Itinerari virtuali alla scoperta della Street Art newyorkese

Viaggiare è ancora impossibile, ma nulla ci vieta di usare le risorse del web per irganizzare delle passeggiate virtuali per scovare i capolavori della Street Art newyorkese.

Sono ormai settimane che da New York arrivano solo immagini di spazi deserti e grigi. Ma i muri affollati di scritte, personaggi, geometrie e colori sono tanto newyorchesi quanto il bagel con la cream cheese. Anche se la città è vuota, sui suoi muri restano le storie raccontate dalla Street Art. Con i voli internazionali chiusi e i movimenti in città ridotti al minimo, per riempirci gli occhi di quei colori per ora non ci resta che accontentarci di passeggiate virtuali da fare online, saltando tra le diverse piattaforme. Ma, nella speranza che presto si possa ricominciare a viaggiare, nelle prossime settimane vi proporremo anche un tour da fare a piedi tra le opere che hanno fatto la storia della Street Art di New York City. Intanto, potete iniziare a costruire il vostro percorso sul web, fantasticando sul prossimo viaggio nella Grande Mela.

STREET ART CITIES

Si può esplorare l’intera città e passare ore e ore a riempirsi gli occhi di colori sulla pagina dedicata a New York di Street Art Cities, un sito Internet e una app per andare a caccia di Street Art in 637 città del mondo e 79 nazioni. Si tratta di un progetto collaborativo che consente anche agli utenti di postare le proprie immagini e descrizioni di graffiti e murales in giro per il mondo. I visitatori possono navigare per città e, al loro interno, per artista oppure opera. Per New York la piattaforma raccoglie 1183 opere tra cui 16 pezzi storici. Di ognuna il sito indica se si tratta di opere ancora sui muri o ormai cancellate e visibili solo in foto. Gironzolando sulla mappa di New York, si incontrano tante opere iconiche, come We Own the Future, creato nel 2014 al 159 di Bowery Street dal fondatore del marchio OBEY, Shepard Fairey, per il progetto LISA. Un progetto tornato a fare notizia nei giorni scorsi quando, in risposta all’emergenza COVID, LISA ha avviato una compagna in collaborazione con Vans per raccogliere fondi a sostegno delle comunità creative in questo momento di crisi, commissionando a Fairey il disegno per un paio di scarpette Vans che l’artista ha decorato con la sua Goddess of Fairey in bianco e nero. Dello stesso artista, poco più a nord su Bowery, si trova anche il famoso murale dedicato a Debbie Harry dei Blondie, proprio di fronte all’ormai chiuso CBGB, dove la band esordì nel 1974.
Nella stessa zona si possono visitare diversi punti caldi come il First Street Garden (angolo Second Avenue), dove c’è una costante rotazione di graffiti di artisti vari, o come la Freeman Alley dove, tra le altre opere, si trova una delle classiche bambine di Banksy accompagnata dalla scritta Wake Up Dream Big. Per restare sulle star, facendo una ricerca per artista, si possono vedere diverse opere del francese JR, tra cui la recentissima installazione The Chronicles of New York al Domino Park di Brooklyn, inaugurata lo scorso febbraio in corrispondenza con la retrospettiva dell’artista al Brooklyn Museum. Decine sono poi le opere di nomi diventati classici sui muri di New York come Roa, Stik, Chris RWK, Os Gemeos. Tra i pezzi storici, invece, da non perdere un Keith Haring dal titolo Once Upon a Time, dipinto nel 1989 in un bagno al secondo piano del LGBT Center del West Village (208 West 13th Street). Tra i non molti italiani, infine, si fa notare Iena Cruz, che su Street Art Cities è presente con sei opere tra Brooklyn e Manhattan, compreso Tricolored Heron, parte dell’Audubon Mural Project, dedicato ai volatili in via di estinzione. Il sito propone anche un itinerario tra i muri che seguono il percorso delle linee della subway J, M e Z nel quartiere di Bushwick, diventato noto per i suoi murales nell’ultimo decennio. Lungo il percorso si incontrano opere, tra gli altri, di Dasic Fernandez, Caro Pepe, Vince Ballentine.

https://newyork.streetartcities.com/

Dream di Icy and Sot a Williamsburg. Photo Maurita Cardone
Dream di Icy and Sot a Williamsburg. Photo Maurita Cardone

GOOGLE ARTS AND CULTURE

Con mezzo mondo il lockdown, Google è ormai diventato la nostra nuova realtà e, con Google Arts and Culture (di cui ci siamo già ampiamente serviti per le nostre esplorazioni virtuali dei musei newyorchesi), è anche un modo per viaggiare e scoprire arte e cultura. La sezione dedicata alla Street Art newyorchese consente di vedere oltre 230 opere. Ognuna ha una pagina dedicata su cui, oltre alle foto, sono riportate informazioni sull’artista, il luogo e la data di realizzazione. Tuttavia non ci sono strumenti di navigazione geografica, né viene indicato se le opere sono ancora esistenti. La piattaforma propone però anche alcune mostre online ricche di materiale fotografico e informazioni. Tra queste, Breaking Out of the Box racconta l’omonima mostra organizzata nel 2013 a Chelsea da The Street Museum of Art con opere di EKG, Futura, Invader, KATSU, Kobra e altri. Un’altra delle mostre raccoglie nove opere famose in giro per la città, tra cui lavori di Keith Haring (il mitico Crack is Wack), Kobra, Banksy, Tatsu Cru. Un’altra ancora, realizzata in collaborazione con la app per IPhone, Street Art NYC, è dedicata all’ormai mitico Bushwick Collective che, nato nel 2011, è in buona parte responsabile della rivitalizzazione dell’ex quartiere manifatturiero attraverso interventi di Street Art. La mostra online racconta la storia del collettivo e degli artisti che negli anni si sono succeduti sui muri della zona. Ma la vera chicca è una mostra in cui il virtuale ha un vantaggio sul reale: online, infatti, esistono ancora i compianti 5pointz, mecca della Street Art internazionale dall’inizio degli Anni Duemila fino al 2013 quando, a sorpresa, il proprietario dell’ex fabbrica decise di dipingere le mura dell’edificio di bianco cancellando oltre un decennio di storia dei graffiti (in seguito un gruppo di artisti avviò un procedimento legale e ottenne un risarcimento). La mostra online su Google Arts and Culture ripercorre la storia di questo luogo iconico fino all’ultimo anno, quando l’edificio fece da scenario a una serie di celebrazioni per i quarant’anni dell’hip hop.

https://artsandculture.google.com/exhibit/breaking-out-of-the-box-the-street-museum-of-art/gQk-wvUJ?hl=en
https://artsandculture.google.com/story/9-amazing-street-art-murals-in-new-york/HAUxIVumcQkQtw?hl=en
https://artsandculture.google.com/partner/street-art-nyc

Un’opera di Keya Tama a Bushwick. Photo Maurita Cardone
Un’opera di Keya Tama a Bushwick. Photo Maurita Cardone

THE STREET MUSEUM OF ART

Per concludere questa avventura tra i muri di New York, vale la pena fare un salto sul sito di The Street Museum of Art, progetto anonimo che organizza mostre illegali, applicando alla curatela e all’allestimento strategie di guerrilla art e Street Art. Fondato a Brooklyn nel 2012, il gruppo organizza mostre in diverse città del mondo ma per New York ha un’attenzione speciale e ai graffiti di questa città ha già dedicato tre esposizioni e un progetto speciale, tutti visitabili anche online. Oltre alla già citata Breaking Out of the Box, sul sito si possono esplorare la mostra inaugurale, In Plain Sight, creata nelle strade del quartiere di Williamsburg a Brooklyn con opere di C215, Elle, JR e altri, 24hrs in New York City, una raccolta di opere di diciotto artisti scelti da altri artisti coinvolti nel progetto e il Good Cities Project ‒ Rediscover Our City in cui il gruppo ha installato una serie di cartelloni pubblicitari disegnati da Elle, Rubin e Skewville. Ogni sezione è ricca di immagini e di testi che descrivono il progetto e raccontano il lavoro degli artisti coinvolti.
Non sarà come passeggiare tra le strade polverose della città nell’aria calda della primavera, ma abbiate pazienza, presto torneremo a consumarci la suola delle scarpe alla ricerca dei muri più colorati della Grande Mela.

http://www.streetmuseumofart.org/good

Maurita Cardone

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.