Esiste una macchina che produce profumi da una semplice foto

Cinque ricercatori del MIT e di Harvard hanno inventato una macchina che, attraverso l’impiego dell’intelligenza artificiale, produce profumi partendo da una fotografia. Un video spiega come funziona Anemoia Device

Dei cinque sensi, l’olfatto è quello più sottile e affascinante, in grado di attivare quell’effetto Proust, che coinvolge la memoria involontaria. Il protagonista de Alla ricerca del tempo perduto, proprio grazie a la petite madeleine ritrova infatti ricordi dell’infanzia sopiti.

L’olfatto, attivatore della memoria involontaria

Questo meccanismo magico ha una spiegazione scientifica, data dal fatto che gli odori recepiti giungono per una via preferenziale alla parte del cervello che custodisce ricordi ed emozioni, senza altri filtri.

Ciò fa sì che sentendo profumi e odori registrati in passato, questi sono in grado di evocare momenti vissuti in maniera inaspettata e più precisa di quanto non avvenga alla vista, ad esempio, di un’immagine.

Odori, immagini e ricordi

Quando ritroviamo fotografie d’archivio accade dunque che possano non evocare in noi gli odori di quei momenti, mentre al contrario, sentendo una particolare aroma, questa può evocare nella nostra mente attimi di vita vissuta.

Non sorprende dunque se Cyrus Clarke, Nomy Yu, Melo Chen, Yuen Zou, Hiroshi Ishii, cinque ricercatori di Harvard e del MIT, abbiano unito le forze per creare una macchina in grado di estrapolare profumi da immagine fotografiche.

Anemoia Advice: la macchina che crea profumi dalle fotografie

Il marchingegno di loro invenzione è stato ribattezzato Anemoia Device. Il nome deriva da un neologismo coniato nel 2012 dallo scrittore statunitense John Koenig all’interno del progetto The Dictionary of Obscure Sorrows.

Per anemoia – che deriva dal blend dei termini anemia e paranoia – si intende il ricordo di qualcosa che non è mai accaduto.
Questo è anche il nome del device, che consente di porre sotto un lettore una fotografia, mentre gli utilizzatori forniscono alcuni input attraverso un display digitale. L’immagine combinata con le indicazioni testuali viene elaborata da un’intelligenza artificiale che seleziona una serie di aromi, per giungere ad un profumo in grado di evocare la scena immortalata.

Intelligenza artificiale e componente umana

“Il lavoro è un’indagine sulla malleabilità della memoria nell’era dell’IA” – spiega il documento introduttivo del progetto – “proponendo un’alternativa all’interazione convenzionale, basata sullo schermo attraverso un rituale intenzionale e corporeo, che posiziona l’utente come co-autore attivo, piuttosto che come consumatore passivo”.

Il risultato, che fino a poco tempo fa appariva come fantascienza, è dunque un esperimento volto a sfruttare l’AI per indurre volontariamente ricordi inesistenti nella mente umana, per evocare momenti immaginari, in grado però di stimolare sensazioni reali che resteranno impresse nella memoria, come accade del resto attraverso l’attività onirica.
Perché del resto, per dirla come Proust: “Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo”.

Roberta Pisa

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Roberta Pisa

Roberta Pisa

Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.

Scopri di più