Di giorno fa il commercialista, di sera fotografa Bob Dylan da 40 anni. Storia di Paolo Brillo

Il 2 novembre 2026 Bob Dylan salirà sul palco dell’Unipol Dome di Milano per una delle date italiane del suo tour. Tra il pubblico ci saranno anche fan pronti a immortalare il cantautore americano, ma pochi possono vantare l’esperienza di Paolo Brillo, che lo segue in concerto dal 1984. La storia


“Ho due grandi passioni nella vita, la musica e la fotografia”, così si presenta Paolo Brillo, il commercialista di Bolzano che negli anni ha assistito a oltre mille concerti e ha fotografato più di settanta esibizioni di Bob Dylan, che segue dal 1984. “La musica non è solo una grande passione, ma un bisogno fisiologico, un elemento indispensabile che da sempre mi ha accompagnato nella vita”. Sebbene non sia un fotografo accreditato e non lavori per una grande testata, condizione che gli consentirebbe di ottenere un pass per stare sotto il palco, Brillo ha immortalato Dylan, facendolo diventare il protagonista di un progetto durato decenni e confluito nel 2020 nel volume Bob Dylan. No Such Thing as Forever. Images from 30 Years of the Never Ending Tour 1989–2019, pubblicato dalla casa editrice inglese Red Planet Books.

Chi è Paolo Brillo?

“Non so esattamente quando sia nata la passione per la fotografia, ma ho un preciso ricordo di quando ho cominciato a fotografare. Fu in occasione della mia prima visita a Londra: avevo appena 17 anni e mio padre mi prestò la sua macchina fotografica. Fotografavo tutto, in quanto tutto mi sembrava nuovo, sconosciuto e affascinante”, spiega Brillo. “Musica e fotografia sono due passioni che in partenza hanno corso affiancate come due rette parallele e che, a un certo punto, in spregio alle leggi della matematica, si sono incontrate per formare una sola retta. Accadde verso la fine degli anni Settanta, periodo in cui a Bolzano, la mia città natale dove tuttora vivo, sono passati numerosi e importanti artisti della scena folk-rock mondiale come Dave Van Ronk, Suzanne Vega, Eric Andersen, Alexis Korner, Jorma Kaukonen, Happy Traum e altri. Sono stati loro i primi che ho cominciato a fotografare. Da allora, quando i miei impegni familiari e di lavoro me l’hanno permesso, ho trascorso la mia vita a frequentare concerti cercando di fotografare gli artisti sul palco”.

La passione per Bob Dylan

“Ho iniziato ad ascoltare Bob Dylan quando avevo circa quindici anni. Dylan è riuscito a fondere musica e letteratura come nessun altro artista è stato in grado di fare, comprendendo fin da subito il potere che entrambe possono esercitare sull’anima e sulla mente umana. Sono sempre rimasto ipnotizzato dalla sua natura camaleontica. Esistono così tanti “altri volti” di Bob Dylan: poeta folk, cantautore di protesta, bluesman, rocker elettrico, interprete country, convertito al cristianesimo, conduttore radiofonico, produttore di whisky, scultore. Il carisma di Dylan sul palco è unico; nessun altro artista possiede un talento simile. È davvero emozionante cercare di catturare il magnetismo del suo sguardo in una fotografia”, continua Brillo. “Dal mio punto di vista, Bob Dylan è senza dubbio l’artista più difficile da fotografare: innanzitutto perché, durante i suoi concerti, l’intensità della luce è spesso molto bassa; in secondo luogo, perché i controlli all’ingresso e durante il concerto sono estremamente severi. È risaputo che non ami i fotografi, ma io cerco sempre di fare il possibile per rispettare lui e il pubblico presente durante lo spettacolo. Mi documento in anticipo su quella che potrebbe essere la scaletta del concerto, per sapere esattamente quando scattare, ovvero nel momento in cui la luce è migliore. Questo mi permette di limitare gli scatti e il rischio di essere notato dal personale di sicurezza, concentrando le riprese solo nel corso di un paio di brani”.

Trent’anni di Bob Dylan in 250 fotografie

Il risultato di questa lunga ricerca fotografica è No Such Thing as Forever, pubblicato nel 2020: oltre 250 immagini realizzate nell’arco di trent’anni, dal 1989 al 2019, durante il Never Ending Tour. Nella prima fotografia Dylan è ancora un uomo relativamente giovane, con i capelli scuri e folti; nell’ultima, scattata a Hyde Park, a Londra, appare invece anziano, segnato dagli anni e con un accenno di sorriso. Tra le due immagini c’è una trasformazione fisica, ma soprattutto c’è la storia di un artista osservato attraverso la continuità del palco. Brillo registra i cambiamenti del volto, degli abiti, dell’atteggiamento, della scenografia e della stessa macchina del tour. Lo fa con la precisione di chi conosce profondamente il proprio soggetto, ma anche con la distanza necessaria a non trasformare la fotografia in un semplice feticcio del fan.

Gli “Stolen Moments” e l’epopea del rock

Dylan è il centro di questo archivio, ma non è l’unico protagonista. Brillo ha fotografato oltre mille concerti e, accanto alle immagini del cantautore americano, ha costruito nel tempo una vera e propria enciclopedia visiva del rock. Keith Richards, Neil Young, Leonard Cohen, Patti Smith, Eric Clapton e Jeff Beck sono alcuni dei nomi che compaiono nel suo lavoro, accomunati dalla stessa modalità di ripresa: lo scatto rubato, il momento inatteso, la fotografia sottratta alla costruzione ufficiale dell’immagine. È questa la logica di Stolen Moments, la mostra curata da Luca Beatrice e inaugurata nel 2023 alla Galleria Antonio Colombo di Milano. Accanto a 25 immagini dedicate a Dylan, l’esposizione raccoglieva una selezione di fotografie di altre icone della musica rock, restituendo non soltanto la storia di alcuni grandi musicisti, ma anche quella di un modo di vivere il concerto. Una cultura musicale nella quale il rapporto diretto con il palco, la fisicità dell’esibizione e la possibilità di esserci erano ancora parte integrante dell’esperienza.

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