Cattelan appeso. Siamo al gran finale?

Bisogna ammettere che, in quanto a strategie promozionali, Maurizio Cattelan ci sa fare. Quale modo migliore, infatti, per pubblicizzare la sua retrospettiva, se non quello di dichiare il ritiro dalle scene dell’arte contemporanea? Sta per aprire al Guggenheim di New York “All”, compendio affastellato dell’opera cattelaniana.

Maurizio Cattelan

Inaugurerà il 4 novembre la presunta “ultima” mostra di Maurizio Cattelan (Padova, 1960) al Guggenheim di New York, e potrebbe essere – il condizionale è d’obbligo – la vera consacrazione dell’artista più discusso del panorama italiano, la conclusione col botto di un’intensa carriera, fatta di provocazioni e cambi di rotta. Dopo questa illustre personale, Cattelan potrà definitivamente dedicarsi a Toilet Paper, la rivista di fotografia di cui cura la pubblicazione insieme a Pierpaolo Ferrari, e che attualmente sembra essere la sua unica occupazione.
L’artista, che ha paura di “essere dimenticato, di essere risucchiato dentro lo scarico della lavatrice”, verrà sicuramente ricordato per essere l’unico italiano degli Anni Zero ad aver ottenuto una retrospettiva nei sacri spazi progettati da Frank Lloyd Wright.
All
, questo il titolo della mostra, sarà composta da circa 130 opere – nessun inedito – provenienti dalle collezioni private e pubbliche di tutto il mondo, e tenterà di fornire un’idea complessiva della produzione dell’artista italiano. Con annesse polemiche, c’è da scommettere. È infatti notizia accreditata che, nonostante la mostra sia a cura di Nancy Spector, l’allestimento e il percorso all’interno del museo saranno organizzati proprio dallo stesso Cattelan, impegnato nella realizzazione di quella che, a suo dire, sarà la sua ultima provocazione.

Cattelan appeso

Ed è proprio l’allestimento il vero elemento di sorpresa all’interno del Guggenheim: le 130 opere saranno issate con una corda all’interno della celebre rotonda del museo, disposte con apparente casualità, quasi fossero su una forca, a sottolineare nuovamente quel sottofondo di morte che pervade gran parte del lavoro di Cattelan.
La carriera di Cattelan resiste alla sommatoria di qualsiasi formato tradizionale d’esposizione”, ha detto la Spector. “Molte delle sue prime meditazioni, basate sull’azione, sono impossibili da ricostruire, e il suoi oggetti iconici funzionano meglio quando isolati. ‘All’ è quindi una vera e propria ammissione dell’inopportunità di vedere le attività di Maurizio Cattelan nel contesto di una normale retrospettiva cronologica. L’artista ha resistito a questo modello, creando invece un’installazione site-specific che celebra astutamente la propria inutilità e prende in giro l’idea della completezza”.
Niente mani dalle dita mozzate, si spera, ma un’occasione unica per riflettere criticamente – e finalmente – sull’opera di un personaggio che è riuscito a cambiare la percezione dell’arte italiana all’estero, portando anche nella nostra sopita Penisola una ventata di internazionalità (se questo sia positivo o negativo, la discussione è aperta).

Maurizio Cattelan

Con buona pace di quel reazionario di Jean Clair e del suo “inverno della cultura”, costretto anche questa volta a perdere terreno nei confronti dell’attuale spettacolarizzazione dell’arte, che sembra accontentarsi troppo spesso degli epigoni facili e traducibili di grandi artisti. Nel caso di Cattelan, risulta chiaro l’accostamento con quel filone dadaista che discende direttamente da Marcel Duchamp, senza tuttavia avvicinarsi alla profondità dell’artista della Mariée.
E alla fine, quasi a sottolineare questo accostamento, Cattelan ricalca anche il gesto duchampiano del prematuro ritiro dalle scene. “Non ho realizzato più di due lavori all’anno”, dice. Ed è anche questa una caratteristica in comune con il genio francese.

Alessandro Marzocchi

New York // fino al 22 gennaio 2012
Maurizio Cattelan – All
a cura di Nancy Spector
www.guggenheim.org

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Alessandro Marzocchi
Alessandro Marzocchi (Milano, 1986) è studente presso l’Università degli Studi di Parma, curatore e speaker radiofonico. Specializzato in arte contemporanea, da anni ha un conto aperto con La Mariée mise à nu par ses célibataires, même. Ha realizzato una serie di saggi sulla figura di Marcel Duchamp, su Jean-Michel Basquiat e sull’architettura giapponese. Ha curato la mostra “Black in White” (Parma 2007), e diverse esposizioni presso la Galleria Il Sipario di Parma, tra cui: “Mario Sironi” (2007), “Mino Maccari – Il difetto dell’intelligenza” (2008), “Corsi a vedere il colore del vento” (2010), “Titina Maselli – Annullare la facilità” (2010), “Omar Galliani 1981-2006...attraverso” (2010) e “Ut Pictura – Mario Schifano e Piero Pizzi Cannella” (2010). Dal 2011 collabora con Artribune.