È online RomArchive, archivio digitale sulla storia e la cultura rom

Un’ambiziosa iniziativa partita dalla Germania: RomArchive contiene una documentazione mondiale su storia, arte, usi e tradizioni delle comunità Rom. Contro l’ignoranza e la discriminazione.

German Cultural Foundation

Se la vicenda di queste comunità nomadi – che pure hanno apportato un forte contributo alla cultura europea – è intrisa di dissidio, incomprensione, emarginazione e persecuzione, il nuovo archivio digitale RomArchive mira a raccogliere documentazioni da tutto il mondo e far luce su ciò che finora si conosce della storia gitana. Finanziato dalla German Federal Cultural Foundation, il progetto si divide in dieci sezioni curate da voci autorevoli tra artisti, storici, scienziati e attivisti provenienti da tutta Europa, la maggior parte di origini Rom. Uno strumento di conoscenza che può diventare veicolo di incontro, arginando il pregiudizio e la violenza storicamente perpetrati contro questi popoli.

LA COMUNITA’ ROM

Quella della comunità Rom è una storia antica, controversa e spesso dolorosa, di cui non è possibile ricostruire integralmente la vicenda a causa di grandi lacune nella documentazione, che tengono acceso ancora oggi il dibattito. A cominciare dalla lingua, il Romani, appartenente un ceppo linguistico indo-ariano: una mescolanza di antiche influenze greche, persiane e armene difficile da districare, che rimane però ancora oggi come un’impronta digitale delle origini e della rotta migratoria di questi popoli nomadi, apolidi e per questo frequentemente discriminati. “Nonostante una storia di persecuzioni, discriminazione ed emarginazione” spiega Nicoleta Bitu, membro del comitato consultivo, in un testo, “noi Rom abbiamo un ricco patrimonio culturale, che fa parte della cultura europea e ha contribuito al suo sviluppo. Questo patrimonio culturale è ora visibile in RomArchive”.

IL PROGETTO

Per secoli, la storia e la produzione artistica rom è stata parte e ha fortemente influenzato la storia culturale europea. RomArchive, l’Archivio digitale dei Rom, permette finalmente far tornare a galla tali contributi, avvalendosi di una struttura scientifica ripartita in settori. I materiali di archivio, acquisiti da 14 curatori, provengono da collezioni private, musei, archivi e biblioteche di tutto il mondo. “Reclamare la cultura”, “decostruire l’identità”, “decolonizzare la conoscenza”: sono i tre forti slogan che campeggiano nella home di RomArchive, sintetizzandone l’idea alla base del progetto. “Non sono i Rom a dominare la loro immagine in pubblico, ma i cliché, le attribuzioni e le immagini di altri, che sono sempre stati caratterizzati da un misto di fascinazione e disprezzo”, spiegano gli organizzatori “Esclusione rivelata non meno dal fatto che le diverse culture dei rom sono ampiamente ignorate nelle istituzioni culturali europee”. Uno dei punti più validi è, inoltre, l’occasione di auto-rappresentarsi (in via eccezionale, a quanto emerge) e raccontare finalmente una storia a lungo taciuta o repressa per metterla al servizio di tutti.

SEZIONI

Le sezioni contenute all’interno dell’archivio sono dieci e includono il racconto di arte, letteratura, usi e costumi, fino a pagine storiche spesso sanguinose: Danza, Film, Flamenco, Letteratura, Musica, Teatro e Teatro, Arti visive, Politica della fotografia, Movimento dei diritti civili Romani e Olocausto (“Voci delle vittime”). Il progetto, avviato da Franziska Sauerbrey e dalla sociologa Isabel Raabe, è stato finanziato per un ammontare di 3,75 milioni di euro. Gode inoltre del supporto di altre importanti istituzioni tedesche, come la European Roma Cultural Foundation, la Central Council of German Sinti and Roma e il Goethe-Institut; lanciato a fine gennaio, l’archivio passerà in mano all’Istituto Europeo per le Arti e la Cultura (ERIAC), che si occuperà di curarlo e svilupparlo nel tempo. A curarle sono autorevoli voci di esperti di origini Rom tra cui professori, storici e tecnici ed esperti. E se la conoscenza è la prima reazione alla violenza, RomArchive si pone come uno strumento non da poco, che fa breccia su un argomento molto dibattuto (spesso al centro delle cronache dei media), ma che solleva per la prima volta la questione: una cultura dietro ai Rom c’è, e noi non ne sappiamo quasi nulla.

-Giulia Ronchi

www.romarchive.eu

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.

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