiungere che sono parte integrante della didattica ordinaria, delle verifiche, dei voti e non altra cosa separata da essi, in modo fortemente partecipativo.

Edilizia scolastica a Bolzano

La scuola è stata oggetto di numerosi stravolgimenti – riforme e tagli alle risorse – negli ultimi anni. Il Governo di cui faccio parte ha scelto di sospendere tutto questo per un tempo di tregua, in cui provare a riparare i guasti maggiori ripristinando e migliorando la normativa esistente e riducendo e annullando tagli vari – opera, Le assicuro, non semplice in presenza della difficile condizione dei conti pubblici. È un lavoro non facile, che richiede la pazienza della gradualità e la rinuncia a voler riprodurre i propri modelli ideali in una realtà complessa e articolata.
Abbiamo fermato la maggioranza dei tagli e stiamo cercando di affermare il principio per cui, mano a mano che avviene la ripresa, sia possibile tornare a investire nella scuola. E poco a poco lo stiamo facendo, con qualche risorsa per l’edilizia e qualche norma che renderà possibile, in futuro, realizzare l’organico funzionale, con grande beneficio per la didattica.

Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – photo Giacomo Morini

Il Ministro Profumo ha tenuto molto, sin dall’inizio del mandato, a coniugare la messa in sicurezza di alcuni edifici con la costruzione ex novo di alcuni altri, che possano essere un modello replicabile e all’avanguardia dal punto di vista della bellezza architettonica, della funzionalità degli spazi e dell’efficienza energetica. Infine mi consenta di commentare la Sua citazione lacaniana, invitandoLa a leggere le indicazioni per il curriculum della scuola di base alla cui revisione mi sono dedicato. Gli spazi e lo spazio esterno, tutto, sono scuola.
Ci auguriamo che la scuola possa prendere convintamente la direzione dell’innovazione e del cambiamento, con quel coraggio che contraddistingue l’esercito civile degli insegnanti italiani e che questo cammino possa prendere quel ritmo pacato, fermo e costante che ci consenta di uscire in avanti da anni di chiusura.

A presto,
Marco Rossi-Doria

La lettera inviata al sottosegretario

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI