Gianni Berengo Gardin e il calendario della Polizia

Sono ben pochi i cittadini che li amano senza riserve. Sono gli agenti di pubblica sicurezza, i poliziotti. Ma siamo sicuri che possano essere identificati soltanto dai manganelli? Un calendario firmato da Gianni Berengo Gardin prova a cambiare prospettiva.

Calendario 2017 della Polizia di Stato – photo © Gianni Berengo Gardin – Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia
Calendario 2017 della Polizia di Stato – photo © Gianni Berengo Gardin – Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

La percezione è il processo psichico che opera la sintesi dei dati sensoriali in forme dotate di significato. Gli assunti allo studio della percezione variano a seconda delle teorie e dei momenti storici”. Ho ripreso questa definizione molto banalmente da Wikipedia. Perché a volte la realtà è banale, ma sempre evolve e mette a dura prova i pregiudizi.
Parto da un ricordo personale. Sono nato a Milano nel 1954. Nel 1968 avevo 14 anni. Ne ho visti molti di “pulotti” in azione per le vie della città. Ricordo che non erano amati proprio da nessuno, questi ragazzi del Sud messi sulle camionette a guardia dell’ordine costituito. Ci fu una sola voce progressista che si erse a loro difesa, quella di Pier Paolo Pasolini. I celerini allora indossavano ancora anfibi di cuoio, lunghi pastrani verdi che ne imbrigliavano i movimenti, buffi elmetti da trincea e, quando le cose si mettevano male, impugnavano le carabine di ordinanza dalla parte della canna usando il calcio in legno come sfollagente. Nonostante di tempo ne sia passato parecchio, li ricordo ancora molto bene.

Calendario 2017 della Polizia di Stato – photo © Gianni Berengo Gardin – Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia
Calendario 2017 della Polizia di Stato – photo © Gianni Berengo Gardin – Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

Da cittadino poco attento alle necessità dell’ordine pubblico, ho cominciato a mettere a fuoco un’idea diversa su di loro più tardi: quando sono cominciate a emergere le tristi cronache delle tifoserie composte dagli imbecilli che hanno imperversato nelle città italiane – e non solo – sino a pochi anni fa.
Oggi l’immagine che ne ho è davvero diversa. È quella che Giovanni Berengo Gardin, tra i più grandi fotoreporter italiani viventi, ha consegnato in alcune bellissime immagini in bianco e nero al Calendario della Polizia di Stato 2017.
Perché li ho visti nuovamente in azione la scorsa settimana, gli agenti di pubblica sicurezza. Questa volta sul molo di Catania, ad assistere allo sbarco di una nave di Médecins Sans Frontières: 150 femmine e 500 maschi tutti più o meno minori, oltre a poche decine di bambini raccattati qua e là nel Canale di Sicilia. Un lavoro che richiede pazienza e che gli agenti svolgono in condizioni non sempre ideali per quanto riguarda la salvaguardia fisica. Siamo proprio sicuri che i guanti in lattice e le mascherine da farmacia, i cappellini e i soprabiti in tessuto-non-tessuto ospedaliero, sotto il sole e la pioggia, siano sufficienti a schermarli nelle lunghe ore in cui svolgono le funzioni di riconoscimento? A questa domanda loro non rispondono, ma gli sguardi che cogli sono sufficienti a capire.

Calendario 2017 della Polizia di Stato – photo © Gianni Berengo Gardin – Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia
Calendario 2017 della Polizia di Stato – photo © Gianni Berengo Gardin – Courtesy Fondazione Forma per la Fotografia

Non mi avventuro a chiedere se siano sufficienti le forniture che ricevono per altri tipi di lavoro: quello di sorveglianza delle vie cittadine o quello di prevenzione nei confronti di minacce esterne. Una cosa è certa: tutti questi lavori li fanno in pochi e sono poco pagati.
Il Calendario della Polizia di Stato 2017, questa volta affidato a Berengo Gardin, costa 8 euro per la versione da muro e 6 euro e per quella da tavolo. Da qualche giorno è in vendita presso le Questure di tutte le grandi città italiane o presso i banchetti natalizi dell’Unicef, a cui andrà tutto il ricavato della vendita per sostenere il progetto Libano – Youth and  Innovation, finalizzato a promuovere in quel Paese l’integrazione sociale ed economica dei giovani a rischio.
Un tempo non lo avrei nemmeno avvicinato. Oggi ce l’ho sotto gli occhi ogni volta che entro nel mio studio e, ogni volta che lo guardo, provo sensazioni contraddittorie: sono proprio io quello che lo ha appeso lì?

Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.