Il Comune di Roma fa debuttare un centro dedicato alla fotografia all’ex Mattatoio di Testaccio

Il nuovo centro trova casa nel Padiglione 9D dell’ex complesso industriale ottocentesco di Testaccio, uno spazio di circa 1500 metri quadrati restituito alla città dopo un intervento pubblico da circa cinque milioni di euro

Accade all’ex Mattatoio di Testaccio, dentro una delle più ambiziose operazioni di rigenerazione urbana in corso in città, e non è un dettaglio secondario. Perché il nuovo Centro per la Fotografia non arriva come episodio isolato, ma come tassello strategico di una trasformazione che punta a ridefinire il ruolo culturale di un intero quadrante urbano. L’annuncio ufficiale in Campidoglio – alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri, l’amministratore delegato della Fondazione Mattatoio Umberto Marroni che ha voluto questo centro insistentemente e testardamente per anni e l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio – segna l’avvio di una struttura che aprirà simbolicamente il 29 gennaio 2026, in coincidenza con il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, per poi accogliere il pubblico dal giorno successivo. Una scelta che non è solo protocollare: il dialogo con la capitale francese, che da decenni vanta istituzioni dedicate alla fotografia, diventa qui una dichiarazione d’intenti, quasi un confronto esplicito con modelli europei consolidati.

A Roma nasce il nuovo Centro per la Fotografia

Il nuovo centro trova casa nel Padiglione 9D dell’ex complesso industriale ottocentesco di Testaccio, uno spazio di circa 1500 metri quadrati restituito alla città dopo un intervento pubblico da circa cinque milioni di euro. L’impianto architettonico conserva la grammatica dell’archeologia industriale: ghisa, capriate, guidovie, volumi lineari. Ma l’operazione lavora piuttosto per integrazione, innestando impianti tecnologici di ultima generazione capaci di rispondere alle esigenze, spesso complesse, della fotografia contemporanea.

Gli ambienti del nuovo Centro per la Fotografia di Roma

Il risultato è un edificio flessibile, pensato per ospitare più livelli di programmazione simultanea. Al piano terra, oltre mille metri quadrati modulabili per le mostre convivono con uffici, biglietteria e una biblioteca specializzata che parte già con un patrimonio di circa tremila volumi. Il primo piano, più compatto ma non meno scenografico, accoglie una grande sala polivalente e un ballatoio espositivo che promette allestimenti meno convenzionali, giocati sulla verticalità e sullo sguardo in movimento.

La programmazione del nuovo Centro per la Fotografia di Roma

A dare l’avvio ufficiale all’apertura le mostre inaugurali, che chiariscono l’ambizione del progetto. Da un lato, un nome che è ormai parte del canone: Irving Penn, con una selezione di capolavori realizzati tra il 1939 e il 2007, provenienti dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi. Una mostra di respiro internazionale, che attraversa decenni di storia della fotografia del Novecento, dai ritratti alle nature morte, dalla moda alle sperimentazioni più radicali. Mentre accanto, il lavoro di Silvia Camporesi, artista che da anni interroga il rapporto tra tempo, memoria e paesaggio, con una ricerca che oscilla tra documentazione e costruzione poetica. Ma non è finita qui, c’è anche “Campo visivo”, uno spazio dedicato alla sperimentazione e ai linguaggi contemporanei, che inaugura con una riflessione su corpo e gesto, mescolando materiali d’archivio, immagini documentarie e proiezioni.

Il futuro dell’ex Mattatoio a Roma

Tutto questo si inserisce nel cantiere più ampio della futura “Città delle Arti”, il progetto che sta ridisegnando l’ex Mattatoio, complesso di oltre centomila metri quadrati dismesso negli Anni Settanta e oggi al centro di un investimento che supera i novanta milioni di euro tra fondi Pnrr e risorse comunali. Il Comune di Roma ha infatti istituito il 27 novembre 2025 la Fondazione Mattatoio Città delle Arti di Roma Capitale, con l’obiettivo di trasformare l’ex Mattatoio di Testaccio in un grande polo europeo dedicato a cultura, formazione e ricerca. La Fondazione è composta da Roma Capitale e dall’Università Roma Tre e una governance affidata a un Consiglio di Amministrazione di cinque membri. A sorprendere e generare polemica è stata però l’esclusione dell’Accademia di Belle Arti di Roma, nonostante la sua presenza storica e operativa nel complesso e il coinvolgimento pluriennale nelle fasi preparatorie della Fondazione. L’Accademia, come ha riportato ad Artribune il presidente Umberto Croppi, non ha scelto di restare fuori, ma è stata esclusa dal Comune con una comunicazione ufficiale del 12 novembre 2025, arrivata dopo precedenti conferme del suo ruolo di socio fondatore e dopo l’approvazione interna di un contributo economico pari a quello di Roma Tre (200mila euro).

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Redazione

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