1921, l’anno di Man Ray: la prima rayografia, la storia con Kiki e l’alter ego Rose Sélavy

Cento anni fa il fotografo dadaista scoprì per caso la nuova tecnica, conobbe la modella più famosa di Parigi (con la quale ebbe una relazione di sei anni) e immortalò la celebre personalità femminile di Duchamp, Rose Sélavy

Man Ray, via Wikipedia
Man Ray, via Wikipedia

È il 1921, ed Emmanuel Radnitzky non sa che quest’anno non sarà come nessun altro. Americano di famiglia ebraica russa, da meno di dieci anni utilizza uno pseudonimo destinato a diventare celebre, Man Ray. Ray nasce pittore, poi diventa fotografo (passione iniziata per caso, perché voleva immortalare le sue opere) e infine grafico. Diventato in breve tempo amico dell’artista francese Marcel Duchamp, tra i principali artisti dadaisti e surrealisti del tempo, fondò insieme a lui e ai mecenati Katherine Dreier e Walter Arensberg la Society of Indipendent Artists. Avido sperimentatore, procedeva per tentativi con nuovi stili di sculture e avanguardistici sviluppi fotografici, come lui stesso ricorda nell’autobiografia pubblicata negli anni Sessanta: “posavo il negativo in vetro su una carta fotosensibile alla luce di una piccola lanterna rossa, poi per qualche secondo accendevo la lampada a soffitto e sviluppavo le stampe. Fu praticando questo metodo di stampa che arrivai al mio processo rayografico, ovvero alla fotografia senza macchina fotografica”. Tutto grazie a un ultimo passaggio avvenuto per caso: un foglio di carta vergine finì per sbaglio a mollo tra i fogli già esposti, e dato che non compariva nulla Ray ci appoggiò sopra degli oggetti di vetro, distratto, e accese la luce. Cominciarono a comparire delle immagini deformate, rifratte, quasi in rilievo sul fondo nero: la sua prima rayografia. Queste opere per lui ebbero da subito “un aspetto straordinariamente nuovo e misterioso”, aprendo la strada a ulteriori esperimenti.

L’INCONTRO TRA MAN RAY E KIKI

Sempre nel 2021 Man Ray incontra Kiki. La modella francese, allora ventenne, si chiamava Alice Prin ma era molto nota negli eclettici ambienti artistici parigini come Kiki de Montparnasse: qui posò per dozzine di artisti e autori, inclusi Picabia, Modigliani, Cocteau e Calder, guadagnando l’ammirazione di Hemingway e Roth. Stando all’autobiografia di Prin, era seduta in un caffè con un’amica, ma dato che era senza cappello il cameriere non la voleva servire. “Non ci vuole servire perché pensa che siamo due puttane?”, aveva detto sfilandosi le scarpe e appoggiando un piede sul tavolo e l’altro su una sedia. Alla scena stava assistendo proprio Ray, giunto da poco dagli Stati Uniti per unirsi al movimento dadaista: subito la invitò a posare per lui. Kiki era riluttante, perché non aveva mai posato per un fotografo e temeva che la macchina fotografica mettesse in risalto i suoi difetti fisici, ma si fece convincere. Ebbero una relazione che durò sei anni, e Man Ray la ritrasse in centinaia di foto, inclusa la celebre e (allora) scandalosa Violon d’Ingres. La loro relazione, tuttavia, si rivelò una gabbia per Kiki: Ray era possessivo e geloso, e sembra la picchiasse pubblicamente e violentemente dopo le sue esibizioni serali al Jockey 

ROSE SÉLAVY: I RITRATTI 

Il memorabile servizio fotografico realizzato per Rose Sélavy, il personaggio femminile creato e impersonato da Marcel Duchamp, è il terzo grande punto di questo 1921 per Man Ray. Nata in Duchamp l’anno prima e coinvolta nel titolo di un’opera readymade estremamente allusiva (Perché non starnutire Rose Sélavy?) Rose (poi cambiata in Rrose) non è che eros, l’erotismo femminile espresso come un gioco di parole in assonanza con l’adagio francese «Eros, c’est la vie». La provocazione dadaista del nome e del personaggio trovano in Ray modo di esprimersi liberamente, con tratti prima mascolini, poi femminili, ponendo una pietra miliare per la ridiscussione del genere e dell’aspettativa sociale nel Novecento.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.