Salvatore Iaconesi: una cura open source

Un artista, nel pieno della sua attività creativa, scopre di avere un tumore al cervello. Vuole far vedere le sue analisi a tanti dottori ma i dati della sua cartella clinica sono salvati in un formato chiuso. Che fare? Semplice, craccare i file e metterli sul web. Ora tutti possono mandargli una “cura”.

Salvatore Iaconesi

Lui si chiama Salvatore Iaconesi, ha 39 anni ed è un personaggio che definire poliedrico sarebbe riduttivo. Artista, programmatore, docente e ricercatore, Salvatore anima da anni il mondo della tecnologia creativa con mostre, eventi, performance e pubblicazioni (cartacee e digitali). Insieme a Oriana Persico (aka Penelope.di.Pixel), sua compagna nella vita e nel lavoro, ha dato vita ad alcuni dei progetti di New Media Art più interessanti degli ultimi anni, rappresentando, fra l’altro, uno dei rarissimi casi di creatività italiana “esportabile” nel campo dell’arte elettronica e più in generale della sperimentazione con le nuove tecnologie.
Una costante del lavoro di Salvatore e Oriana (rilasciato anche sotto le etichette FakePress e Art is Open Source) è la volontà di rendere esplicite, e comprensibili anche per il grande pubblico, le contraddizioni innescate dal progresso tecnologico. Un invito a riappropriarsi degli straordinari mezzi che sono oggi a nostra disposizione, valutandone però anche i lati oscuri e restando sempre coscienti e vigili rispetto alle questioni etiche: i diritti, la privacy, la proprietà intellettuale e soprattutto la battaglia a sostegno del movimento open source.

Una radiografia di Salvatore Iaconesi

Ed è proprio sul diritto a disporre di open data (dati in formato aperto, leggibile da qualsiasi macchina) è incentrato il progetto più recente di Iaconesi: La cura. L’idea parte da un fatto personale e drammatico. Ai primi di settembre, infatti, Salvatore ha scoperto di avere un tumore al cervello. Intenzionato a mostrare i risultati dei suoi esami a più di un medico, decide di ritirare la sua cartella clinica in formato digitale, che gli viene fornita su un comune cd. Con grande sorpresa dell’artista, però, i dati contenuti nel cd erano stati salvati con software proprietari ed erano leggibili solo tramite uno specifico programma. Le informazioni, dunque, non potevano essere consultate né da Salvatore stesso, né tantomeno dai suoi potenziali medici curanti. Sfruttando le sue conoscenze tecniche, il nostro decide però di “craccare” i file e di convertirli in formati più semplici e soprattutto “aperti”. Subito dopo pubblica la sua intera cartella clinica sul web, insieme allo scioccante annuncio della sua malattia (accolto con una valanga di messaggi di affetto e solidarietà da ogni parte del mondo).
Dichiara in un video pubblicato sul suo sito: “L’ho aperta e ho trasformato i suoi contenuti in formati aperti, in modo da poterli condividere con tutti. Solo oggi sono già riuscito a condividere i dati sul mio stato di salute con 3 dottori. 2 mi hanno già risposto. Sono riuscito a farlo solo perché i dati erano in formato aperto e accessibile: loro hanno potuto aprire i file dal loro computer, dal loro tablet. Mi hanno potuto rispondere anche da casa. Progressivamente, renderò disponibili tutte le risposte che riceverò, sempre in formati aperti, così che chiunque abbia il mio stesso male possa beneficiare delle soluzioni che ho trovato. Questa è una CURA. È la mia CURA OPEN SOURCE.”

Salvatore Iaconesi – La cura

La cura è un progetto di importanza critica, che riesce a far convivere tanti aspetti che difficilmente si riesce a far stare così vicini e in così profonda relazione: il lato umano e personale (quello che le tecnologie ci permettono di fare – e quello che noi scegliamo di fargli fare – cambia la nostra vita); il lato sociale (la collaborazione e la costruzione di comunità virtuali su base globale); il lato giuridico (il diritto dei cittadini a usufruire di informazioni aperte e accessibili); quello economico (gli interessi delle grandi corporation che frenano l’affermarsi della cultura open source) e infine quello artistico (la capacità del progetto di generare partecipazione, creatività ed empatia). Conclude Salvatore nel suo appello: “Cura, in diverse culture, vuol dire diverse cose. Ci sono cure per il corpo, per lo spirito, per la comunicazione. Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una Cura: fateci un video, un’opera d’arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute. Artisti, designer, hacker, scienziati, medici, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori. Tutti possono darmi una Cura.”

Valentina Tanni

www.artisopensource.net/cure

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.