La Pietà Bandini di Michelangelo negli scatti di Aurelio Amendola. La mostra a Firenze

Il fotografo italiano, celebre in tutto il mondo per aver immortalato le opere scultoree del maestro rinascimentale, presenta al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze una serie di scatti che ritraggono la Pietà Bandini dopo il restauro

È un viaggio all’interno di una delle opere più intense di Michelangelo, la Pietà Bandini, la mostra inaugurata al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, attraverso la sensibilità e l’obiettivo di un fotografo che nella sua lunga carriera è riuscito a restituire, con i propri scatti, la poesia dei capolavori della storia dell’arte: Aurelio Amendola (Pistoia, 1938). La Pietà di Michelangelo. Lo sguardo di Aurelio Amendola fra naturalismo e astrazione è il titolo dell’esposizione a cura di Antonio Natali raccoglie 32 scatti che Amendola ha realizzato alla Pietà Bandini dopo il suo restauro, per una campagna fotografica commissionata dall’Opera di Santa Maria del Fiore. Amendola, da sempre interprete dell’opera di Michelangelo – ne ha fotografato tutte le opere scultoree, e il suo primo libro fotografico sul maestro rinascimentale Un occhio su Michelangelo. Le tombe dei Medici nella Sagrestia Nuova di S. Lorenzo a Firenze dopo il restauro (1994) si è aggiudicato il Premio Oscar Goldoni per il miglior libro fotografico dell’anno – torna così a confrontarsi nuovamente con la Pietà Bandini, già fotografata nel 1997.

LA PIETÀ BANDINI FOTOGRAFATA DA AURELIO AMENDOLA

“La scultura è tutto per me, lavorando con le luci cerco di renderla viva, farla parlare. Questo è sempre stato il mio intento”, spiega Amendola, anche se, per ritrarre la Pietà Bandini, non ha utilizzato luci diffuse perché, come scrive Natali, “non c’è lume che possa avvolgere omogeneo una materia tanto tormentata. E Aurelio non solo seconda l’invenzione originaria ma ulteriormente rafforza, anzi, la luce e per converso viepiù abbuia gli scuri. E le ombre sbattono con profili netti sulle superfici, chiare fino al candore. E il cuore del riguardante ne trasale”. E l’obiettivo di Amendola, oltre a mostrare le tante sfaccettature della scultura da prospettive sempre diverse, “poeticamente esibisce tutta la gamma degli stadi di lavorazione del marmo: dall’appena sbozzato al compiuto, dall’ancóra informe gamba di Maria cioè, – rugosa e scabra come una scultura parigina d’inizio Novecento (di Modigliani o Brâncuși o di Henri Gaudier-Brzeska) –, al torso di Cristo, polito e fulgente come una pietra a lungo lucidata”, continua il curatore.

Aurelio Amendola portrait, foto di Francesca Amendola

Aurelio Amendola portrait, foto di Francesca Amendola

AURELIO AMENDOLA FOTOGRAFO D’ARTE E DEGLI ARTISTI

La prima opera fotografata da Amendola è stata, nel 1969, il Pulpito di Sant’Andrea di Giovanni Pisano a Pistoia. Da allora la sua passione, come da lui stesso dichiarato, è stata la scultura antica, sebbene sia anche uno straordinario ritrattista di artisti contemporanei, dei quali è riuscito a immortalare, entrando con loro in grande empatia, umanità e personalità: ne sono un esempio i ritratti ad Alberto Burri, Marino Marini, Mario Ceroli, Giorgio De Chirico, Nicola De Maria, Jannis Kounellis, Roy Lichtenstein, Piero Manzù, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Michelangelo Pistoletto, Giò Pomodoro, Gianni Ruffi, Mario Schifano, Giuliano Vangi, Emilio Vedova, Andy Warhol.

– Desirée Maida

Firenze // dall’8 settembre 2022 al 9 gennaio 2023
La Pietà di Michelangelo. Lo sguardo di Aurelio Amendola fra naturalismo e astrazione
Museo dell’Opera del Duomo
Piazza Duomo 9

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Desirée Maida

Desirée Maida

Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi…

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