Una mostra lampo di Vanessa Beecroft. A Milano

Le donne di Vanessa Beecroft si raccontano in frammenti d’istante e selfie d’autore. In una serie di Polaroid scattate dal 1993 al 2006 in mostra a Palazzo Reale di Milano. Attenzione però: c’è tempo soltanto fino al 29 novembre, nell’ambito del PhotoVogue Festival.

Vanessa Beecroft - Polaroids 1993-2006 - exhibition view at Palazzo Reale, Milano 2016 - photo Elena Arzani © 2016
Vanessa Beecroft - Polaroids 1993-2006 - exhibition view at Palazzo Reale, Milano 2016 - photo Elena Arzani © 2016

All’interno dell’ampio palinsesto di mostre collettive organizzate da Vogue in occasione del primo PhotoVogue Festival italiano si inserisce Polaroids 1993.2006, la retrospettiva che Palazzo Reale dedica al lavoro a Vanessa Beecroft (Genova, 1969).
La mostra, patrocinata dal Comune di Milano e curata da Alessia Glaviano, senior photo editor di Vogue, prosegue e approfondisce il filone narrativo proposto dal festival: il Female gaze, ossia l’atto femminile di riappropriazione della propria immagine, che per lunghi secoli è stata demandata ad artisti di sesso maschile e alla quale le donne stesse si sono dovute conformare per piacere e piacersi.
Contrapposte all’austera eleganza delle stanze del Principe, trentasei ingrandimenti di polaroid ripercorrono in modo inedito la complessa indagine sul corpo della donna, un’analisi fortemente influenzata dalla fotografia di moda, come ha affermato l’artista tessa, che ha portato nel corso degli anni alla creazione di nuovi codici estetici.

Vanessa Beecroft - Polaroids 1993-2006 - exhibition view at Palazzo Reale, Milano 2016 - photo Elena Arzani © 2016
Vanessa Beecroft – Polaroids 1993-2006 – exhibition view at Palazzo Reale, Milano 2016 – photo Elena Arzani © 2016

Una miscela raffinata di elementi e forme di bellezza statuaria, in cui riferimenti all’arte del passato si uniscono a visioni contemporanee, ma anche ad aspetti narcisistici, voyeuristici e a tratti alienanti della figura, riflettendo, in costante atteggiamento provocatorio, la società occidentale dei nostri tempi. Beecroft ha creato e imposto un’immagine iconica di bellezza estremamente moderna, che trae le sue profonde origini dalle opere pittoriche dei grandi maestri, ma il cui sguardo, metaforicamente inteso, affonda le radici nel grido di denuncia sociale, nel desiderio di libertà ed emancipazione del soggetto, che si libera dallo stereotipo di mero oggetto del desiderio.
Interessante osservare il percorso dell’artista, soprattutto in considerazione della sua notorietà per l’allestimento di performance creative, in cui lo spazio e la riproduzione quasi seriale del soggetto, sono spesso elementi fondamentali. All’interno del piccolo formato la sintesi artistica raggiunta è perfetta.

Vanessa Beecroft - Polaroids 1993-2006 - exhibition view at Palazzo Reale, Milano 2016 - photo Elena Arzani © 2016
Vanessa Beecroft – Polaroids 1993-2006 – exhibition view at Palazzo Reale, Milano 2016 – photo Elena Arzani © 2016

L’esecuzione estemporanea dello scatto, il supporto tattile e la sua dimensione rendono le polaroid un medium artistico tanto moderno quanto paradossalmente antico, riportando elementi dell’era analogica all’interno del panorama della fotografia di moda, sempre più orientata verso il rapido consumo digitale. Per la loro peculiare unicità costituiscono pertanto, più di qualsiasi altro tipo di fotografia, un’asserzione di fisicità, che le rende particolarmente significative.
Queste riflessioni sono amplificate dall’offerta artistica che Palazzo Reale propone al pubblico contestualmente alla retrospettiva dedicata a Vanessa Beecroft, nell’intento di costruire un percorso coerente e mostrare al pubblico la metamorfosi dell’arte dal passato fino alle tendenze più attuali. L’opera classica di Rubens ed Escher entrano pertanto in dialogo con gli scenari della fotografia e le sculture dell’artista italiana, il cui ritorno nella città di Milano è stato largamente atteso, a sette anni di distanza dalla performance VB65 commissionata dal PAC – Padiglione di Arte Contemporanea.

Elena Arzani

Milano // fino al 29 novembre 2016
Vanessa Beecroft – Polaroids 1993.2006
a cura di Alessia Glaviano
PALAZZO REALE
Piazza del Duomo 12
02 875672
www.palazzorealemilano.it
www.vogue.it/photo-vogue-festival

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/57498/vanessa-beecroft-polaroids-1993-2016/

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Elena Arzani
Elena Arzani, art director e fotografa, Masters of Arts, Central St. Martin’s di Londra. Ventennale esperienza professionale nei settori della moda, pubblicità ed editoria dell’arte contemporanea e musica. Vive a Milano e Londra.

5 COMMENTS

  1. BMOA (Bring My Own Art) – Thanks to Vanessa Beecroft: ho chiesto a mia moglie di farsi dipingere qualcosa di colorato sul viso, come nelle polaroid della Beecroft. É stato un modo diverso di relazionarsi a lei, guardarla in modo diverso, concentrandosi su alcuni particolari del viso e sui suoi odori. É stato anche un modo per partecipare in modo diverso alla manifestazione delle donne di oggi a Roma.

  2. Polaroid???? ahahahahahaha!! ma che brava e originale vanessa Beecroft, ha fatto una cosa che qualcuno prima di lei, un certo Andy Warhol, ha gia’ fatto 50 anni prima…bravissimi questi geni fin troppo compresi dello stivale bucato e antiquato! wow geniale!!! questa mostra e’ stata pensata a fondo, prima di fare pulizia nel garage dell’ artista, aprendo uno scatolone e attaccando le fotografie al muro col blutac della bostik. foto di donne, incredibile, e poi? dove sta la mostra? ah! ho capito, una mostra e’ attaccare delle vecchie foto “ad kapokkiam” su un muro e poi sparare il solito pippone sulla “figura della donna”…ma chi ha organizzato sta pseudo mostra? la Boldrini???? ahahahahahaahahaahahahaahahaahahahaAHH! che cazzari!!! ahahahahaahahaha

  3. Volti e visi che inneggiano alla complessità del trauma umano, attraverso tutta una ricerca individualista del tema narcisista, una vera icona dell’arte moderna e contemporanea passando da Cattelan fino alla Beecroft , visi ed icone che non invecchiano mai tutte polaroid che ritraggono l’attimo fugente.
    Queste sono le parole di una premessa idilliaca come R. Scala.

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